Gli scontri oscurano la protesta a Milano, violenza mai giustificabile
Gli scontri in centro spostano l’attenzione dalle richieste di studenti e giovani lavoratori alle devastazioni. Quasi metà delle persone portate in Questura sono minorenni.
Le richieste di studenti e giovani lavoratori contro il carovita passano in secondo piano, oscurate da sassaiole, incendi e saccheggi. A Milano gruppi di violenti hanno trasformato la manifestazione di “Italia in Piazza” del 17 ottobre in una successione di scontri con le forze dell’ordine, tra via Broletto, piazza Duomo e corso Vittorio Emanuele. Circa cinquanta persone sono state portate in Questura, quasi la metà minorenni. Il bilancio è ancora provvisorio. Le violenze hanno attraversato via Broletto, piazza Cordusio, la Galleria Vittorio Emanuele II e piazza Duomo, per poi proseguire lungo corso Vittorio Emanuele verso San Babila. Nell’ultimo bilancio serale figurano 25 feriti, dieci dei quali appartenenti alle forze dell’ordine.
Da via Broletto agli scontri in Duomo
I primi incidenti si sono verificati in via Broletto con lanci di sassi, petardi e bombe carta contro le forze dell’ordine, che hanno risposto con cariche. La tensione si è poi spostata nell’area di Cordusio e nel centro monumentale della città. Anche dopo lo scioglimento della manifestazione in piazza Cordusio, circa un centinaio di giovani vestiti di nero si sono radunati nella Galleria Vittorio Emanuele II, dove è intervenuta nuovamente la polizia. In piazza Duomo alcuni gruppi hanno lanciato transenne, contenitori dei rifiuti e altri oggetti contro lo schieramento. I video citati nei resoconti documentano anche il lancio di un estintore.
Forte lo smarrimento degli studenti quando un gruppo di giovanissimi, con abiti scuri e volti coperti, ha iniziato a spingere verso gli agenti e a lanciare pietre. Verso le 19 sono arrivati rinforzi, con una ventina di mezzi del reparto mobile nell’area della cattedrale. La polizia ha impiegato lacrimogeni e idranti. Dopo lo sgombero di piazza Duomo, l’intervento è proseguito lungo corso Vittorio Emanuele, dove alcuni gruppi hanno improvvisato barricate utilizzando arredi e transenne. Ai disordini si sono aggiunti danneggiamenti e saccheggi delle attività commerciali lungo corso Vittorio Emanuele.
Sala: “Violenze ingiustificabili”
Il sindaco Giuseppe Sala ha riconosciuto le ragioni della mobilitazione contro le difficoltà economiche e condannato gli attacchi agli agenti e i danni alla città. Ha poi invitato la politica ad affrontare la situazione senza utilizzarla per ottenere consenso elettorale.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito la legittimità del diritto di manifestare, chiedendo alle opposizioni una condanna esplicita delle violenze e un appello affinché le mobilitazioni restino pacifiche. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso solidarietà alle forze dell’ordine e accusato parte del centrosinistra di alimentare la tensione politica intorno alle proteste. Il vicepremier Matteo Salvini ha a sua volta attaccato i responsabili dei disordini e chi, a suo giudizio, li difende.
Il presidente della Lombardia Attilio Fontana ha definito gravissime le immagini provenienti da piazza Duomo. Secondo il governatore, chi cerca lo scontro nei cortei e danneggia la città non rappresenta i bisogni delle scuole e delle università. Fontana ha espresso vicinanza agli appartenenti alle forze dell’ordine, in particolare a quelli ricorsi alle cure ospedaliere.
Dal centrosinistra sono arrivate condanne delle violenze accompagnate dalla richiesta di distinguere i responsabili dai manifestanti pacifici. Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Pierfrancesco Majorino ha richiamato i temi della casa, dello studio e delle prospettive dei giovani. La vicesindaca Anna Scavuzzo ha espresso solidarietà ai feriti, ai commercianti e ai cittadini, chiedendo che le devastazioni non cancellino le domande di chi manifesta per salari e affitti. Mario Calabresi ha sollecitato una distinzione chiara, anche nella gestione dell’ordine pubblico, tra chi protesta pacificamente e chi commette violenze.
Il centro sociale Cantiere ha invece collegato quanto accaduto alla rabbia di una generazione contro le condizioni della scuola, la discriminazione e la guerra. Il testo attribuisce l’esplosione della tensione anche agli interventi delle forze dell’ordine e chiede la liberazione dei giovani fermati. Si tratta della posizione espressa dal centro sociale, distinta dalla ricostruzione delle responsabilità dei singoli episodi.
Il corteo degli studenti del giorno precedente
Gli scontri del 17 ottobre seguono una diversa giornata di mobilitazione, quella studentesca di venerdì 16 ottobre. A Milano il corteo era partito da largo Cairoli con lo slogan “A scuola nessuno è straniero”, per chiedere inclusione, pari opportunità e risorse contro le disuguaglianze educative. La manifestazione si era conclusa alle spalle dell’Università Statale con l’occupazione dell’ex obitorio di via Francesco Sforza, dopo la rimozione di recinzioni e protezioni del cantiere.
La mobilitazione studentesca del 16 aveva interessato anche altre città. A Torino la Questura aveva comunicato l’arresto di tre minorenni durante il corteo; a Roma erano stati segnalati lanci di petardi e bombe carta e l’incendio delle bandiere statunitense e israeliana. Il 17 ottobre scontri si sono verificati anche a Bologna, soprattutto nell’area della stazione. Per il capoluogo lombardo restano da definire le posizioni delle persone portate in Questura, le responsabilità degli attacchi e dei saccheggi e l’entità dei danni. Il quadro disponibile alla prima mattina del 18 ottobre è quello di una protesta contro il carovita degenerata in più punti del centro, con gruppi violenti, interventi di polizia, feriti e una presenza consistente di minorenni tra le persone fermate.





