(di Maria Elena Molteni)
Darei un penny per sapere cosa Timothée Chalamet ha pensato quando la divina Misty Copeland è apparsa sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles, alla cerimonia degli Oscar. È stato il primo ad alzarsi e ad applaudire. Nessun muscolo del suo viso ha tradito un qualche imbarazzo. Del resto, era candidato – meritatamente – al premio come ‘Miglior Attore Protagonista’ in Marty Supreme, insieme a qualche altra divinità o giù di lì (leggi Leonardo di Caprio). Offrirei davvero il mio regno per capire cosa ha pensato, provato e sentito, perché, parliamoci chiaro, la ratio alla base del suo ragionamento – fuori da ogni politically correct – non fa una piega. E cioè, “in quanto a numeri, chissene della lirica e della danza classica”.
E io, che scriverei solo di danza classica e cantautori, “VERGOGNA!”, ho gridato (tra me e me). Ma mio fratello, notoriamente molto più intelligente, mi dice da anni che “la danza classica la seguono in cinque”. Ha ragione? Ha ragione. Come Chalamet. Vi faccio un esempio. ‘Joika, a un passo dal sogno‘… in quanti lo avete visto? E’ la storia vera di Joy Womack (Talia Ryder, bravissima nel film), una ballerina quindicenne, che lascia la casa della sua famiglia in Texas e vola a Mosca, prima statunitense ad essere stata accettata all’Accademia russa di balletto del Bolshoi. Il sogno di Joy è di diplomarsi e diventare la prima ballerina del tempio del balletto classico mondiale. Dovrà fare i conti con la leggendaria e Tatiyana Volkova (una superba Diane Kruger). …. se volete capire qualcosa della danza, guardatelo! Ma guardatelo anche se non volete capire nulla.
Un film meraviglioso, intenso, incredibile. Il Cigno Nero di Natalie Portman? E le serie tv L’Opera? E ancora il delizioso Etoile? Ma soprattutto quel magnifico documentario targato Rai sui primi ballerini del Teatro alla Scala durante il Covid? Quando, per intenderci, Nicoletta Manni non era ancora étoile?
Quanti, guardando il Festival di Sanremo, hanno capito chi era quella meraviglia di danzatore e uomo che è Timofej Andrijashenko, persona umilerrima (si può dire), ma una divinità sul palco? Ok, pochi.
E qui hanno ragione Chalamet… e mio fratello (che, ve lo giuro, ama la danza e la musica classica).
Ma io mi domando, per dire.. la storia di Roberto Bolle interpretata da Chalamet –al netto di una impossibile equiparazione fisica – cosa sarebbe? In definitiva, caro Timothée Chalamet, in Un giorno di pioggia a New York di Woody Allen, mi sono perdutamente innamorata di te. Ti ho eletto N.1 (insieme a quell’altro….). Ora, mostra che lo sei: artisticamente, intellettualmente. Colto, intrigante… non scontato. Ecco. Non scontato. Ci sono cadute le braccia ad ascoltarti in quel talk con Matthew McConaughey che pure lui pareva sconcertato. Ma siamo pronti ad applaudire di nuovo. Non se danzerai o canterai il Rigoletto… ma semplicemente se saprai passare un messaggio un po’ più figo (?) di quello che hai fatto. Un po’ più colto, più profondo, meno hype, ma più cool. E in tutti i casi, viva la danza classica.