Cicerone è morto e inutile? Provate a chiederlo all’algoritmo
(di Maria Elena Molteni)
Care ragazze e cari ragazzi,
fate molta attenzione, diffidate di chi vi dice che il latino e il greco non servono perché sono lingue morte. Diffidate di chi lo afferma con troppa sicurezza, soprattutto se prova a convincervi che sia utile soltanto ciò che può essere immediatamente trasformato in un mestiere, in un guadagno o in una competenza da esibire. Non vogliamo raccontarvi che studiare il latino e il greco sia sempre facile o piacevole. Sappiamo quanto possa essere faticoso rimanere davanti a una frase che non si apre, cercare per la decima volta una parola sul vocabolario, perdersi dentro un paradigma o scoprire, dopo un’ora, che tutto il ragionamento dipendeva da un participio interpretato male.
Lo sappiamo perché ci siamo passati anche noi.
Ma proprio quella fatica contiene qualcosa di prezioso. Aprire un vocabolario – sì, anche un Rocci, con le sue pagine sottilissime, le sue colonne interminabili, le sue venti diverse interpretazioni, se va bene, di una sola parola – significa imparare a non accontentarsi della prima risposta. Bisogna cercare, formulare ipotesi, tornare indietro, collegare le parole, controllare il contesto e ammettere di avere sbagliato.
Non è soltanto un esercizio di traduzione. È uno dei più rigorosi esercizi di pensiero che possiate fare. Tradurre significa capire che una parola non ha sempre un significato automatico, che il contesto cambia ciò che stiamo leggendo e che scegliere una soluzione comporta una responsabilità. Significa allenarsi a distinguere ciò che una frase dice davvero da ciò che vorremmo farle dire.
Vi sembra così lontano dalla vita di oggi?
Viviamo circondati da messaggi costruiti per ottenere la nostra attenzione e la nostra reazione immediata. Ogni giorno qualcuno prova a dirci che cosa desiderare, chi temere, contro chi arrabbiarci e da quale parte schierarci. Gli algoritmi selezionano ciò che vediamo. Le piattaforme decidono quali parole premiare. I leader politici costruiscono nemici. Gli uomini più ricchi del mondo controllano tecnologie, infrastrutture e luoghi digitali nei quali si forma l’opinione pubblica. In questo mondo, SAPER LEGGERE LENTAMENTE E’ UNA FORMA DI LIBERTA’.
Ecco perché il latino, il greco e la storia antica non sono materie morte. La struttura del nostro pensiero e una parte fondamentale della nostra civiltà nascono lì. Nelle parole con cui parliamo di democrazia, politica, giustizia, libertà, legge, tirannide, cittadinanza e responsabilità. Nei conflitti che attraversano ancora le nostre società. Nelle domande alle quali, dopo migliaia di anni, non abbiamo trovato risposte definitive.
Se non conosciamo l’origine di quelle parole, possiamo continuare a usarle, ma diventiamo più vulnerabili a chi vuole cambiarne il significato. Se non sappiamo che cosa siano state una Monarchia o una Repubblica, possiamo non accorgerci quando vengono svuotate di senso. Se non conosciamo la demagogia, possiamo scambiarla per sincerità. Se non abbiamo mai osservato il modo in cui si costruisce un nemico politico, possiamo credere che il nemico indicato di volta in volta sia davvero la causa di tutti i nostri problemi.
Per questo dovete domandarvi che cosa significhi quando si propone di ridurre lo spazio dedicato alla storia antica, al latino e al greco. Dovete chiedervi quale idea di scuola ci sia dietro un liceo scientifico senza latino o dietro programmi nei quali il passato viene progressivamente compresso per fare posto soltanto a ciò che appare immediatamente utile.
Non pensiamo che dietro ogni cambiamento ci sia necessariamente un disegno preciso. La scuola deve evolversi e non tutto ciò che viene dal passato deve essere conservato soltanto perché è antico. Ma eliminare una materia è molto più semplice che rinnovarne l’insegnamento. E dichiarare inutile una conoscenza è il modo più rapido per smettere di trasmetterla.
La domanda, allora, non è se dobbiate studiare il latino e il greco esattamente come li studiavano i vostri nonni. La domanda è se una società possa permettersi di crescere generazioni che non possiedono più gli strumenti per riconoscere le proprie radici, comprendere le parole della politica e smontare i meccanismi della persuasione.
Leggere Cicerone oggi, per esempio, non significa soltanto conoscere un uomo vissuto più di duemila anni fa. Significa vedere una Repubblica che continua formalmente a esistere mentre il potere reale si concentra nelle mani di pochi uomini. Significa osservare come si costruisce un nemico, come si usa la paura e come la capacità di parlare può diventare più importante della verità. Significa capire che una democrazia non muore necessariamente in una notte. Può svuotarsi lentamente, mentre le assemblee continuano a riunirsi, le leggi vengono ancora approvate e quasi tutti fingono che nulla sia cambiato.
Cicerone, per esempio, ci aiuta a capire che cosa sia un demagogo: non semplicemente una persona che parla bene, ma qualcuno che conosce le paure dei cittadini e le utilizza per conquistare potere. Ci aiuta a leggere il funzionamento degli algoritmi, che scelgono quali messaggi mostrarci e premiano quelli capaci di provocare le reazioni più forti. Ci aiuta persino a comprendere figure come Elon Musk (per citarne uno), nel bene e nel male, perché ci obbliga a interrogarci su che cosa accada quando una sola persona accumula potere economico, tecnologico, comunicativo e politico.
Naturalmente Cicerone non aveva previsto internet e non può consegnarci risposte già pronte. Ma ci offre categorie per porre le domande giuste. È questo che fanno i classici: non ci dicono che cosa pensare, ci impediscono di pensare in modo troppo semplice, banale.
Studiare il mondo antico, anche non nella lingua originale, significa imparare a leggere il presente, comprenderne i meccanismi, riconoscerne i rischi e accorgersi quando la storia comincia a fare passi indietro. O forse, dopo avere compreso meglio ciò che sta accadendo, deciderete che questo presente vi piace. Potrete pensare che la concentrazione del potere sia necessaria, che gli algoritmi ci aiutino davvero a scegliere, che alcuni cambiamenti siano giusti e che certi timori siano esagerati. Va bene anche questo.
Ma almeno lo saprete. Avrete guardato i fatti, riconosciuto i precedenti, valutato le conseguenze e scelto consapevolmente. Non sarete stati semplicemente spinti nella direzione decisa da qualcun altro. La cultura non serve a riempire la testa di date, declinazioni e citazioni. Serve a non consegnare quella testa al primo persuasore interessato. Non deve allontanarvi dal presente, ma darvi gli strumenti per abitarlo senza essere disarmati.
E non riguarda soltanto chi frequenta il liceo classico. Il diritto di conoscere le radici della nostra lingua e della nostra civiltà appartiene a tutti: a chi studia allo scientifico, in un istituto tecnico o professionale, alle ragazze e ai ragazzi delle scuole medie e, con linguaggi diversi, anche ai bambini. Non accettate l’idea che alcune conoscenze siano riservate a pochi. Non lasciatevi convincere che studiare il passato significhi avere paura del futuro. Spesso è vero il contrario: chi non conosce il passato entra nel futuro senza una mappa, senza memoria e senza difese.
Per questo vogliamo cominciare con voi un percorso. Vi racconteremo l’attualità del latino, del greco, della storia antica e delle parole che abbiamo ereditato. Non per trasformare gli autori classici in statue da venerare, ma per leggerli, interrogarli, criticarli e perfino contraddirli.
Non vi diremo che Cicerone era sempre dalla parte giusta. Difendeva la Repubblica, ma apparteneva alle élite. Celebrava il diritto, ma permise l’esecuzione dei congiurati senza processo. Conosceva il pericolo della manipolazione e, nello stesso tempo, sapeva manipolare la parola con un talento eccezionale. È proprio per questo che dobbiamo leggerlo. I classici non sono importanti perché erano perfetti. Sono importanti perché hanno affrontato problemi che continuano a essere i nostri. Parleremo di potere, libertà, guerra, amore, propaganda, giustizia, tecnologia e paura. Cercheremo di farlo con rigore, ma senza trasformare il passato in una stanza polverosa. Sarà più interessante, più divertente e più vicino alla vostra vita di quanto forse abbiate immaginato.
Seguiteci, ma non credeteci sulla parola. Controllate, discutete, fate domande, contestateci quando serve.
In fondo è proprio questo che vorremmo lasciarvi: la libertà di non permettere agli altri di scegliere per voi.





