Tra 3 e 5 miliardi euro: è il valore del lavoro sommerso e irregolare nel settore della musica dal vivo. È quanto stima una ricerca condotta dalla Fondazione Centro Studi Doc, centro di ricerca della rete Doc, e presentata oggi, nell’ambito della Milano Music Week, a Casa Doc, da Francesca Martinelli. Condotta su varie fonti (studi di settore, dati istituzionali di Istat e Inps/ex-Enpals, ricerche sul campo), la ricerca ha evidenziato che i confini del settore non sono definiti e il numero dei
musicisti in Italia varia da 145.000 secondo Symbola, ai 20.000 stimati dall’Istat, passando per i 43.500 secondo Inps. Ma questi numeri (riferiti al 2018), seppur variabili, rilevano un impatto economico importante. Il reddito dei musicisti, calcolato dall’Inps, è di circa 431 milioni di euro. Mentre il volume d’affari della musica live si aggira sui 1,55 miliardi di euro (dati Siae). Ma come calcolare il sommerso, se questo, “per definizione, è di difficile individuazione? Un po’ come la materia oscura in astrofisica – ha evidenziato la direttrice della Fondazione Centro Studi Doc – Tutti i confini di questo settore non sono chiari, né definiti, a partire dalla nomenclatura. Ci siamo basati sui dati più attendibili, quelli di Siae e Inps, e abbiamo stilato alcune ipotesi”.

Combinando la classificazione Siae (lirica, concerti, concertini, concerti all’aperto) e le ricerche sul campo, è emerso che riguardo al nero: nella lirica non c’è quasi nulla, mentre nei concerti (classica, jazz e leggera) un evento su due è pagato in nero, nei grandi eventi musicali il 33%, fanalino di coda i concertini delle feste popolari, matrimoni, locali, per i quali si registra una media di 9 eventi su 10 in nero. Attribuendo un peso a ciascun settore, dato dal volume di affari di ciascuno (calcolato da Siae), otteniamo un sommerso di circa 3 miliardi di euro. Considerando l’errore statistico del 25%, si arriva a un valore compreso tra i 2,8 miliardi e i
4,7 miliardi nel settore della musica dal vivo.

Ecco perché, la Fondazione Centro Studi Doc lancia la Call to Action “Moltiplica la musica”. Operatori, istituzioni, sindacati, rappresentanti del governo, associazioni di categoria e chiunque sia interessato sono invitati a partecipare condividendo le proprie proposte di riforma per moltiplicare gli investimenti in musica e cultura, contrastare l’evasione fiscale e tutelare dignità e diritti dei lavoratori dello spettacolo, inclusi i giovani talenti. Per inviare proposte e contributi c’è tempo fino al 13 dicembre 2019, inviando una mail a info@centrostudidoc.org . Alla Call to Action hanno già aderito con le loro proposte le rappresentanze sindacali di Cgil e Uil. “C’è bisogno di ammortizzatori sociali e agevolazioni fiscali per i lavoratori dello spettacolo – ha proposto dal palco di Casa Doc Emanuela Bizi (SLC-CGIL) – La legislazione deve venire incontro alle esigenze di questi lavoratori. Noi stiamo già lavorando su questo. Come Cgil, Cisl e Uil abbiamo inviato una revisione dei profili Enpals, che consentano una contribuzione specifica”.

Giordano Sangiorgi, Mei Meeting Etichette Indipendenti, invece, propone di istituire un osservatorio permanente sul fenomeno. “Il lavoro irregolare è anche un lavoro insicuro – ha aggiunto Marco Morone, tecnico della prevenzione ATS Milano – Questo ha un impatto importante sul sistema sanitario nazionale.
Al contrario per ogni euro investito in sicurezza, ogni azienda ha un ritorno di 2 euro”.

“C’è un problema di cultura generale – ha chiosato Demetrio Chiappa, presidente Doc Servizi – Il nero è considerato un atteggiamento positivo. Ma il punto è chiedersi se il lavoro artistico è un lavoro. Se sì, dobbiamo conoscere la forza lavoro, esattamente come avviene nell’industria. Lo spettacolo, e la cultura, è l’unico settore che non può essere misurato. E quindi è difficile fare azioni concrete, anche a livello politico. Se è un lavoro, dobbiamo fornire tutele, sicurezza e formazione”.
“Il lavoro irregolare è ancora diffuso nell’ambito della musica live” sostiene Chiara Chiappa, presidente di Fondazione Centro Studi Doc. La fotografia scattata in Italia è chiara: “Il pagamento non regolare del musicista ha un’origine, quasi endemica, legata a locali e feste popolari in cui circola denaro contante non tracciato, a causa anche delle difficoltà burocratiche e delle scarse economie del settore”.

Le proposte della Fondazione Centro Studi Doc riguardano innanzitutto la Semplificazione: semplificare le pratiche amministrative di regolarizzazione e pagamento delle prestazioni occasionali dello spettacolo svolte da non professionisti (anche principianti) attraverso l’istituzione dei Buoni Occasionali Semplificati dello Spettacolo (Boss), utilizzando la stessa procedura dei buoni famiglia Inps.
Vigilanza e controllo, la seconda proposta: incentivare la vigilanza dell’Inl, Inps e Inail e la sicurezza sul lavoro. Prevedere l’inserimento obbligatorio nel borderò Siae per l’individuazione degli artisti coinvolti. Infine, Incentivi economici per la musica dal vivo ricavati dalle risorse ottenute grazie all’emersione del sommerso della musica dal vivo e indotto. Il credito così ottenuto, chiamato Live tax credit, deve essere utilizzato per moltiplicare la musica dal vivo, quindi reinvestito in acquisto di
attrezzature, ristrutturazioni locali, servizi tecnici, pubblicità e pagamento dei diritti Siae.