A Milano le strade scolastiche diventano il posto ‘cool’ dei quartieri

Last Updated: 30 Settembre 2026By

Politico

Meno clacson, più chiacchiere. Meno parcheggi, più persone. Meno auto in doppia fila davanti ai cancelli, più panchine, tavoli da ping pong e giochi dipinti sull’asfalto. Da alcuni anni Milano sta riscrivendo il proprio spazio pubblico un pezzo alla volta: slarghi sottratti al traffico, incroci ridisegnati, tratti di strada davanti alle scuole restituiti a studenti, famiglie e residenti. Il modello è quello già sperimentato in altre città europee, dalle “school streets” di Londra alle “rues aux écoles” di Parigi, ma a Milano ha preso un nome preciso: Piazze Aperte.

COME E’ NATO IL PROGRAMMA

Il programma parte nel 2018, sviluppato dal Comune insieme a Bloomberg Associates e a realtà internazionali specializzate nella progettazione urbana. Si parte dalla constatazione che in molti quartieri esistono spazi di risulta, incroci sovradimensionati, piazze diventate parcheggi, che potrebbero tornare a essere luoghi di incontro. Invece di aspettare anni per progetti definitivi e costosi, si interviene con gli strumenti dell’urbanistica tattica: vernice colorata sull’asfalto, fioriere, panchine, tavoli, rastrelliere. Interventi rapidi, economici e reversibili, che permettono di sperimentare una nuova configurazione dello spazio e di verificarne l’effetto sulla vita del quartiere prima di renderla permanente.

Il primo esperimento è stato piazza Dergano, nel settembre 2018: un incrocio dominato dalle auto trasformato in pochi giorni in una piazza colorata, con tavoli e sedute. Poco dopo è stata la volta di piazza Angilberto II, al Corvetto, in un quartiere periferico che aveva bisogno di spazi di socialità. Nel 2019 è arrivata piazza Tito Minniti, all’Isola. Da quei primi casi pilota il programma si è allargato a decine di interventi in quartieri molto diversi tra loro, dal centro alle periferie, e diverse piazze nate come sperimentazioni sono poi diventate definitive.

DALLE PIAZZE ALLE SCUOLE

Negli ultimi anni il programma ha trovato un terreno particolarmente fertile davanti agli istituti scolastici. La cornice normativa esiste dal 2020, quando il Codice della strada ha introdotto la ‘zona scolastica’, che consente ai Comuni di limitare o vietare circolazione e sosta nelle vie adiacenti alle scuole. Milano l’ha tradotta in pratica con il bando “Piazze Aperte per ogni scuola”, che ha raccolto decine di proposte presentate da istituti, associazioni di genitori, comitati di quartiere e semplici cittadini: segno che la domanda di spazi diversi, sotto casa e davanti a scuola, era già diffusa prima che l’amministrazione la intercettasse.

Il meccanismo del bando è significativo. Non è il Comune a decidere da solo dove intervenire: sono le comunità a segnalare i luoghi, a proporre soluzioni, spesso a impegnarsi nella cura degli spazi una volta realizzati. È un modo per costruire consenso attorno a interventi che, sottraendo posti auto, rischiano altrimenti di suscitare resistenze.

IL CASO DI VIA GATTAMELATA

L’ultimo intervento in ordine di tempo è in via Gattamelata, in zona Portello, dove l’avvio dell’anno scolastico ha coinciso con l’inaugurazione di una nuova area pedonale con panchine, fioriere, tavoli da ping pong e spazi per il gioco. Il primo giorno di scuola, qui, non è stato solo il rito dei cartellini e degli zaini nuovi: è stato anche il primo giorno di vita di una piazza.

Ma via Gattamelata-Faravelli è anche l’esempio più evidente di come i progetti migliori non nascano necessariamente negli uffici di Palazzo Marino. L’iniziativa è stata promossa da Parteciprato, associazione di abitanti nata con un obiettivo preciso: trasformare un’area dismessa in un giardino condiviso. L’esperienza del giardino ha fatto da palestra, creando una rete di persone che si conoscono, si incontrano, si organizzano. Da lì il passo successivo è stato naturale: guardare oltre il perimetro del giardino, verso la strada che lo costeggia e verso la scuola, e chiedersi perché anche quel tratto di asfalto dovesse restare solo un luogo di transito. Colori sull’asfalto, nuove geometrie e arredi hanno fatto il resto, trasformando una via di passaggio in uno spazio di aggregazione aperto a bambini, ragazzi, famiglie e residenti.

UNA PIAZZA CHE FA RINASCERE UN QUARTIERE

Da Dergano al Portello, il filo che unisce questi interventi va oltre la sicurezza stradale. Una piazza è prima di tutto un’occasione di incontro: moltiplica gli scambi casuali tra persone che altrimenti non si parlerebbero, e da quegli scambi nascono relazioni, fiducia, senso di appartenenza. Uno spazio frequentato e curato è anche più sicuro, perché la presenza di persone a ogni ora del giorno è il miglior presidio contro l’abbandono. E un luogo che gli abitanti sentono proprio, perché hanno contribuito a immaginarlo, tende a essere rispettato e difeso più di qualunque arredo calato dall’alto.

C’è poi un effetto meno visibile ma altrettanto importante: le piazze cambiano le abitudini. Se davanti alla scuola non si può più parcheggiare in doppia fila, sempre più famiglie scelgono di accompagnare i figli a piedi o in bicicletta. I bambini guadagnano autonomia, l’aria migliora, il traffico si alleggerisce anche nelle vie vicine. E i negozi di vicinato, spesso, beneficiano di un passaggio pedonale più intenso.

Non sono mancate, negli anni, le critiche: residenti e commercianti preoccupati per la perdita di parcheggi, polemiche sull’estetica degli interventi, dubbi sulla manutenzione degli arredi nel tempo. Proprio per questo il carattere sperimentale del programma si è rivelato un punto di forza: permette di correggere, adattare, e talvolta tornare indietro. L’esperienza milanese dimostra che la rigenerazione urbana funziona meglio quando istituzioni e cittadini si muovono nella stessa direzione: il Comune fornisce le regole, gli strumenti e le risorse, ma sono le comunità locali a dare a uno spazio il suo significato. Parteciprato, con il suo giardino prima e con la piazza poi, ne è la prova più recente.

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