Roberto Bolle, la rivoluzione di prendersi per mano
Dai palcoscenici alle piazze, l’étoile ha trasformato la danza in un’occasione d’incontro. Le sue parole sul bisogno di sostenersi raccontano anche il senso di un impegno.
Prendersi per mano, oggi, può essere un gesto rivoluzionario. Roberto Bolle lo dice in occasione della presentazione della nuova campagna istituzionale di Intesa Sanpaolo, ma nelle sue parole si riconosce un percorso che viene da lontano: anni trascorsi a portare la danza fuori dai teatri, a invitare le persone a partecipare, a fare della bellezza un’esperienza condivisa.
“Il messaggio di “a mano a mano”, l’idea di sostenersi, di aiutarsi, di prendersi per mano, è un gesto quasi rivoluzionario in questo momento storico di divisione e di scontro totale in cui ci sono lotte e guerre. Un gesto così semplice, ma così potente, è esattamente quello che ci vuole oggi”, afferma a margine della presentazione romana di “A mano a mano”, la campagna diretta da Sergio e Pietro Castellitto con la voce di Mina, che restituisce questa idea attraverso una catena di mani che collega storie e luoghi italiani. Bolle compare nelle sale della Galleria Borghese, come volto dell’arte e della cultura. Ma il senso della sua presenza si comprende anche pensando alle piazze, agli incontri e alle iniziative che ha costruito negli anni.
È una riflessione che supera dunque il contesto nel quale nasce. Perché quel gesto, Bolle, lo ha tradotto nel tempo in un invito concreto. Ha preso per mano Milano, con OnDance, e accompagnato tante persone verso un linguaggio che potevano sentire lontano dalla propria vita. Ha chiamato a raccolta allievi, appassionati, famiglie, curiosi. Ha dato una dimensione collettiva a un’arte che richiede un lavoro profondamente individuale, fatto di esercizio quotidiano, rigore e conoscenza di sé. Una missione portata avanti proprio in sinergia con l’istituto bancario: “Sono molto consapevole del valore del sostegno di Intesa Sanpaolo per il mondo dell’arte. L’ho vissuto in questi anni con la mia fondazione e con OnDance, la festa della danza che organizzo a Milano da quasi dieci anni, ma anche a Torino con il Ballo in Bianco e a Napoli. Sono eventi formativi, educativi e inclusivi che vogliono far uscire la danza dai teatri e renderla accessibile a tutti gratuitamente. Iniziative che non avrebbero potuto esistere senza di loro, che mi sono stati accanto dal primo giorno”.
L’étoile del Teatro alla Scala, protagonista dei grandi palcoscenici internazionali, ha messo la propria riconoscibilità al servizio di questo incontro. La popolarità gli permette di raggiungere un pubblico molto più ampio di quello del balletto; il suo impegno consiste nel dare a quell’attenzione una destinazione, trasformandola in occasioni per vedere, imparare, provare. La danza porta con sé una disciplina, ma anche la possibilità di stare insieme: ascoltare una musica, trovare un ritmo comune, prestare attenzione allo spazio degli altri. È qui che il prendersi per mano acquista un significato ulteriore. Chi conosce un linguaggio può accompagnare chi lo incontra per la prima volta. Un artista può aprire una porta, mettere a disposizione la propria esperienza, rendere accessibile qualcosa. “Divulgare la danza vuol dire trasmettere i valori che ci sono dietro: il rispetto, la disciplina, la conoscenza del corpo. Significa avvicinare le nuove generazioni alla bellezza e spingerle a riscoprire la parte migliore di sé”.





