Studenti in piazza: dai licei francesi all’acampada di Madrid, fino alle tende di Milano
In Francia i licei bloccati, in Spagna le tende in Puerta del Sol, in Italia quelle nei cortili delle università. Dall’inizio dell’anno scolastico una nuova ondata di mobilitazioni giovanili attraversa l’Europa. I motivi cambiano da Paese a Paese, ma in fondo il denominatore è comune. Dalle classi sovraffollate e le scuole fatiscenti a Parigi, al caro affitti a Madrid e a Milano, fino ai temi legati alla violenza di genere e politica violenza davanti ai licei milanesi: i giovani chiedono condizioni dignitose per studiare, vivere e costruirsi un futuro, mentre il diritto alla casa è sempre più spesso al centro del dibattito e della protesta.
CENTINAIA DI LICEI BLOCCATI IN FRANCIA
Tutto ha inizio il 17 settembre a Parigi e in poche settimane si estende a tutta Francia. Il 1° ottobre, nel cosiddetto “atto 2” della mobilitazione, sono state censite oltre 900 azioni e blocchi e da quel giorno anche diverse università si sono unite. A Brest, risultava bloccata la maggior parte dei licei. Davanti ai cancelli del liceo Voltaire di Parigi e in tutta la Francia gli studenti denunciano classi sovraffollate, professori assenti per mesi e non sostituiti, orari pieni di buchi e giornate troppo lunghe. Si aggiungono l’insalubrità degli edifici, soprattutto nei quartieri popolari, aule inadatte al caldo, la critica a Parcoursup e la salute mentale dei giovani.
Il governo ha fatto un primo passo indietro, rinunciando a introdurre tasse d’iscrizione nelle classi preparatorie e nei BTS per gli studenti non borsisti. Il 2 ottobre il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha ricevuto tre sindacati studenteschi, ma ha proposto soprattutto una piattaforma di consultazione, giudicata troppo timida. Il premier Sébastien Lecornu ha convocato una cellula interministeriale di crisi, mentre l’esecutivo accelera sul disegno di legge “casseurs-payeurs” contro i danneggiamenti. E ancora, lunedì 5 ottobre le lezioni sono state sospese del tutto o in parte in 400-500 licei per motivi di sicurezza; in Île-de-France ha chiuso più di un terzo dei licei pubblici, oltre 160 istituti. A Tours la famiglia di un liceale che ha perso un occhio ai margini dei blocchi ha denunciato le forze dell’ordine. Per oggi, 6 ottobre, è previsto l'”atto 3″, con l’adesione dell’intersindacale della scuola, anche con lo sciopero.
UNA GENERAZIONE IN PIAZZA PER LA CASA IN SPAGNA
In Spagna la miccia è il diritto alla casa, con le proteste che sono esplose dopo lo sfratto di Maricarmen, una donna di 87 anni: prima una manifestazione molto partecipata, poi un’acampada in Puerta del Sol. Il 2 ottobre il Congresso ha bocciato i due decreti sulla casa del governo Sánchez, con i voti contrari di PP, Vox e Junts; PNV e Coalición Canaria hanno votato contro quello sul rinnovo degli affitti. Il giorno dopo, sabato 3 ottobre, il Sindacato degli inquilini ha portato in piazza oltre 50 città, mentre a Madrid hanno sfilato tra 70mila e 500mila persone, secondo le stime delle autorità e degli organizzatori. Le richieste sono affitti dimezzati, contratti a tempo indeterminato ed esproprio delle case dei fondi d’investimento. Nel pomeriggio l’acampada si è allargata oltre Sol, con tende nelle vie Preciados e Arenal; tentativi simili ci sono stati a Valencia e Barcellona.
Gli studenti sono una parte attiva del movimento. Il Sindicato de Estudiantes e Izquierda Revolucionaria propongono di restare in Sol finché i sindacati non fisseranno la data dello sciopero generale. Chiedono anche di unire la protesta per la casa alla mobilitazione della scuola che a Madrid parte il 14 ottobre, trasformando quella data in una giornata di sciopero per istruzione, sanità, servizi pubblici e casa. Lunedì 5 ottobre la portavoce del Sindacato degli inquilini, Alicia del Río, ha confermato che l’acampada non ha una data di fine e che lo sciopero generale sarà convocato nel corso di novembre.
LE TENDE TORNANO ALLA STATALE DI MILANO
Anche in Italia la protesta passa dalle tende: dal 23 settembre il collettivo Cambiare Rotta le ha montate di nuovo nel cortile dell’Università Statale di Milano, in via Festa del Perdono, contro il caro affitti e i pochi posti negli studentati pubblici. Secondo gli studenti, l’ateneo dispone di 1.345 posti letto per 2.904 studenti idonei, mentre sul mercato una stanza può arrivare a 700 euro al mese. Nel mirino ci sono i criteri di merito per l’assegnazione degli alloggi. Per il collettivo sono una violazione del diritto allo studio, che riguarda chi vive nel mercato degli affitti di Milano, la città più cara d’Italia. Contestati anche i posti letto finanziati dal Pnrr, con tariffe che superano i 700 euro al mese. Anche qui la casa si intreccia con altri temi. Il collettivo chiede studentati pubblici gratuiti e di qualità e contesta la linea del governo su welfare e spesa militare: accanto alle tende sono comparsi striscioni contro il caro affitti e contro il riarmo.
Giovedì 1° ottobre i Collettivi Autorganizzati Universitari (Cau) hanno riportate le tende anche nei cortili degli atenei di Napoli, Padova, Torino, Bologna, Parma e Firenze, in una mobilitazione coordinata contro il caro affitti e la gestione degli alloggi per studenti. Lo slogan della campagna è “Sfrattiamo i super ricchi”. Accanto alle tende, caselle ispirate al Monopoly raccontano la vita dei fuorisede: affitti alti, pochi alloggi accessibili, lavori sottopagati.
NELLE SCUOLE SUPERIORI
Nelle scuole superiori la protesta guarda alla Francia. Liceali e universitari hanno lanciato iniziative “in solidarietà agli studenti francesi”, in un percorso che culminerà nello sciopero studentesco internazionale del 20 novembre contro guerra, militarismo e repressione. Oggi alle 10.30 i collettivi di licei come Cavour, Orazio, Giulio Cesare, Avogadro e Montessori si ritrovano in piazza dell’Immacolata per un’assemblea pubblica; il collettivo Osa promette occupazioni in tutte le scuole. A Torino le prime occupazioni sono partite ieri, lunedì 5 ottobre.
A Milano la mobilitazione arriva anche nei licei, dove si intrecciano temi diversi. Nella notte tra il 28 e il 29 settembre, davanti al liceo scientifico Einstein, un giovane di 20 anni, studente della Statale, è stato colpito alla testa con una bottiglia di vetro. Poco prima aveva strappato i manifesti di Blocco Studentesco, l’organizzazione giovanile di CasaPound. Secondo il collettivo del liceo, ad aggredirlo sarebbero stati una dozzina di militanti. I manifesti celebravano i vent’anni del gruppo. Il ragazzo è stato dimesso dal Policlinico con una prognosi di 30 giorni e la Questura ha avviato le indagini, mentre è stata annunciata un’interrogazione parlamentare. Per oggi, martedì 6 ottobre alle 18, è convocato un presidio aperto alla città in via Einstein.
L’episodio è diventato tema di discussione anche in altre scuole. Al liceo scientifico Vittorio Veneto gli studenti hanno bloccato l’ingresso dalle 8 alle 10, come ha spiegato il collettivo su Instagram. L’obiettivo, scrivono, era “riprenderci uno spazio necessario di confronto, ascolto e partecipazione” e dedicare tempo a “temi di attualità che troppo spesso restano fuori dalle nostre aule”. La discussione ha toccato tre temi: la violenza di genere e cultura dello stupro, a partire da un recente caso di violenza subita da una studentessa negli Stati Uniti; la sicurezza nelle scuole, partendo proprio dall’aggressione davanti all’Einstein; le prospettive internazionali, con un’analisi delle mobilitazioni nei licei francesi. Al termine dell’assemblea, chi ha voluto ha impresso le mani tinte di rosso sugli striscioni preparati dal collettivo, esposti poi nel cortile per tutta la giornata come “simbolo visuale di presenza e partecipazione”.





