Trump epifenomeno di un’epoca in ‘Tyrannis’, di Goffredo Buccini

Politico

Nelle riflessioni di Goffredo Buccini, inviato e editorialista di punta de Il Corriere della Sera, Donald Trump appare come il prodotto più evidente, il punto di ricaduta di trent’anni di trasformazioni: dall’erosione della verità alla globalizzazione incompiuta, dalle guerre nate su falsi presupposti alle ambizioni di nuove potenze. Un quadro che impone all’Europa di ridefinire regole e ruolo.

30 ANNI DI CAMBIAMENTI

Donald Trump non è la causa della crisi democratica contemporanea, ma il suo prodotto più riconoscibile. È la tesi che attraversa il nuovo libro di Goffredo Buccini, ‘Tyrannis. Il secolo delle nuove autocrazie e l’ultima reazione democratica‘ (Neri Pozza): che ripercorre trent’anni di mutazioni politiche, sociali e geopolitiche e che restituisce l’ex presidente americano come un eponimo di un’epoca segnata da fratture profonde.

L’EROSIONE DELLA VERITA’ PUBBLICA

Per Buccini, Trump rappresenta il punto di ricaduta di un lungo processo di erosione della verità pubblica: un processo che ha trasformato il linguaggio politico in spettacolo, la comunicazione in un’arena dominata da volgarità, menzogne e semplificazioni. In questo contesto, il presidente americano diventa l’interprete istintivo di un mondo che privilegia il suono rispetto al contenuto, la viralità rispetto alla verifica, la dimensione pop rispetto alla competenza.

DA SEATTLE, NEL 1999

Buccini rievoca le proteste di Seattle del 1999, quando la contestazione al WTO mise in luce la frattura tra élite globali e cittadini esclusi. Quella stagione mostrò che la globalizzazione non era un processo neutro né universalmente benefico e che un’economia lasciata sola, senza correttivi politici, poteva generare ingiustizia e disuguaglianze. L’illusione che il liberismo producesse automaticamente liberalismo – soprattutto in paesi come Cina e Russia – si è rivelata infondata. Da quella mancata comprensione nasce un sentimento diffuso di mancata rappresentanza o incapacità a rappresentare che ha alimentato populismi e sovranismi, preparando il terreno a figure come Trump.

PUTIN, L’11 SETTEMBRE, AFGHANISTAN E IRAQ FINO ALL’ISIS

E Vladimir Putin, in questo contesto, ha saputo inserirsi nei vuoti lasciati dagli Stati Uniti, sfruttando errori strategici di più amministrazioni. Il percorso che va dall’11 settembre alle guerre in Afghanistan e Iraq viene letto come un altro momento di rottura. Buccini ricorda come la seconda guerra in Iraq sia stata costruita su un falso e come quella decisione abbia aperto la strada a una catena di conseguenze che includono la nascita dell’ISIS e la diffusione del terrorismo islamista. L’erosione della verità, in questo quadro, non è un fenomeno astratto ma un fattore geopolitico con effetti concreti e duraturi, capace di condizionare scelte politiche, equilibri regionali e percezioni collettive.

CAPITOL HILL PUNTO DI NON RITORNO

Le immagini dell’assalto a Capitol Hill rappresentano il punto di non ritorno di una crisi interna alla democrazia americana. Buccini sostiene che le democrazie debbano reagire con fermezza alle violazioni dello stato di diritto, perché la mancata reazione apre la strada a derive autoritarie. In questo intreccio di crisi, errori, illusioni e reazioni, Trump appare come simbolo, effetto, eponimo di un’epoca segnata da trasformazioni profonde. Non l’inizio della storia, ma il suo prodotto più evidente. Ed è proprio per questo che la risposta non può essere personale o contingente: deve essere sistemica, culturale, istituzionale, capace di ricostruire un terreno comune in un mondo che ha smarrito la propria grammatica democratica.

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