Lucio Battisti come non lo si è mai ascoltato. Questo l’intento che ha spinto la Sony Music a dare vita al secondo volume di ‘Master’ (il primo è uscito due anni fa), un cofanetto, composto da 4 Cd accompagnato da un booklet di 40 pagine con foto e interviste dei più stretti collaboratori di Battisti come Mario Lavezzi, Alberto Radius, Gaetano Ria. L’opera, disponibile anche in triplo vinile, comprende 48 brani, tra i meno conosciuti del cantautore di Poggio Bustone, estratti dai nastri analogici originali, restaurati e rimasterizzati a 24bit/192Khz.

Nel ’94 Battisti pubblicava l’ultimo suo album in studio, ‘Hegel’. A distanza di 50 anni dal suo primo Lp (risale al ’69 ‘Lucio Battisti’ vol.1) e a più di vent’anni dalla sua morte questa non vuole essere un’operazione nostalgia, tutt’altro: “Mi auguro -spiega Gaetano Ria, tecnico del suono che dal 1971 al 1976 ha accompagnato Battisti- che finalmente le canzoni di Lucio possano infrangere i cuori dei ragazzi di oggi. Una volta -sottolinea- la musica era melodia. Ora i giovani non sanno cosa sia la melodia. Ecco, mi auguro che Battisti possa saper trasmettere tutto questo alle nuove generazioni”.

“Lucio -ricorda Ria- quando registrava non voleva nessuno in studio tranne i suoi musicisti perchè lui voleva vedere tutti mentre suonava. Per questo dovetti approntare lo studio in modo tale che lui, suonando, fosse in una posizione dalla quale potesse guardare in faccia tutti perchè con la sua mimica facciale riusciva a comunicare ai musicisti quello che dovevano fare”.

“Battisti era un vero innovatore nel panorama musicale italiano e non solo” sottolinea Mario Lavezzi, compositore e produttore, che per anni ha collaborato con la coppia Mogol-Battisti. “A Lucio piaceva sperimentare -spiega- si appassionava a tante cose e aveva mille interessi”. Con la chitarra Battisti, ricorda Lavezzi “non era un virtuoso e difatti chiamava me o Alberto Radius e Franco Mussida, ma dove la chitarra era strumento di accompagnamento, questo se lo faceva da solo. C’erano parti di chitarra -osserva- che nessuno, a parte lui, avrebbe potuto fare. Era un vero direttore d’orchestra senza partiture che si avvaleva molto dei musicisti che invitava suonare con lui”.

Tra i musicisti che hanno collaborato con Lucio Battisti, Alberto Radius è forse quello con il quale ha legato maggiormente: “Quando conobbi Lucio eravamo entrambi molto giovani, avevamo, credo, 14 anni -ricorda Radius- anni dopo mi contattò con Mogol perchè lavorassi con lui. Lucio era letteralmente innamorato della mia chitarra, una Gibson Les Paul del ’58 che aveva un timbro molto rock e che era la chitarra dei principali gruppi inglesi di quel periodo”.

 

 

Alberto Radius, per anni chitarrista di Battisti