Dario Aita è Franco Battiato: identità, successo e il mestiere di essere sé nel biopic ‘Il lungo viaggio’ /INTERVISTA
Dario Aita – esordio al cinema in La prima linea di Renato De Maria (2009), poi tanti film tra i quali, solo per citarne uno Parthenope (2024) di Paolo Sorrentino, e tante serie molto popolari L’allieva, La mafia uccide solo d’estate, Il cacciatore, Don Matteo, La legge di Lidia Poët e Un professore – è Franco Battiato nel biopic ‘Franco Battiato. Il lungo Viaggio’, diretto da Renato De Maria e scritto da Monica Rametta, nelle sale solo il 2, 3 e 4 febbraio 2026 come evento speciale per Nexo Studios.
Abbiamo intervistato interprete e regista.
Io sono per me e non per gli altri”. In un’epoca dominata dai social e dall’esposizione pubblica, che significato ha oggi questa frase di Franco Battiato?
Aita: Penso che intanto lui questa frase l’abbia un po’ rinnegata. Era una prima fase della sua vita in cui diceva “io sono per me e non per gli altri”, poi ha capito che doveva suonare per gli altri, o almeno in egual misura.
Credo che per suonare bene per gli altri bisogna prima suonare bene per se stessi. Questo vale anche per l’uso della visibilità nei social: è uno strumento in cui dobbiamo essere quanto più onesti possibile, anche se nel momento in cui indossiamo una maschera non siamo mai una cosa sola. Noi siamo semplicemente la maschera in cui ci identifichiamo. Il nostro social funziona così: scegliamo di interpretare un personaggio. Dobbiamo farlo in maniera lucida, in modo che soddisfi noi stessi e gli altri. Chi ha una visibilità importante dovrebbe usarla, come ha fatto Franco, per veicolare messaggi più profondi attraverso strumenti popolari.
Come Dario è diventato Franco? E cosa è rimasto di Franco dentro di te?
Aita: Io dico sempre che Dario non è diventato Franco. Dario è rimasto Dario ed è successo che ha lasciato le porte aperte per accogliere un’energia.
C’è una cosa molto bella che dice la poetessa Candiani: noi pensiamo che siccome conosciamo l’uno e poi conosciamo anche il due, pensiamo di conoscere il due. Ma quello che ci manca per conoscere il due è quell’“e”, la congiunzione.
Io credo che la mia ricerca sia proprio lì, nel modo in cui si crea un personaggio. Io non credo nel personaggio, credo in un terzo sistema: c’è la persona che si racconta e poi questo terzo sistema che sta in quel vuoto di conoscenza tra l’uno e l’uno.
Lì avviene l’incontro tra tutte le energie. Il personaggio è fatto da tante cose: la scrittura di Monica, le scelte di Renato sulla messa in scena, i costumi.
Questo incontro è avvenuto in modo molto magico e immediato in certe circostanze ed è rimasto in me. È ancora qui dentro e non credo che andrà mai via.
Qual è l’attualità del messaggio di Battiato in questo momento storico, in questo “grande Matrix” che stiamo vivendo?
De Maria: Torno alla tua prima domanda: “sono per me e non per gli altri”.
Credo che anche per lavorare come artista, che deve lavorare per il pubblico, sia necessario lavorare per sé, avere una crescita interiore costante.
Se uno si identifica solo in quello che rappresenta per gli altri, una volta che hai finito di rappresentare qualcosa per gli altri, che cosa resta?
Ci deve essere sempre una fonte interiore che alimenta la musica o qualunque creazione. Senza alimentare se stessi non puoi comunicare niente agli altri.
L’artista comunica agli altri, ma deve avere qualcosa da comunicare. Altrimenti azzecchi una canzone, un libro, una cosa, ma poi non c’è il percorso.
Devi avere un percorso dentro di te, anche se non sai dove vai. Magari sbatti contro un muro, ma sbattere contro un muro è un insegnamento per qualcos’altro.
Lavorare su se stessi è fondamentale. È quello che consiglierei ai giovani.
Oggi chi sono i tuoi cantautori? Chi ascolti e chi pensi riesca a catturare l’attenzione dei ragazzi?
Aita: C’è un musicista che amo moltissimo che si chiama Io Sono Un Cane. Ascolto moltissimo Andrea Laszlo De Simone.
De Maria: Anche a me piace molto Andrea Laszlo De Simone. Io Sono Un Cane l’ho visto in concerto, bravo. Dal vivo consiglio anche le due cantanti che sono nel film: Joan Thiele e Anna Castiglia. Sono due espressioni diversissime di un cantautorato femminile e di un’espressione musicale molto forte. Sono contento di averle nel film perché le stimo entrambe, pur essendo molto diverse.





