Mps-Intesa, oggi il cda straordinario. Cosa c’è in gioco
Il consiglio di amministrazione di Mps si riunisce oggi in seduta straordinaria per fare il punto sul rilancio dell’Opas di Intesa Sanpaolo, in vista dell’assemblea del 29 ottobre. Si tratta di capire se l’ad Luigi Lovaglio presenterà contromisure per resistere alla mossa di Ca’ de Sass.
L’OFFERTA
Un’Opas, offerta pubblica di acquisto e scambio, propone agli azionisti di una società di cedere le proprie azioni in cambio di una parte in denaro e una parte in titoli della società che compra. Intesa Sanpaolo l’ha lanciata l’8 giugno 2026 sulla totalità delle azioni Mps. All’inizio prevedeva 1,6 azioni Intesa più un euro in contanti per ogni azione del Monte, valorizzando il titolo senese a 10,091 euro, con un premio del 12,5%. Il 3 ottobre il cda guidato da Carlo Messina ha portato la parte in contanti da 1 a 1,25 euro per azione, lasciando invariato il rapporto di cambio. In caso di adesione totale, l’offerta vale 31,4 miliardi di euro: 27,6 in azioni e 3,8 in contanti. Poiché gran parte del corrispettivo è in azioni Intesa, il valore effettivo dell’offerta cambia insieme alla quotazione di Intesa in Borsa.
LA DIFESA DI SIENA
Quando una società riceve un’offerta che non vuole, può cercare di rendersi più grande, più costosa o meno appetibile. È la strada scelta da Lovaglio: il suo piano alternativo prevede una doppia Ops su Banco Bpm e Banca Generali e un dividendo straordinario da 4 miliardi. In Italia le misure difensive di questo tipo devono passare dal voto dei soci, ed è per questo che l’assemblea del 29 ottobre diventa decisiva. Intesa ha già fissato la propria linea: se l’assemblea di Mps approverà una o entrambe le Ops, con i relativi aumenti di capitale, o la riduzione del capitale necessaria alla distribuzione straordinaria, Intesa farà valere il mancato avverarsi delle condizioni e l’offerta decadrà.
IL PESO DEI GRANDI SOCI
A decidere la partita saranno in buona parte gli azionisti forti, a partire dalle grandi famiglie del capitalismo italiano. Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio con il 17,6% di Mps, Caltagirone, intorno al 13,5%, ed Edizione dei Benetton, con l’1,45%, hanno annunciato di voler aderire all’offerta di Intesa. Si è così formato un blocco di soci superiore a un terzo del capitale del Monte, pronto a bocciare il piano di Lovaglio. Il resto del voto dipende soprattutto dai fondi internazionali: per questo è atteso a inizio settimana il parere dei proxy advisor, i consulenti che indicano agli investitori come votare.
GLI SCENARI
Se l’operazione andasse in porto, Intesa ha già previsto cosa fare di una parte del Monte: ha firmato con Unipol Assicurazioni un accordo vincolante per cedere un’entità bancaria con circa 635 filiali Mps e il marchio storico. Intesa terrebbe circa 625 filiali Mps e l’intera Mediobanca. Secondo alcuni osservatori, il cda di oggi potrebbe servire soprattutto a valutare una revisione delle proposte di Lovaglio o un rinvio delle decisioni dell’assemblea.
PHOTO CREDIT: Di Ray in Manila





