Ragazzina risucchiata dal bocchettone in piscina, troppi i casi simili

Last Updated: 16 Luglio 2026By Tags: , ,

Politico

L’incidente che ha coinvolto una tredicenne ai Bagni Segesta di Sestri Levante, risucchiata dal bocchettone di aspirazione di una piscina e ricoverata in gravissime condizioni al Gaslini di Genova dopo oltre trenta minuti di manovre rianimatorie, riporta drammaticamente all’attenzione un fenomeno che negli ultimi anni ha colpito più volte bambini e ragazzi in stabilimenti balneari, hotel e terme di tutta Italia. Una serie di episodi che, pur con esiti diversi, condividono la stessa dinamica: la potente forza di aspirazione generata dagli impianti di depurazione delle piscine, capace di intrappolare capelli, arti,

LA DINAMICA DEL FENOMENO

Gli esperti del settore distinguono diverse tipologie di intrappolamento riconosciute a livello internazionale: quello per capelli, quando la chioma viene risucchiata e si annoda nella griglia di aspirazione; quello meccanico degli arti, quando una mano, un piede o una gamba resta incastrata nel condotto; e quello dell’intero corpo, quando il busto copre per intero lo scarico creando un effetto ventosa che può risultare fatale. Il problema, spiegano i tecnici, non è il bocchettone in sé ma la potenza delle pompe che vi sono collegate: in un impianto non a norma o con le griglie di protezione danneggiate o assenti, la pressione negativa generata può essere talmente forte da rendere vano ogni tentativo di divincolarsi con le sole forze umane.

I CASI DEGLI ULTIMI MESI

Quello di Sestri Levante non è un fatto isolato nemmeno a livello locale. Nella stessa Liguria, a fine maggio, una bambina di appena tre anni era stata risucchiata dal bocchettone della vasca idromassaggio di un residence di Celle Ligure, sulla riviera di ponente, dove alloggiava con la famiglia di origine tedesca. Anche lei era stata trasportata d’urgenza al Gaslini e ricoverata in gravi condizioni; dopo alcuni giorni era però riuscita a riprendere a respirare autonomamente.

Ancora più drammatico l’epilogo di un’altra vicenda avvenuta poche settimane prima, il 18 aprile scorso, quando un bambino di sette anni in vacanza con la famiglia per festeggiare il compleanno è morto annegato nella piscina sulfurea delle Terme Vescine, a Suio, nel comune di Castelforte, in provincia di Latina. Il piccolo era scomparso alla vista dei genitori mentre faceva il bagno; il padre si era tuffato per soccorrerlo e aveva praticato manovre di rianimazione fino all’arrivo del personale del 118, ma ogni sforzo si è rivelato inutile. Gli inquirenti stanno verificando se un bocchettone dell’impianto di aspirazione possa aver trattenuto il corpo del bambino sul fondo della vasca.

Pochi giorni prima, il 5 aprile, giorno di Pasqua, un dodicenne di San Benedetto del Tronto in vacanza con la famiglia, era rimasto con una gamba intrappolata nel bocchettone di scarico della vasca idromassaggio della spa di un hotel di Pennabilli, in provincia di Rimini. Nonostante l’intervento del padre e dello zio, il ragazzo era rimasto sott’acqua per diversi minuti prima di essere liberato; trasportato in elisoccorso all’ospedale Infermi di Rimini, non aveva più ripreso conoscenza ed era morto dopo quattro giorni di agonia. L’autopsia ha stabilito che il decesso è avvenuto per annegamento da sindrome da sommersione. La Procura di Rimini ha aperto un fascicolo per omicidio colposo iscrivendo tre persone nel registro degli indagati, tra cui il legale rappresentante della società che gestisce l’hotel.

LA NORMATIVA E LE ATTENZIONI NECESSARIE

Potremmo andare avanti a citare casi simili avvenuti negli anni ancora precedenti. Ricordiamo solamente che nel giugno 2002 una bambina di sette anni, Virginia Graeme Baker, nipote dell’ex segretario di Stato americano James Baker, era morta dopo essere rimasta bloccata dalla potente aspirazione dello scarico sul fondo di una vasca idromassaggio. La vicenda, raccontata pubblicamente dalla madre della piccola, portò all’approvazione da parte del Congresso, nel dicembre 2007, del Virginia Graeme Baker Pool and Spa Safety Act, la legge federale che impone standard di sicurezza rigorosi per gli impianti di aspirazione delle piscine pubbliche statunitensi, entrata in vigore alla fine del 2008.

In Italia, la progettazione e la gestione delle piscine pubbliche sono regolate principalmente dalla UNI EN 13451 (norma europea recepita in Italia ), che impone specifici standard anti-intrappolamento: tra questi, il limite alla velocità di passaggio dell’acqua attraverso le griglie di aspirazione, che non dovrebbe superare i 0,5 metri al secondo, oltre all’obbligo di dotare gli impianti di griglie integre e correttamente fissate. Le norme igieniche prevedono inoltre, in molte strutture, l’uso della cuffia per i bagnanti, proprio per ridurre il rischio di intrappolamento dei capelli lunghi.

Gli esperti raccomandano ai genitori alcune semplici precauzioni: legare sempre i capelli lunghi dei bambini prima di un bagno in piscina, insegnare loro a non giocare né sostare vicino ai bocchettoni di aspirazione o agli impianti di idromassaggio, e controllare visivamente lo stato delle griglie di protezione prima di entrare in acqua, evitando le vasche dove risultino rotte, mancanti o mal fissate. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, più della metà degli annegamenti che avvengono nelle piscine italiane riguarda bambini fino ai dodici anni di età: un dato che, unito alla serie di episodi degli ultimi anni, continua ad alimentare il dibattito sulla necessità di controlli più rigorosi e sistematici sugli impianti di aspirazione delle strutture ricettive e balneari di tutto il Paese.

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