Sanremo, vince l’intimismo dei ventenni
Ma quanto sono consapevoli, artisticamente pronti, preparati, misurati questi ventenni che conquistano Sanremo? Pronti a mettersi a nudo, raccontarsi, esorcizzando in questo anche fragilità, dolori, paure. Eleganti, come Nicolò Filippucci che vince ma non si prende la scena. La condivide con Angelica Bove, da vero cavalier cortese 3.0. C’è zero rock in questo Sanremo, niente rap, ma un pop intimistico.
In ogni caso va detto che i più giovani convincono molto più di chi ha qualche decade in più sulle spalle. E non solo nelle Nuove Proposte. Anche quanti già condividono il palco Big portano in questo festival non certo rottura, ma una forma, o almeno la risultanza, di una buona e utile psicoterapia collettiva.
Bove e Filippucci arrivano dall’esperienza dei talent. Non sono absolute beginners. Mestiere, un po’, ma è evidente, ne hanno macinato. “Rivedendo le esibizioni, penso che abbia prevalso l’emozione. E questo ha fatto la differenza”, ha commentato Nicolò il giorno dopo la vittoria. All’Ariston, dove l’attenzione al dettaglio tecnico è massima, lo scarto emotivo è l’unico elemento che può distinguere due esecuzioni formalmente corrette.
DOPPIO PREMIO AD ANGELICA BOVE
Anche per Angelica Bove la terza serata ha avuto un riscontro : doppio Premio della Critica, assegnato sia dalla Sala Stampa Lucio Dalla sia dalla Sala Stampa del Roof. Due giurie distinte, un giudizio convergente. “Non ho cantato una canzone, ho portato la mia storia”, ha detto lei, spostando il baricentro dall’interpretazione alla scrittura, dall’esecuzione al vissuto. Angelica rivendica infatti la natura totalmente autobiografica del suo lavoro. Il disco, intitolato Tana e pubblicato il 30 gennaio, nasce da un anno di lavoro con Federico Nardelli e Matteo Alieno, con l’obiettivo di costruire un’identità musicale definita. “Non interpreto la storia di altri, è tutto mio”, ha spiegato.
MATERIALE AUTOBIOGRAFICO
Il filo conduttore del disco è la dimensione autobiografica, dove il dolore non è cifra estetica, ma elemento strutturante della scrittura. Durante la costruzione dell’album, racconta, è emersa l’esigenza di inserire nel progetto anche la parte più complessa della propria esperienza personale, quella che inizialmente era rimasta fuori dalle prime demo. “È stata la parte più sofferta, ma anche quella che mi ha forgiata di più”. La scelta di lavorare con Nardelli viene descritta così: “Avevo bisogno di trovare un faro. Mi sono lasciata guidare”.
DAL TALENT A VOLER ESSERE ‘SE STESSI’
Sia Angelica sia Nicolò arrivano da un percorso televisivo. Ma entrambi insistono sulla formazione. Nicolò definisce il talent ‘gavetta’, fatta di lavoro quotidiano e confronto. Il post-Sanremo coincide con l’uscita del nuovo album, che definisce come una fase di ricerca personale. “Sto cercando di trovare una mia personalità musicale, sperimentando”. Il disco manterrà il genere di riferimento, ma con aperture verso altre sfumature stilistiche. Il primo banco di prova sarà il live del 13 aprile ai Magazzini Generali di Milano. Un appuntamento che, nelle sue parole, rappresenta la possibilità di “cantare il nuovo disco e rivedere le persone dal vivo”.
Angelica Bove ha già un progetto definito, sostenuto dalla critica e ancorato a una scrittura autobiografica. Nicolò Filippucci è in una fase più esplorativa, con un disco che si propone come tappa intermedia nella definizione della propria cifra.





