Pensare, immaginare, partire. A qualsiasi età. Come il Cavalier Masotti (che a 90 anni punta sull’AI)

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Per molto tempo l’idea di futuro è stata associata a un movimento in avanti: studiare per migliorare, lavorare per crescere. Oggi quel nesso è meno evidente. Studiare può non portare lontano, lavorare può non bastare, darsi da fare può sembrare un esercizio sterile. Siamo davanti a tante forme di adattamento passivo. Si resta in sospensione, si abbassano le aspettative. Il mondo non sempre appare come una promessa desiderabile. In questo scenario, interviene la tecnologia – e l’intelligenza artificiale in particolare. A volte rafforza l’idea che lo spazio per incidere sia minimo. Ma non è così.

(di Maria Elena Molteni)

Vi raccontiamo la storia di un uomo che a 90 riparte o meglio parte, perché non è una ripartenza, ma semplicemente un nuovo inizio, con un progetto che sa di futuro. Ha una storia imprenditoriale importantissima alle spalle. “Facile così…”, si potrebbe pensare. Non esattamente.

La sua storia non significa che “tutto è possibile”. Significa qualcosa di più concreto: che il desiderio è una facoltà che può spegnersi o riattivarsi a seconda dello sguardo che si ha sul mondo.

A novant’anni, Alberto Masotti, dal 1981 al 2007 anima e presidente de La Perla, Cavaliere del Lavoro, protagonista di mezzo secolo di industria creativa italiana, ha avviato un nuovo progetto che mette in dialogo un grande archivio storico con una piattaforma proprietaria di intelligenza artificiale generativa. Non per sostituire il lavoro umano, ma per moltiplicarne le possibilità. Il punto di partenza è la cultura. Un archivio di oltre 30 mila disegni grafici, acquisito nel 2015 dalla Fondazione da lui creata, diventa oggi materia viva per un processo creativo inedito: la memoria come fonte di dati, l’intelligenza artificiale come strumento, l’uomo come regista.

Lo raggiungiamo al telefono. “Sono qui in ufficio”, dice con disarmante semplicità. Soprattutto per chi ha attraversato mezzo secolo di moda italiana e adesso vuole attraversare — da protagonista — l’altra metà del secolo: quella, appunto, dell’AI. “Le mie riflessioni culturali sull’intelligenza artificiale sono iniziate molto tempo fa. Parliamo del 1996-1997, quando ci furono i primi esperimenti di macchine intelligenti, ovviamente ancora non perfezionate. In quegli anni avvenne un episodio che considero fondativo: l’incontro tra un campione del mondo di scacchi russo, allora considerato imbattibile, e una macchina. Una macchina imperfetta, certo, ma che aveva inglobato in sé migliaia di informazioni relative a partite giocate da altri giocatori”. Parliamo ovviamente di Garry Kasparov, che venne battuto da una macchina progettata da Ibm, DeepBlue, nel 1996 e poi ancora l’anno successivo.

Ed è lì che accade qualcosa di decisivo.
“Esattamente. Quella macchina riuscì a battere il campione due volte. E quella fu la dimostrazione che la possibilità di usufruire di centinaia e centinaia di dati poteva permettere una vittoria contro un campione pur bravissimo, ma che aveva come patrimonio soltanto la conoscenza delle sue vittorie personali. Da lì sono nate in me tutta una serie di riflessioni”.

Come si arriva al progetto di oggi?
“Dopo aver terminato la mia attività come presidente del Gruppo La Perla, ho dato vita a una fondazione – la Fondazione Fashion Research Italy – che ha acquistato, in un’asta internazionale molto importante, un grandissimo archivio di disegni grafici dei più importanti grafici italiani e internazionali”.

In che anno è avvenuta questa acquisizione?
“Nel 2015. Parliamo di circa 30.000 disegni, datati dal 1960 in poi, di valore artistico eccezionale. L’archivio comprende anche centinaia di volumi”.

Quando entra in gioco l’intelligenza artificiale.
“Continuando a osservare lo sviluppo dell’AI, mi sono reso conto che ogni singolo disegno di quell’archivio conteneva, in definitiva, miliardi di dati. Ogni tratto, ogni scelta dell’autore, ogni composizione è informazione. Ho quindi deciso di acquistare una piattaforma di intelligenza artificiale generativa, completamente nostra”.

Come avete iniziato a lavorare concretamente?
“La direzione artistica della fondazione ha iniziato le prime sperimentazioni. I creativi sceglievano, seguendo le loro emozioni, due disegni dell’archivio – per esempio due disegni che evocavano il mare – e li inserivano nella piattaforma di intelligenza artificiale. La piattaforma, partendo da quei due input, ha generato centinaia e centinaia di nuove creatività”.

E poi?
“Poi è tornato centrale il lavoro umano. I nostri creativi hanno osservato, selezionato, modificato, rielaborato. La macchina propone, ma è l’uomo che sceglie, corregge, conclude. Il risultato finale è una sintesi: sapienza antica, tecnologia avanzata e sensibilità umana”.

E qui entra in gioco la manifattura.
“Esatto. In collaborazione con Ostinelli Seta (eccellenza comasca, ndr) abbiamo trasformato questi disegni in foulard di seta e materiali pregiatissimi. Oggetti unici, di altissima qualità artigianale. Raccontano un processo, non solo un’estetica”.

I giovani che crescono creando direttamente con l’intelligenza artificiale rischiano di perdere creatività?
“È una domanda molto difficile. L’intelligenza artificiale evolve ogni giorno. Io continuo a considerarla un mezzo. L’ispirazione deve essere dell’uomo. L’uomo deve restare l’artefice principale. La macchina deve restare uno strumento. Se i giovani creativi comprendono questo, allora l’AI può diventare un amplificatore straordinario delle loro potenzialità. Ma il centro del processo deve restare umano”.

Intanto il foulard è solo il primo passo?
“Sì. Abbiamo depositato la possibilità di lavorare sull’intera classe 25, quindi stiamo già sviluppando nuovi prodotti che verranno progressivamente immessi sul mercato”.

La vendita è online?
“Attualmente sì, sul sito AM.AI, ma stiamo dialogando con la Camera dei Buyer per una distribuzione fisica molto selezionata: pochissimi negozi, di altissimo livello, super lusso”.

Che reazioni avete registrato finora?
Molto positive. Ogni volta che presento il progetto, ricevo grande interesse ed entusiasmo. È un progetto giovane, è presto per giudizi definitivi, ma i segnali sono incoraggianti”.

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