La maturità degli altri

Last Updated: 20 Giugno 2026By Tags: ,

Psyco

(di Margherita Elli, psicologa e psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico)

Ogni anno, alla vigilia degli esami, un mondo di adulti – professori, psicologi, coach, genitori..- affolla i media dispensando consigli ai ragazzi che stanno per affrontare la maturità.

L’ansia della notte prima, la stretta allo stomaco al mattino, la paura del foglio bianco o il vuoto davanti alla commissione…chi ha vissuto quel passaggio sa quanto tutto questo – e tanto altro- lasci un segno indelebile dentro ciascuno.

Sono sensazioni fisiche ed emozioni intense che accompagnano l’idea che lì si decida qualcosa di definitivo ed è questo a contribuire a creare quella traccia che non scompare mai del tutto, riaffiorando in molti altri momenti della vita e ogni giugno.

C’è un esame che dentro ciascuno di noi non è mai del tutto finito e il consiglio dispensato diventa l’occasione per rivivere simbolicamente quell’esperienza, questa volta dotati di tutte le risorse che allora mancavano: una specie di seconda occasione presa in prestito dalle vite degli altri.

Bisogna fare attenzione però che in questo scambio i ragazzi reali non spariscano dietro alle nostre proiezioni: parliamo di loro e a loro, non di noi stessi attraverso di loro.

Vanno bene i consigli, gli elenchi puntati o le formule propiziatorie…ma non per liberarsi della propria ansia travestendola da saggezza. Ciò che è davvero importante è che il mondo adulto impari a sostare nell’incertezza, riesca ad accettare quell’angoscia ancora grezza e non ancora pensata, possa tollerare quel non sapere ancora come andrà a finire, che è il cuore di ogni vero passaggio.

La maturità che servirebbe a noi adulti non è dunque quella che si rievoca sui social, ma è più silenziosa e porta ad accettare il proprio posto sullo sfondo, come riferimento serio e rispettoso di un’esperienza che non è la propria.

Offrire una presenza discreta, mostrare disponibilità senza invadere, stare accanto senza sostituirsi e senza trasferire la propria emotività su chi sta vivendo qualcosa per la prima volta e deve farlo a modo proprio. E’ soprattutto recuperando questo ruolo solido e non bisognoso a sua volta, che da adulti si possono davvero accompagnare i ragazzi ad attraversare le esperienze più difficili che sono inevitabili e per questo tanto necessarie alla crescita.

E allora forse il vero messaggio va ai ragazzi: quelli “sfuggenti come le pantere” – di cui cantava Jovanotti nel 1992 – non fatevi catturare da una definizione, comprese quelle travestite da consigli. Vivete questo esame come si vive tutto ciò che conta davvero, con la paura, l’adrenalina, gli amici e tutto il resto.

Buona maturità, quella vera: la vostra.

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