Super ricchi in Italia, lo studio legale Vardag scommette sul Belpaese
Più famiglie facoltose che scelgono di trasferirsi in Italia, più patrimoni distribuiti tra Paesi diversi, più separazioni da gestire su scala internazionale. È su questa equazione che lo studio londinese Vardags, specializzato in diritto di famiglia, ha costruito la propria espansione nel Paese: dopo l’avvio dell’attività a Milano nel gennaio 2026, l’apertura di Firenze e la presenza a Roma, altre sedi sono allo studio. “Siamo rimasti impressionati dalla qualità degli avvocati in Italia”, spiega la fondatrice Ayesha Vardag in un’intervista a IlMohicano. E sulle prospettive del settore non ha dubbi: “Queste opportunità aumenteranno tanto”.
L’ARRIVO DEI NUOVI RESIDENTI FA CRESCERE LA DOMANDA
Alla base della scelta, secondo Vardag, c’è uno spostamento nelle mete scelte dalle grandi famiglie internazionali. Milano attira per la concentrazione di uffici e attività economiche, mentre Firenze, Roma e Venezia richiamano chi ha la libertà di stabilirsi dove preferisce. Pesano la qualità della vita, la cultura e la possibilità di mantenere relazioni professionali e personali su scala globale, ma anche il regime fiscale italiano pensato per chi trasferisce la residenza nel Paese, che l’avvocata mette a confronto con la stretta introdotta nel Regno Unito e con le altre destinazioni valutate dai grandi patrimoni.
Il fisco, precisa, è solo una parte del quadro. Ma l’effetto sul suo settore è diretto: quando un matrimonio finisce e coniugi, figli e beni hanno legami con più Stati, la domanda di consulenza legale specializzata cresce. “Dobbiamo andare dove sono queste famiglie”, sintetizza Vardag. Londra resta un mercato centrale per lo studio, ma il peso dell’Italia, riferisce, è in aumento.
UNA VENTINA DI CONSULENTI
Lo studio segue separazioni e controversie patrimoniali complesse, con clienti italiani e stranieri provenienti da settori che vanno dalla moda all’industria. In alcuni casi, secondo quanto riferisce la fondatrice, il valore complessivo dei patrimoni in gioco arriva a centinaia di milioni di euro, tra aziende costruite in anni di attività, abitazioni in città e proprietà agricole.
Per rispondere a questa domanda, Vardags conta già una ventina di consulenti in Italia, concentrati soprattutto a Milano. La decisione di ampliare la squadra diventa un investimento che poggia sia sulle prospettive del mercato sia sulle competenze trovate nel Paese. “Trovo che gli avvocati italiani sono ottimi: hanno studiato tanto, sono intelligenti, hanno interesse analitico e capacità di persuadere”, afferma.
IL NODO DELLE LEGGI APPLICABILI
È proprio la dimensione internazionale a rendere il lavoro più articolato e a richiedere professionisti con un profilo specifico: conoscenza del diritto italiano e capacità di muoversi tra ordinamenti diversi. Non basta sapere dove vive una coppia o dove si trovano i beni: occorre stabilire, caso per caso, quali norme si applichino. “In Italia siamo in Italia, però poi quale legge applicheremo?”, osserva Vardag.
La differenza tra i sistemi non è marginale. In Inghilterra, spiega l’avvocata, è diventata centrale la divisione del patrimonio accumulato durante il matrimonio; in Italia il quadro è diverso e tiene conto, tra gli altri elementi, delle esigenze economiche del coniuge. Per le famiglie con legami in più Paesi, la possibile rilevanza di ordinamenti differenti complica ulteriormente la valutazione.
UNA CARRIERA CHE NON RICHIEDE DI PARTIRE
Il caso Vardags offre un’indicazione anche sul mercato del lavoro legale. Uno studio britannico che sceglie l’Italia per crescere e assume professionisti italiani mette in discussione l’idea, ancora diffusa, che una carriera internazionale debba passare necessariamente per l’estero. Vardag racconta di incontrare spesso negli italiani una percezione negativa di sé stessi, che giudica infondata alla luce dell’esperienza con i legali con cui lavora. Il giudizio riguarda un settore preciso, rivolto in larga parte a clienti con patrimoni elevati, e non cancella i nodi di retribuzioni e accesso alla professione. Ma nel diritto di famiglia internazionale, secondo la fondatrice, domanda e talento oggi si incontrano anche in Italia.
DALL’AUTOSTOP AL CASALE IN MOLISE
Il legame dell’avvocata con l’Italia è di lunga data. A diciotto anni arriva a Firenze in autostop, da studentessa, senza i soldi per il treno, per vedere la Venere e la Primavera di Botticelli. Ha poi studiato italiano all’Università per Stranieri di Perugia e da oltre vent’anni possiede con la famiglia un casale in Molise. “Per tutta la vita ho desiderato vivere in Italia”, dice. Oggi vive a Firenze, dove alla scelta personale si è aggiunta quella professionale.





