Alberto Fortis, nella musica i social sono il nuovo mezzo di diffusione impariamo ad usarli
(di Daniele Rossignoli) – I social non vanno demonizzati ma usati. Sopratutto in campo musicale rappresentano il nuovo mezzo di diffusione e per questo devono essere utilizzati dai meno giovani per cercare di indirizzare anche i gusti musicali dei ragazzi. E’ quanto, in sistensi, sostiene Alberto Fortis che in occasione della presentazione del suo ultimo album, ‘Sentimental City’, intervistato da IlMohicano spiega che “i social sono un mezzo dei nostri tempi e come tutta la tecnologia rappresenta il libero arbitrio, quindi dipende da come li usi”. Ed è proprio per questo che “faccio un appello a chi non è proprio giovanissimo: fate attenzione ai social soprattutto nell’arte-musica perchè il 70 per cento della musica oggi si è spostata lì”. Quindi, sottolinea “se vogliamo nutrire anche un’0nda di sostanza, di intelligenza e non soltanto della violenza arida, fine a se stessa, dobbiamo andare sui social perchè non dobbiamo aspettare che le cose ci siano portate a casa. Se nutriamo sempre di più delle belle onde, allora qualcosa può veramente cambiare”. Un cambiamento che Fortis si augura sia sopratutto “di tendenza sostanziale, ideologica che diventi anche sociale e culturale”.

Molti accusano i giovani di avere un rapporto distorto con i social che spesso sfocia in atti di violenza come quelli accaduti nei giorni scorsi a Milano. In questo caso, secondo il cantautore “ci sono due possibili analisi. Possono essere episodi pilotati da una regia politica e allora rimangono fini a se stessi. Ma siccome vedo una tendenza quasi europea, mi auguro che questa onda possa essere cavalcata bene, non soltanto con emanazioni violente”. Anche se, osserva, “molte volte i cambiamenti passano anche, e purtroppo, attraverso degli episodi che portano violenza”.
Però, aggiunge “se questo concorre a cambiare quelle linee di disumanità di cui si parla da molto, quindi di equilibri globali che corrispondono quasi esclusivamente a un algoritmo eonomico-politico, auguriamoci che sia la natura di queste cose. E’ quanto sostengo anche con il mio ultimo album, ‘Sentimental City’ dove sottolineo proprio la coscienza, la voglia, il desiderio di andare a ricostruire insieme questa nostra città del sentimento. Se queste sono le avvisaglie che vanno in quella direzione, augurandoci la minor violenza possibile, allora ben vengano. Forse stiamo sottovalutando il sintomo di un disagio giovanile che invece deve avere delle risposte”.
Anche la musica può contribure a cercare queste risposte “ma questo non dovete dirlo a me. Sono anni che combatto su quella bandiera. Quando si parla di sostanza, l’arte ha sempre sovvertito i momenti oscuri, i momenti di disorientamento, i momenti di buio sociale. Qui bisogna fare appello alle stanza dei bottoni che la smetttano di premiare i trapper che fanno galera solo perchè portano dei numeri con delle nefandezze. Abbiamo una generazione giovane a cui dobbiamo dare delle risposte responsabili. Ci sono migliaia di ragazzi giovani che hanno il sale in zucca e che vogliono belle cose. Io penso che prima o poi il castello delle tenebre crollerà perchè i castelli di carta non stanno in piedi”.

Quanto al nuovo album, Fortis ricorda che arriva dodici anni dopo la sua ultima fatica discografica di inediti. Un ritorno che riporta al centro la scrittura del cantautore, attraverso un album nel quale sentimenti, memoria, amore e osservazione della contemporaneità si incontrano in una dimensione sospesa tra realtà e immaginazione. Nei testi Fortis torna a confrontarsi con alcuni dei temi più ricorrenti della sua scrittura, come l’amore e la sua dimensione più intima, il tempo, la distanza, il ricordo e il desiderio di lasciare una traccia.
Il brano ‘Sentimental City’, che dà il titolo all’album, rappresenta una sorta di dichiarazione d’intenti: una città contemporanea descritta come un luogo apparentemente arido, attraversato da solitudine e contraddizioni, ma ancora capace di custodire sentimenti, desideri e possibilità di incontro. Una città nella quale ciascuno porta con sé una propria storia e nella quale anche una piccola apertura verso l’altro può diventare un modo per ritrovare un senso di comunità.
Credot Photo: Gabriella Gargioni, IlMohicano





