(di Daniele Rossignoli) In gara al 71/mo Festival di Sanremo con il brano ‘Mai dire mai (la locura)’, Willie Peyote è l’unico, tra i 26 big in gara, ad affrontare il tema del covid e delle sue conseguenze. Nel brano in gara, infatti, si fa riferimento alla riapertura degli stadi ma non dei teatri e dei live e dopo un anno di sofferenza per tutto il mondo della musica “trovo ci sia un po’ di incoerenza”, osserva, per il fatto che nessuno dei suoi colleghi in gara abbia affrontato l’argomento. “Siamo stato bombardati quotidianamente da notizie riguardanti il covid e all’improvviso sembra che se ne siano dimenticati tutti”.

“Forse -prosegue Willi Peyote- è in atto un tentativo di evadere da questo brutto momento. Forse ci sta anche prendersi una pausa dopodiché -tiene a sottolineare- dal mio punto di vista del tutto personale, trovo ingiusto che rispetto a tutti i discorsi portati avanti nei mesi scorsi sull’impossibilità di fare musica dal vivo, salire sull’unico palco che quest’anno può permettersi di suonare e non dire niente. Mi sembra incoerente. Ho vissuto anch’io un anno drammatico e non me ne sono dimenticato”.

Per Willie Peyote la ripresa dei live è un argomento “che va affrontato seriamente e decisamente. Il presupposto -osserva- è che ci si confronti tutti: artisti, associazioni di categoria, organizzatori live e comitato tecnico scientifico per far sì che si riparta. All’aperto si è dimostrato che si può ripartire. I live dell’estate scorsa non hanno provocato nessun problema quindi è evidente che, con tutte le precauzioni del caso, è possibile tornare a fare musica dal vivo in presenza del pubblico. E’ un argomento che deve passare attraverso il confronto, ma -conclude- dobbiamo però essere ascoltati”.

Per la prima volta in gara al Festival, Willie Peyote spiega di aver voluto esserci “quest’anno in particolare perché l’Ariston è l’unico palco dove si può suonare e dove si può dire qualcosa. Penso che, proprie perché è un anno che non lavoriamo, sia giusto esserci per dire un’opinione. Se io espongo un’opinione e ci confrontiamo abbiamo già fatto un buon servizio”. Quanto alla gara “non sono in competizione con nessuno, sono lì a giocare e scherzare con colleghi con i quali ho condiviso tanti palchi. Preferisco forse arrivare ultimo che quindicesimo però non ho pensato alla classifica e non mi interessa”.

Esibirsi poi senza pubblico in sala sembra non essere un problema per Willie Peyote, anzi: “da spettatore forse mi avrebbe dato fastidio -spiega- ma da cantante tutto sommato la cosa non mi urta. Se fosse stato un concerto vero, l’assenza del pubblico mi farebbe male ma Sanremo, per me, si può fare anche senza i signori impellicciati in seconda fila”.

Per quanto riguarda il brano in gara “parla di come ci siamo ormai abituati a mettere al primo posto il mero intrattenimento, in tutti i campi, dall’arte e la cultura, passando per lo sport e arrivando anche alla politica. Avere un personaggio che funziona -spiega- è più importante che avere talento, avere il consenso è più importante che avere un programma, far parlare di sé è più importante che avere qualcosa da dire. Anche in pandemia ‘the show must go on’ quindi si gioca lo stesso anche con gli stadi vuoti, teatri chiusi e concerti annullati ma con gli streaming e i talent show la giostra sembra continuare a girare. Questa -conclude- è l’Italia del futuro: un paese di musichette mentre fuori c’è la morte”.