Glucksmann vince le primarie in Francia, le differenze con la sinistra italiana
Raphaël Glucksmann, cofondatore di Place publique, ha vinto le primarie della sinistra socialdemocratica francese già al primo turno, con il 66% dei voti. Dietro di lui Olivier Faure al 14%, Ségolène Royal al 7%, Emmanuel Maurel e Jérôme Guedj al 6%. Secondo l’AFP, dopo l’ampia vittoria Glucksmann deve ora ricompattare una famiglia politica divisa.
COME SI È ARRIVATI AL VOTO
A luglio gli iscritti socialisti avevano scelto, con il 55%, una primaria chiusa riservata agli aderenti del Ps e delle forze vicine come Place publique, bocciando la primaria aperta proposta dal segretario Faure. Per votare bisognava aderire: Glucksmann aveva difeso la quota di 15 euro sostenendo che non si chiedeva solo un voto, ma un’adesione. Il primo turno è stato anche disturbato da un attacco informatico. Prima della corsa Glucksmann aveva promesso che, in caso di sconfitta, avrebbe sostenuto il vincitore. Il punto più divisivo della campagna è stato il rapporto con la sinistra radicale. Glucksmann ha ripetuto che non ci sarà nessun accordo con La France insoumise, perché un’alleanza con Lfi porterebbe alla sconfitta contro l’estrema destra. Su questo i candidati si sono divisi: per Glucksmann e Guedj l’intesa con Lfi era una linea rossa, mentre Faure, Royal e Maurel avevano posizioni più sfumate. Lo scenario resta difficile: Marine Le Pen è da tempo favorita nei sondaggi, ma anche Lfi va forte, e diversi sondaggi indicano possibile un ballottaggio tra Le Pen e Mélenchon.
IN ITALIA
Il centrosinistra italiano non ha ancora sciolto il nodo della leadership. Elly Schlein ha proposto di affidare la guida della coalizione al partito più votato; Giuseppe Conte non è d’accordo. Per il leader del M5s saranno le primarie a scegliere il candidato, con l’impegno di tutti a sostenere il risultato. I sondaggi non danno un vincitore certo. Per una rilevazione citata da Sky TG24, con un’alta affluenza Schlein avrebbe circa il 31%, Conte il 27% e la sindaca di Genova Silvia Salis il 17%. Secondo un altro sondaggio, riportato da Fanpage, in un testa a testa Conte prenderebbe il 42% contro il 38% di Schlein. Come in Francia, anche in Italia si discute del perimetro dell’alleanza, ma al contrario: lì il problema è chi lasciare fuori a sinistra, qui chi aggiungere al centro. Matteo Renzi sostiene che Pd, Avs e M5s insieme non arrivano al 40% e che per vincere serve una coalizione più larga. Schlein ha invece escluso un candidato moderato alla guida del centrosinistra, mentre restano differenze profonde tra gli alleati, a partire dalla guerra in Ucraina.
LE DIFFERENZE
In Francia regole e calendario fissati in anticipo, insieme all’impegno a sostenere il vincitore, hanno chiuso velocemente la questione della leadership. Nonostante la vittoria netta, restano le divisioni: l’esclusione di Lfi lascia aperta la frammentazione del voto a sinistra. In Italia si cerca di tenere insieme forze che in Francia si sono separate, e si chiede di definire prima il programma: Conte ha chiesto agli alleati di chiuderlo in due settimane. Il rischio, osservano alcuni commentatori, è arrivare alle elezioni dopo mesi passati a discutere su chi debba guidare la coalizione, senza aver chiarito cosa quella coalizione intenda fare.
Nella foto: Raphaël Glucksmann. Credit: INSTAGRAM / @raphaelglucksmann





