Sport e geopolitica, le Olimpiadi nel momento più instabile dell’ordine internazionale
Milano-Cortina 2026 si svolge in una fase di massima tensione geopolitica globale e rischia di diventare l’edizione più politicamente esposta delle Olimpiadi moderne. È l’analisi proposta dall’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), che dedica ai Giochi Invernali un approfondimento sul rapporto sempre più stretto tra sport, diplomazia e conflitti internazionali.
Secondo ISPI, la cornice olimpica arriva in un momento segnato da guerre aperte, alleanze in difficoltà e da un progressivo indebolimento del multilateralismo. La promessa olimpica di una competizione pacifica e regolata tra le nazioni si confronta con una realtà esterna in cui la diplomazia internazionale è sotto pressione come non accadeva da decenni. Allo stesso tempo, i Giochi offrono anche uno spazio informale di dialogo: a Milano sono presenti circa cinquanta tra capi di Stato e di governo, trasformando l’evento sportivo in una piattaforma parallela di confronto su sicurezza europea, Medio Oriente e rapporti transatlantici.
A ribadire la portata politica di Milano-Cortina è stato anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha richiamato il significato del motto olimpico aggiornato dal Comitato Olimpico Internazionale nel 2021, sottolineando il valore della cooperazione e del rispetto reciproco in una fase storica segnata da fratture e conflitti.
L’ISPI ricorda come le Olimpiadi non siano nuove a interferenze geopolitiche. Dalle cancellazioni durante le due guerre mondiali ai boicottaggi della Guerra Fredda, fino agli attentati, alle crisi diplomatiche e alla pandemia che ha rinviato Tokyo 2020, la storia dei Giochi dimostra come sport e politica siano da sempre intrecciati. Anche Milano-Cortina non fa eccezione: la partecipazione di atleti russi e bielorussi sotto bandiera neutrale, le polemiche su conflitti recenti e le minacce cibernetiche legate al contesto internazionale confermano un clima di forte esposizione politica.
Un ulteriore elemento di instabilità, evidenzia ISPI, è rappresentato dal contesto transatlantico. Milano-Cortina è la prima Olimpiade dopo il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, in una fase caratterizzata da tensioni con alleati europei, interventi militari unilaterali e un generale ridimensionamento dell’impegno statunitense nelle istituzioni multilaterali. In questo scenario, una parte rilevante delle pressioni sull’ordine internazionale proviene proprio da quello che per decenni ne è stato il principale garante.
Nonostante l’appello alla tregua olimpica, ribadito anche per Milano-Cortina, l’ISPI osserva come la missione pacificatrice dello sport appaia oggi particolarmente fragile. Gli attacchi hacker rivendicati da gruppi filo-russi contro infrastrutture digitali legate ai Giochi e ad alcuni siti istituzionali italiani sono un segnale di come le tensioni globali si riflettano direttamente sull’evento olimpico. Allo stesso tempo, i Giochi rappresentano per l’Europa un’occasione simbolica per presentarsi come attore stabile, moderno e credibile in un contesto internazionale sempre più frammentato.
In questo quadro si inserisce il commento del presidente del Comitato Scientifico ISPI Paolo Magri, che riflette sul significato e sui limiti storici della tregua olimpica: “L’appello alla tregua olimpica anche per le Olimpiadi di Milano-Cortina rappresenta un necessario e autorevole auspicio, che trova però pochi riscontri storici positivi da quando le Olimpiadi sono riprese su ispirazione di Pierre de Coubertin. Durante i due conflitti mondiali del 900 anziché le guerre, furono infatti proprio i Giochi ad ‘andare in tregua’ ed essere cioè sospesi, e anche guardando a tempi più recenti quasi mai le Olimpiadi hanno fermato guerre su larga scala, producendo al massimo pause locali umanitarie (Bosnia 1994) o aperture diplomatiche temporanee (Coree 2018). Ovviamente la speranza, si sa, è l’ultima a morire”.





