La vita è una vertigine, da attraversare tutta
La vertigine è una condizione esistenziale. E’ rischio, esposizione, paura. E solo accettando questa condizione si possono inseguire – e talvolta raggiungere – i sogni.
È la vertigine evidentemente il filo conduttore di Vertigini, il libro di Deborah Dirani che racconta la nascita e l’evoluzione di Edilizia Acrobatica: una multinazionale cresciuta, paradossalmente, senza rete di protezione. Senza ponteggi, senza scorciatoie, senza l’illusione che esista un’altezza da cui la vita possa essere osservata in sicurezza.
La storia comincia prima dei numeri, prima dei bilanci, prima della quotazione in Borsa. Comincia con Riccardo Iovine, velista e kitesurfista (non a caso…), quando Edilizia Acrobatica non è ancora un’impresa, ma un’intuizione. Iovine la pensa e la costruisce da solo, in un garage, senza capitali strutturati. L’idea è semplice e radicale: lavorare in quota utilizzando le corde, eliminando i ponteggi. Ridurre tempi, costi, impatto urbano.
E invece, l’azienda cresce in modo irregolare, per tentativi, per errori, per ostinazione. La svolta arriva con l’incontro con Anna Marras, oggi CEO del gruppo. Marras entra quando Edilizia Acrobatica è ancora fragile. Accetta la sfida lasciando una carriera già avviata e introduce un concetto che attraversa tutto il libro: responsabilità. Come pratica quotidiana. Responsabilità verso il lavoro, verso le persone, verso le scelte. Con Marras l’azienda cambia scala. Si organizza, si struttura, costruisce processi. Ma soprattutto consolida una cultura: la crescita non può essere solo economica, deve essere umana. È uno dei nodi centrali del libro. Dirani insiste su questo punto: un’azienda non è un’entità astratta, ma una comunità di persone che dipendono dalle decisioni prese in alto.
I numeri raccontano un percorso eccezionale: crescita a tre cifre, quotazione in Borsa a Milano, poi a Parigi, espansione in Francia, Spagna, Principato di Monaco, fino agli Emirati Arabi Uniti. Oggi Acrobatica (il nome è cambiato) è una multinazionale con migliaia di dipendenti, presente in più Paesi, con risultati economici solidi.
Vertigini sceglie deliberatamente di non fermarsi ai numeri. Perché il vero rischio, suggerisce il libro, non è cadere. È smarrire il senso mentre si sale. È confondere l’altezza con la sicurezza. La vertigine, in questa storia, non scompare con il successo.
Il punto di massima altezza coincide con il punto di massima fragilità. Nel settembre 2023 Riccardo Iovine muore improvvisamente. Viene meno il fondatore, la visione originaria, l’uomo che aveva immaginato tutto prima ancora che fosse possibile. È qui che la vertigine cambia natura. Non è più la paura di fallire, ma quella di continuare. Di reggere il peso di ciò che è stato costruito. Anna Marras resta sola al timone. CEO, socia, vedova. E sceglie di non arretrare. Di non vendere, di non smontare, di non ridurre il rischio per rendere il percorso più “gestibile”. Dirani racconta questo passaggio come il cuore etico del libro: la leadership non come esercizio di controllo, ma come assunzione di responsabilità. In Vertigini la leadership di Marras incarna l’idea leadership femminile che non chiede legittimazione, non rivendica eccezioni, non cerca protezioni simboliche. Prosegue. Decide. Tiene la rotta. E al diavolo le quote rosa.
Deborah Dirani scrive Vertigini per raccontare Acrobatica, ma anche per dire qualcosa che va oltre il perimetro dell’impresa. Scrivendo questa storia, ci dice che non esiste vita senza rischio, non esiste crescita senza paura. Il libro non offre modelli da replicare né formule di successo. Piuttosto dice che provare vertigini, paura va bene. La paura va percorsa, non scansata e solamente attraverso questo processo, abbracciandola, si va oltre. La vertigine, suggerisce Dirani, non è il vuoto sotto i piedi. È la condizione stessa di chi sceglie di vivere senza rinunciare ai propri sogni.
Insomma, non si cresce eliminando il rischio, ma attraversandolo.





