Torna El Niño e potrebbe essere il più forte di sempre

Last Updated: 25 Giugno 2026By

Politico

Il mondo potrebbe trovarsi di fronte a uno degli eventi climatici più intensi mai osservati. L’11 giugno 2026 il Servizio meteorologico nazionale della NOAA ha dichiarato ufficialmente l’arrivo di El Niño nel Pacifico tropicale, avvertendo che il fenomeno è atteso in ulteriore rafforzamento. Le previsioni assegnano una probabilità del 63% che le temperature superficiali del mare superino i 2 gradi sopra la media storica nella regione monitorata del Pacifico, la soglia che i climatologi utilizzano per classificare un evento come “molto forte” e che alcuni esperti stanno già ribattezzando “Super El Niño”.

Secondo i modelli più recenti della NOAA, la probabilità che l’evento raggiunga l’intensità di “very strong” – la soglia minima per parlare di Super El Niño – è di una su quattro. Una simile soglia è stata superata soltanto poche volte nella storia delle rilevazioni, e ogni volta ha innescato siccità, alluvioni e temperature record su più continenti.

Un fenomeno naturale in un pianeta già surriscaldato

El Niño è un fenomeno oceanico-atmosferico che si manifesta mediamente ogni due-sette anni ed è caratterizzato dall’anomalo riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico orientale e da un cambiamento della circolazione atmosferica. La fase El Niño dell’ENSO (El Niño Southern Oscillation) si manifesta quando i venti alisei si indeboliscono, permettendo alle acque calde di restare più vicino al Sud America. Le temperature superficiali dell’oceano crescono rapidamente nel Pacifico orientale, e la grande quantità di calore che ne deriva si trasferisce all’atmosfera, potendo innalzare drasticamente le temperature globali.

Già a marzo 2026 i climatologi avevano rilevato un’enorme onda di acqua calda – nota come “onda di Kelvin” – che si muoveva verso est nel Pacifico verso il Sud America, portando a stime iniziali di circa il 22% di probabilità per un Super El Niño. In poche settimane, tuttavia, quelle probabilità erano salite all’80% e i climatologi europei avevano dichiarato una probabilità vicina al 100% che il fenomeno si sviluppasse entro novembre. Le temperature oceaniche nelle acque equatoriali potrebbero superare di tre gradi la media storica, un livello di calore che, secondo gli esperti, non si registrava nel Pacifico dal lontano 1877.

La vera novità rispetto al passato, però, non è solo l’intensità potenziale del fenomeno, ma il contesto in cui si sta sviluppando. “Non abbiamo mai sperimentato un El Niño forte in condizioni di partenza così calde a livello globale”, ha dichiarato Daniel Swain, climatologo dell’Università della California. “Non sarebbe dunque sorprendente assistere a impatti globali senza precedenti entro la fine del 2026 e nel corso del 2027 in termini di inondazioni, siccità ed eventi estremi legati agli incendi.”

Se si svilupperà un El Niño forte o molto forte, si tratterebbe di un evento che avviene in un mondo con temperatura di base più elevata rispetto a qualsiasi episodio precedente. Gli ultimi undici anni sono stati i più caldi mai registrati. Temperature medie più alte rendono l’atmosfera più “assetata”, accelerando l’evaporazione da suoli e piante e rendendo le siccità più devastanti anche a parità di deficit di precipitazioni.

Gli scenari globali: siccità, incendi e sicurezza alimentare

Gli effetti attesi interessano gran parte del pianeta ma con modalità differenti a seconda delle regioni. In India, Australia e Sud-est asiatico aumenta il rischio di siccità prolungate, con possibili ripercussioni sulla produzione agricola. Diverse aree dell’Africa potrebbero alternare periodi di grave carenza idrica a precipitazioni eccezionali. Negli Stati Uniti meridionali sono previste piogge superiori alla norma, mentre nell’Atlantico la stagione degli uragani tende generalmente a risultare meno intensa. Al contrario, il Pacifico occidentale potrebbe registrare un aumento significativo dei cicloni tropicali.

Anche le foreste sono a rischio: già prima che il Super El Niño si consolidi pienamente, la probabilità di incendi è elevata in tutto il 2026. La stagione degli incendi in Sud America dovrebbe essere particolarmente intensa, ma le conseguenze peggiori per l’Amazzonia sono attese nella seconda metà del 2027, quando le piogge ridotte della stagione umida lasceranno i terreni ancora più aridi e vulnerabili. Rischi elevati di incendi boschivi riguardano anche il Sud-est asiatico, l’Australia e il Canada.
Sul fronte della sicurezza alimentare, le preoccupazioni sono altrettanto serie. Il sistema alimentare globale sta già affrontando tensioni importanti a causa del conflitto in Medio Oriente e delle relative carenze di fertilizzanti. Un Super El Niño si abbatterebbe su questa fragilità preesistente, potendo ridurre i raccolti nelle principali aree cerealicole. Il riso asiatico è tra le produzioni più a rischio: le Filippine, per esempio, stimano che un evento intenso potrebbe tagliare la produzione nazionale del 3,5% rispetto agli obiettivi programmati.

Il rischio per il clima globale: il 2027 anno più caldo della storia?

Un El Niño forte potrebbe plausibilmente spingere le temperature globali a nuovi massimi assoluti entro la fine del 2026 e nel corso del 2027, secondo Victor Gensini, professore di meteorologia alla Northern Illinois University. Non si tratta di una previsione isolata. Gli ultimi grandi episodi di El Niño, verificatisi nel 1997-1998, nel 2015-2016 e nel 2023-2024, sono tutti coincisi con nuovi record della temperatura media globale. Poiché il massimo effetto sul clima si manifesta generalmente nei mesi successivi al picco dell’evento, numerosi climatologi ritengono che il 2027 possa diventare l’anno più caldo mai registrato nella storia moderna.

Le temperature medie globali si attestano già a oltre 1,4 gradi sopra i livelli preindustriali. Un El Niño forte che si sommi a questa base porta il sistema climatico in un territorio che non ha precedenti nella storia moderna. Secondo Paul Roundy, climatologo che ha studiato il fenomeno, “con soli tre Super El Niño registrati, le basi per qualsiasi previsione su cosa seguirà sono tutt’altro che solide”. In ogni caso, la scala e la traiettoria di quanto si sta sviluppando nel Pacifico sono inusuali e si stanno dispiegando in un sistema climatico più caldo di qualsiasi punto dell’era post-industriale.

Il segretario generale dell’ONU António Guterres non ha usato mezzi termini: El Niño “getterà benzina sul fuoco di un pianeta che continua a riscaldarsi”, e i suoi impatti “colpiranno più duramente, si propagheranno più lontano e attraverseranno i confini a velocità devastante”.

Italia ed Europa: effetti attesi in ritardo, ma da non sottovalutare

Per l’Italia e per l’Europa in generale, gli esperti invitano a non tracciare un nesso diretto tra El Niño e il caldo di questa estate. Gli effetti di El Niño più diretti e documentati riguardano le Americhe, l’Asia e l’Oceania, dove il fenomeno può alterare la distribuzione delle piogge, le temperature e la frequenza degli eventi estremi. In Europa gli impatti tendono a presentarsi in ritardo, verosimilmente tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.

Non esiste una relazione diretta secondo cui la presenza di El Niño si debba necessariamente tradurre in un’estate calda in Europa. Le ondate di calore dipendono soprattutto dalle configurazioni atmosferiche che si instaurano tra Atlantico, Europa e Mediterraneo. Gli effetti sul nostro continente tendono a essere più evidenti tra autunno e inverno piuttosto che durante l’estate, e anche in questi casi si tratta di influenze probabilistiche, non di relazioni dirette di causa-effetto.

El Niño influenza il clima globale perché immette nel sistema atmosferico una quantità enorme di energia, spiega il climatologo Nicola Scafetta, professore di Oceanografia, meteorologia e climatologia dell’Università Federico II di Napoli. Per l’Italia, gli effetti più probabili riguarderebbero la circolazione delle perturbazioni e le piogge autunnali e invernali, più che le temperature estive.

Ciò che invece è certo, indipendentemente da El Niño, è che il 2026 e ancor più il 2027 saranno probabilmente anni da record assoluto, con il superamento della soglia di +1,5°C prevista dall’Accordo di Parigi sul clima. Un dato che rende questo Super El Niño – qualunque sia la sua intensità definitiva – un fenomeno da monitorare con la massima attenzione nei mesi a venire.

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