Se fa stare male, perché continuiamo a chiamarlo scherzo?

Last Updated: 13 Febbraio 2026By

Psyco

C’è una forma di violenza che attraversa le chat, i gruppi WhatsApp, le storie Instagram, le relazioni tra adolescenti. È fatta di battute, controlli, richieste “normali”, gelosie scambiate per amore. Secondo l’indagine Ipsos realizzata per Save the Children su ragazzi e ragazze tra i 14 e i 18 anni, la violenza di genere è un’esperienza diffusa. E, proprio perché è diffusa, spesso viene normalizzata. Diventa NORMALE.

Oltre 8 adolescenti su 10 dichiarano che commenti che giudicano l’aspetto fisico, il modo di vestirsi o le relazioni sono esperienze comuni. Catcalling, body shaming, battute sessiste o omofobe non sono percepite come episodi gravi, ma come “parte del gioco”.

Eppure, quando viene chiesto quanto siano fastidiosi certi comportamenti, la risposta cambia: il 73% considera molto o abbastanza fastidiosi i commenti sul corpo; il 70% dice lo stesso per fischi e commenti per strada. Il problema non è la percezione del disagio. Ma allora, se fa stare male, perché continuiamo a chiamarlo scherzo?

IL DIGITALE: IL LUOGO PRINCIPALE DELLA VIOLENZA

Una parte consistente della violenza avviene online. Foto condivise senza consenso, richieste insistenti di immagini intime, controllo della posizione, accesso forzato alle password. Quasi 1 adolescente su 3 dichiara di aver visto circolare immagini intime senza consenso. E più della metà racconta di aver assistito a insulti legati al genere o all’orientamento sessuale in spazi digitali. Il digitale amplifica tutto: la velocità, l’umiliazione, l’irreversibilità. Una foto condivisa una volta non torna più indietro.

LA RELAZIONE CHE DIVENTA CONTROLLO

È nelle relazioni affettive che la violenza di genere assume la forma più ambigua. Molti adolescenti raccontano che il/la partner ha chiesto loro di

non uscire con certe persone
cambiare modo di vestirsi
condividere password o posizione
rispondere subito a messaggi e chiamate

Per una parte significativa del campione, questi comportamenti non vengono percepiti come violenza, ma come attenzioni o segni d’amore
E qui si gioca la partita più delicata: se il controllo diventa norma, la libertà sembra una colpa.

Circa 3 adolescenti su 10 sono in parte d’accordo con l’idea che, se una persona resta in una relazione violenta, ‘è anche un po’ colpa sua’.
È la radice culturale della violenza perché responsabilizzare chi subisce; giustificare chi agisce; minimizzare le conseguenze. Non è solo una questione di genere. È una questione di educazione emotiva mancata.

CHIEDERE AIUTO: DIFFICILE, MA POSSIBILE

La maggioranza dei ragazzi dice che parlerebbe con qualcuno dopo un episodio di violenza. Soprattutto con la madre, con un’amica, molto meno con le forze dell’ordine

Il numero 1522, attivo contro la violenza di genere, è conosciuto correttamente solo da una minoranza. La paura più grande non è la denuncia. È non essere creduti. Quasi 8 adolescenti su 10 pensano che un corso obbligatorio di educazione sessuale e affettiva a scuola aiuterebbe davvero a contrastare la violenza di genere.

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