‘No Meloni Day’, studenti in piazza a Milano, Torino e Bologna: cortei, occupazioni e tensioni
Sciopero della scuola e mobilitazione nazionale contro le politiche del governo: sotto accusa il tetto agli alunni stranieri, gli edifici fatiscenti e la spesa per il riarmo. Tensioni davanti alla stazione di Bologna e in piazza Castello a Torino, a Milano occupato l’ex obitorio di via Francesco Sforza.
Gli studenti tornano in piazza in tutta Italia. Decine di migliaia di studenti sono scesi in piazza in diverse città italiane per il No Meloni day, no alla guerra, no al tetto agli stranieri e per chiedere più soldi alla scuola. In contemporanea con i cortei incrociano le braccia docenti, dirigenti e personale ATA.
LE RAGIONI DEGLI STUDENTI
Le ragioni della piazza sono molte, ma i punti principali sono tre: il carovita, il tetto agli studenti stranieri, e il degrado delle strutture scolastiche. Il provvedimento più contestato è quello sulle classi. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha spiegato che il decreto serve a integrare e a evitare le “classi ghetto”, e lega la misura alla conoscenza dell’italiano. Per gli studenti, invece, la misura sposta l’attenzione dai veri problemi: “il governo vuole far credere che il problema siano gli studenti stranieri, mentre mancano i docenti e gli edifici scolastici sono fatiscenti”.
A MILANO
La giornata di oggi arriva dopo giorni di agitazione. Già ieri le prime tensioni, con decine di istituti occupati, da Milano a Napoli. Torino è stata la città che ha vissuto le tensioni più forti. A Milano la giornata è cominciata in mattinata con il ritrovo fissato alle 9:30 in Largo Cairoli, punto di partenza del corteo. Il percorso è proseguito per via Cusani, via dell’Orso, via Verdi, piazza della Scala, via Case Rotte, largo Mattioli, via Catena, piazza Meda, via Matteotti, piazza San Babila, in direzione via Guastalla. Migliaia gli studenti che hanno percorso le vie del centro di Milano contro i provvedimenti del Governo Meloni in tema di riforma scolastica, contro il caro affitto e per il ripudio del riarmo. Il corteo si è chiuso con un gesto simbolico. Al termine del corteo studentesco a Milano, i partecipanti hanno occupato l’ex obitorio nella centralissima via Francesco Sforza, alle spalle dell’università Statale.
A TORINO
La giornata più tesa, ancora una volta, è stata quella di Torino. La vigilia era già stata pesante con irruzioni a volto coperto in tre istituti, una spranga nella palestra di una scuola elementare, un diciassettenne arrestato e tre feriti, cioè un carabiniere, un docente e un collaboratore scolastico. Questa mattina quasi 3000 gli studenti che hanno partecipato al corteo partito da piazza XVIII Dicembre e diretto lungo via Cernaia. Un carro armato di cartone è stato bruciato in testa al corteo, e decine di studenti sono saliti sul monumento a Vittorio Emanuele II, con slogan contro Vannacci. In corso Inghilterra, con il corteo bloccato dai mezzi della polizia, c’è stata una scena insolita: alcuni docenti torinesi si sono frapposti tra gli studenti in corteo e gli schieramenti delle forze dell’ordine. Gli insegnanti, scesi in piazza in solidarietà con gli studenti, si erano schierati in testa al corteo, tenendosi a braccetto dietro lo striscione “Assemblea Torino”. Lungo il percorso ci sono stati anche lanci di uova contro la polizia, e il corteo si è unito a Fridays for Future. La tensione è esplosa all’arrivo davanti alla Prefettura: alcune centinaia di manifestanti si sono staccati dal resto dei ragazzi, si sono coperti il volto e hanno lanciato sassi e torce di segnalazione verso le forze dell’ordine. Tutto questo nonostante il divieto della Prefettura di sfilare a volto coperto.
A BOLOGNA
A Bologna gli studenti sono scesi in strada fin dalle prime ore del mattino. Alcuni licei e istituti della città sono stati chiusi, anche con le catene, per impedire gli accessi agli studenti. Questi ultimi, dopo il ritrovo in zona universitaria, sono partiti in corteo, con striscioni e bandiere. Con loro anche i collettivi. Il corteo ha sfilato per i viali, bloccando in alcuni punti la circolazione e poi è arrivato in stazione dove è stato fermato dalle forze dell’ordine in tenuta anti sommossa. Qui la situazione si è scaldata. Gli studenti hanno acceso fumogeni e lanciato bottiglie, poi c’è stato un momento di contatto quando sono stati respinti dagli agenti della questura con gli scudi. Il corteo è poi ripartito in direzione di via Irnerio, tornando verso la zona universitaria.
A ROMA
A Roma, 20mila i partecipanti secondo gli organizzatori, il corteo ha fatto tappa davanti ministero dell’Istruzione, in viale Trastevere. Qui gli studenti hanno lanciato petardi. La risposta del governo si è concentrata sugli episodi violenti. Il ministro Valditara ha detto chiaramente: “Chi rompe paga”. D’altra parte i collettivi rivendicano la piazza come risposta a un governo che, secondo loro, usa la scuola come terreno di propaganda e reprime il dissenso.
La mobilitazione, di certo, non si ferma qui.





