La Regina Camilla contro la violenza sulle donne

Last Updated: 4 Febbraio 2024By Tags: ,

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(Dalla nostra corrispondente da Londra,  Antonella Zangaro)

“Abbiate la capacità di rompere il silenzio corrosivo che spesso circonda gli abusi”. La battaglia contro la violenza sulle donne è da sempre uno dei principali impegni portati avanti dall’attivismo della regina Camilla. E questo è stato anche uno dei temi al centro del discorso reso dalla sovrana in occasione della cerimonia per i 135 anni dalla fondazione dell’associazione della stampa estera inglese, la più antica  e grande al mondo.

Non a caso, perché fu nel 1888, quando giornalisti di tutto il mondo furono inviati in Gran Bretagna per seguire l’inchiesta su Jack lo squartatore, che nacque la necessità di riunirsi in una confederazione per ottenere, insieme, una maggiore accessibilità alle fonti e alle informazioni.

Quel drammatico caso di cronaca fu uno dei più gravi casi di violenza di genere mai perpetrati nella storia.

Ed è così che tutto, ancora oggi, si tiene insieme e la stampa continua ad avere un ruolo chiave nella forza che serve alle vittime per denunciare gli abusi e agli inquirenti per fermare i responsabili di violenze e femminicidi.

“Portate allo scoperto la voce delle vittime – ha sottolineato Camilla – infrangete i tabù e fate luce su questi crimini atroci supportando anche chi può fare qualcosa per essere d’aiuto”.

Nel corso della serata nel centralissimo Sheraton Grand Hotel di Piccadilly, a Londra e che ha visto la premiazione dei Media Awards 2023, la sovrana ha anche ricevuto la tessera onoraria dell’associazione, così come nel 2008 l’aveva ottenuta l’allora principe del Galles, oggi re Carlo III. “Non esistono molte associazioni che possano vantare la presenza di ben due teste coronate tra i loro membri” ha ironizzato la direttrice della FPA, l’italiana Deborah Bonetti, che ha consegnato la membership nelle mani di una Camilla che ha regalato anche qualche frecciata sul suo controverso rapporto con la stampa. Non si possono infatti dimenticare il peso ed il ruolo esercitati dalla stampa nella sua vita personale, nel male e forse oggi, anche nel bene.