Uccide il padre e gli dà fuoco a Cinisello Balsamo, ennesima tragedia di solitudine psichiatrica?
Avrebbe prima colpito il padre 73enne con un corpo contundente, per poi cospargerlo di liquido infiammabile e dargli fuoco, uccidendolo. È l’orrore scoperto dai carabinieri alle prime ore di oggi in un appartamento di via Casati a Cinisello Balsamo, nell’hinterland nord di Milano. Per l’omicidio è stato arrestato il figlio della vittima, un italiano di 47 anni, verosimilmente, secondo quanto ipotizzato dagli investigatori, affetto da disturbi della personalità. La scoperta è avvenuta in modo fortuito: i militari della stazione locale, impegnati nel pattugliamento delle strade, si sono accorti dell’incendio nell’abitazione e sono intervenuti, cercando di domare le fiamme con gli estintori insieme ai colleghi della radiomobile di Sesto San Giovanni, in attesa dei vigili del fuoco. In quei frangenti hanno ricostruito quanto accaduto e bloccato l’uomo che era ancora sul posto. Le indagini sono coordinate dal pubblico ministero della Procura di Monza, intervenuto sul luogo del delitto con il medico legale e la sezione Investigazioni Scientifiche dei carabinieri di Milano.
TROPPI CASI
Una tragedia che non è un caso isolato, ma l’ultimo anello di una catena di episodi in cui il disagio psichico, non intercettato o non più seguito dai servizi, sfocia nel sangue, quasi sempre dentro le mura domestiche. A Limbiate, pochi chilometri più a nord, un uomo ha accoltellato la madre e bruciato la casa dicendo di aver ‘visto un demone’; a Paderno Dugnano un diciassettenne ha sterminato la famiglia; e a Modena un 31enne ha travolto con l’auto alcuni passanti dopo essere stato seguito dai servizi di salute mentale tra il 2022 e il 2024 e aver poi interrotto autonomamente il percorso terapeutico e l’assunzione dei farmaci. Ogni volta la stessa domanda: perché queste tragedie non si riescono a prevenire? Perché le persone in difficoltà psichica non vengono prese in carico da nessuno?
IN ITALIA LE CURE PSICHIATRICHE SONO VOLONTARIE
La prima risposta è giuridica. In Italia le cure psichiatriche sono volontarie e una diagnosi non comporta automaticamente limitazioni della libertà personale: il trattamento sanitario obbligatorio è un’eccezione prevista solo in casi specifici e regolata da procedure molto precise. È l’impianto nato dalla legge Basaglia del 1978, che ha chiuso i manicomi restituendo dignità ai pazienti, ma che presuppone una rete territoriale capace di accompagnare le persone nel tempo. Ed è qui che il sistema mostra le crepe più profonde: a quasi cinquant’anni dalla riforma, l’approccio resta in larga parte emergenziale, di intervento nella fase acuta, che non si traduce in un monitoraggio e in una presa in carico continua sul territorio. Quando il paziente smette di presentarsi al Centro di salute mentale, troppo spesso nessuno va a cercarlo. E il carico ricade interamente sui familiari che, come il 73enne di via Casati, in molti casi diventano le prime vittime.
NEL 2024 636113 ACCESSI AL PRONTO SOCCORSO PER PATOLOGIE PSICHIATRICE
La seconda risposta sta nei numeri. Gli utenti assistiti dai servizi psichiatrici nel 2024 sono stati 845.516 (-1%), ma solo il 57,9% delle persone con disturbi mentali riceve un trattamento adeguato, tra stigma persistente e carenza di risorse nei servizi pubblici, che si traduce in lunghe liste d’attesa e accessi limitati. Secondo il rapporto del ministero della Salute, nel 2024 per la salute mentale si è speso tra il 2,7 e il 3% del Fondo sanitario nazionale, in violazione degli accordi Stato-Regioni che prevedono il 5%, mentre la media Ocse è del 10%. Sul fronte del personale, gli operatori dedicati sono poco più di 33mila tra psichiatri, psicologi, infermieri, oss, educatori e assistenti sociali, circa 1.900 in meno rispetto al 2015 e ben lontani dai 41.448 che secondo le linee guida Agenas servirebbero ai Dipartimenti di salute mentale. Eloquente il dato sull’emergenza: nel 2024 si sono registrati 636.113 accessi al pronto soccorso per patologie psichiatriche e oltre 141mila dimissioni di adulti con diagnosi di disturbo mentale, con il 14,3% riammesso in maniera non programmata. Il sintomo di una porta girevole: si interviene quando la crisi esplode, poi il paziente torna a casa, e il ciclo ricomincia, finché qualche volta si spezza nel modo peggiore.





