Dario Aita è Franco Battiato in una interpretazione magistrale diretta da Renato De Maria

Onstage

Come si diventa Franco Battiato? La domanda viene spontanea dopo aver visto in anteprima il film ‘Franco Battiato. Il lungo viaggio’, diretto da Renato De Maria, in uscita nelle sale il 2, 3 e 4 febbraio (QUI LE PREVENDITE) e poi su Raiuno. La domanda è rivolta a un magistrale Dario Aita, che interpreta il Maestro con una somiglianza sorprendente: la voce, le movenze, il modo di ballare ma, soprattutto, di cantare, lasciano lo spettatore incredulo.

FRANCO BATTIATO NON SI DIVENTA

“Franco Battiato non si diventa”, ha sottolineato Aita al termine della proiezione. “Quello che dovevamo fare era scollare il personaggio e renderlo umano. Scollarlo, cioè, dall’icona che era, perché per raccontare un film biografico con i racconti dell’artista e dell’essere umano bisogna per un attimo far scendere il personaggio da quell’immaginario in cui il pubblico, volente o nolente, lo inserisce. Farlo ritornare un attimo tra di noi. Guardarlo negli occhi come si guarda un altro essere umano perché in fondo anche i santi erano degli esseri umani. Questo è stato il primo approccio che io ho voluto avere con Franco Battiato”.

IL SUONO, L’EREDITA’ DI BATTIATO

Per Aita, il primo passo è stato legato non tanto alla somiglianza esteriore quanto al suono. “Il primo step per me ha riguardato il suono. In un’intervista molto bella qualcuno gli chiedeva: ‘Cos’è che vorresti lasciare dopo la tua morte? Cos’è che vorresti che restasse in eredità?’ e lui rispondeva: ‘Un suono’. Ecco, questa cosa mi ha molto colpito fin dall’inizio e quindi è da lì che sono partito”. Un suono che, precisa l’attore, non è arrivato come un puro esercizio tecnico. “Questo suono, però, non era tutta farina del mio sacco. Il giorno in cui è arrivato il self-tape, cioè quando mi hanno chiesto di fare questo provino, come spesso mi capita ho pensato che non sarei stato per niente giusto per questo ruolo. Perché dovrei essere io a fare Franco Battiato? Poi però l’azione ha vinto sui miei pensieri parassiti e mi sono dato molto da fare per farlo perché mi divertiva tantissimo l’idea di cantare quel pezzo che mi era stato proposto. Quindi l’ho fatto e credo che questo suono, in qualche modo, sia arrivato da qualche parte. Mi ha fatto visita e ha cominciato ad abitarmi”.

Il racconto si fa quasi intimo quando Aita descrive la reazione della compagna, dopo aver visto il provino: “Quando poi ho fatto vedere per la prima volta alla mia compagna il self-tape, come se fosse un qualsiasi altro self-tape, lei lo guardava, ascoltava. Ha ascoltato tutto il pezzo e poi ha alzato lo sguardo e mi ha guardato come se quella persona che aveva di fronte, quella che aveva appena visto e sentito, non fossero la stessa persona. Ed era così effettivamente: nell’immagine c’ero io, c’era Dario che però era abitato da un suono arrivato in quel momento”.

LE LACRIME DELLA NIPOTE CRISTINA

Un’interpretazione commovente, che ha colpito anche la famiglia: al termine dell’anteprima, la nipote di Franco Battiato, Cristina, si è commossa fino alle lacrime. E la sua testimonianza restituisce bene la delicatezza con cui ogni progetto su Battiato viene inevitabilmente guardato. “Quando si tocca la figura di mio zio c’è sempre qualcuno che guarda con un occhio un po’ come dire: ‘non la stai facendo proprio bene’. Un occhio critico a prescindere”, ha sottolineato Cristina Battiato. “Un po’ di paura c’è quando si approccia a qualsiasi cosa che riguarda mio zio però non è che non si può toccare. Non è intoccabile, soprattutto se si fa con sentimento, con amore, con passione. Anzi deve essere toccato soprattutto se si vogliono creare progetti come questo, che lo facciano conoscere al grande pubblico”.

Poi il passaggio più personale, legato proprio alla prova di Aita: “Quando vidi il provino di Dario scoppiai a piangere. Aveva una capacità di muoversi, muoveva le mani in maniera incredibile. Era impressionante come questo ragazzo che doveva interpretare lo zio nella fase adulta, lui giovanissimo, cantava e muoveva le mani. Mi sono messa a piangere e ho detto: ‘è lui’”.

‘FRANCO BATTIATO. IL LUNGO VIAGGIO’

Coprodotto da Rai Fiction e Casta Diva Pictures, ‘Franco Battiato. Il lungo viaggio’ segue il percorso del giovane Battiato dalla Sicilia al suo arrivo a Milano negli anni Settanta, esplorando i momenti cruciali del cammino verso il successo e accompagnandolo fino al ritorno nell’amata terra d’origine. È il racconto di un viaggio interiore, in cui la natura dell’artista – già incline alla spiritualità – si trasforma in una ricerca più consapevole anche attraverso l’amicizia con Fleur (Elena Radonicich), il rapporto con la madre (Simona Malato) e incontri fondamentali: l’amicizia con Juri Camisasca (Ermes Frattini) e Giuni Russo (Nicole Petrelli), fino allo storico sodalizio con Giusto Pio (Giulio Forges Davanzati), coautore di molti dei brani più importanti della carriera di Battiato.

Il film ripercorre l’evoluzione di Franco Battiato dalla sperimentazione radicale alle serate con Giorgio Gaber e Ombretta Colli fino al successo pop, mettendo al centro il suo vero viaggio: la ricerca del sé interiore. Un racconto intimo e visionario, in cui la musica diventa il linguaggio di una tensione costante verso il trascendente, oltre ogni forma di celebrità. Nel film compaiono anche Anna Castiglia e la partecipazione straordinaria di Joan Thiele. Le musiche originali sono di Vittorio Cosma con Giuvazza Maggiore.

Credit Photo: Azzurra Primavera

 

Condividi questo Articolo