Alfa al Forum, un artista vero davanti a un pubblico che gli somiglia
(di Maria Elena Molteni)
Il Forum di Assago pieno in ogni ordine di posti racconta già molto. Ma ciò che colpisce è la composizione del pubblico: bambini delle elementari — scatenati, perfettamente a loro agio — mamme che conoscono i testi quanto i figli, adolescenti che vivono il concerto come un rito di riconoscimento e di appartenenza. È un’arena trasversale, luminosa, energica. Questa trasversalità è uno degli elementi più interessanti del fenomeno Alfa. In un mercato musicale spesso polarizzato tra prodotti per giovanissimi e proposte per un pubblico adulto, lui riesce a occupare uno spazio intermedio, inclusivo, dove la leggerezza non è superficialità e la qualità non è elitarismo. È un equilibrio raro.
Sul palco Alfa si conferma un artista a tutto tondo. Musicista, compositore, interprete. La sua presenza scenica è solida, controllata, costruita con intelligenza. Si muove con naturalezza, senza pose, senza sovrastrutture, ma con una consapevolezza sorprendente per età e percorso. La fisicità ricorda il miglior Jovanotti — non per imitazione, ma per capacità di tenere insieme movimento, ritmo e relazione con il pubblico.
La band è un tassello decisivo: solida, preparata, capace di costruire dinamiche e dare spessore a ogni brano. Non accompagna: sostiene, amplifica, struttura. Gli arrangiamenti sono curati, l’esecuzione è eccellente, la resa sonora è superiore alla media dei live pop contemporanei. Il concerto non si appoggia su effetti speciali — anche se la scenografia è coerente, pop, deliziosa — ma su una scrittura pulita, su una costruzione musicale precisa, su un’idea chiara di cosa debba essere un live in arena.
Il messaggio è positivo ma non ingenuo. Parla di fragilità, di crescita, di errori, di gratitudine. È un linguaggio che non infantilizza e non banalizza: offre appigli emotivi, senza pretendere di dare risposte. Alfa non si risparmia, si prende tutto il palco e lo restituisce. Ben ha fatto Roberto Vecchioni a identificaro con il ragazzo che “Sogna ragazzo sogna…”. Non è una trovata di marketing, non è un’operazione di immagine: è il riconoscimento di una continuità di sensibilità, di un modo di stare nella musica che mette al centro la parola, la relazione, la verità. E sì, fa bene allora il maestro a passare il testimone a questo magico e ad affidarlgi “l’ultimo verso della poesia”.





