(di Daniele Rossignoli) “Finalmente si comincia a parlare di musica. La parte più importante del Festival di Sanremo è la musica in gara ed è la parte che mi diverte in assoluto”. Amadeus, in occasione dell’ascolto dei brani in gara alla 71/ma edizione del festival riservato alla stampa, ha rimesso al centro di tutto la musica che, come ha tenuto a sottolineare il direttore di Rai1, Stefano Coletta “va di là di tutte le polemiche, di tutti i tatticismi di questi mesi”. La musica, quindi, vera e unica protagonista con i 26 protagonisti in gara dal 2 al 6 marzo al Teatro Ariston di Sanremo.

E quindi, parliamo anche noi, finalmente di musica e dei brani in gara. Il festival della ripartenza sembra tuttavia guardare al passato: gran parte dei brani in gara, infatti, si rifanno ad armonie tipiche degli anni ’70 e anche i più giovani sembrano voler dimenticare l’anno appena trascorso, guardando al futuro con ottimismo e nel segno dell’amore. Per questo, spicca l’assenza di canzoni dedicate, o che facciano qualche riferimento, alla tragedia che ha attraversato il paese, e il mondo, da un anno a questa parte: il Coronavirus. L’unico a fare un esplicito richiamo alla pandemia è Willie Peyote con ‘Mai dire mai (la locura’): “siamo giovani affamati, siamo schiavi dell’hype, non si vendono più i dischi tanto c’è Spotify. Riapriamo gli stadi ma non i teatri né live. Magari faccio due palleggi, mai dire mai”.

Delle oltre 300 canzoni fatte arrivare al direttore artistico la scelta sulle 26 in gara non è stata facile: “possono sembrare tante -ha tenuto a sottolineare Amadeus- ma al disotto di questo numero non ce l’ho fatta a scendere. Anzi, ne avevo considerate 30 e dopo lunghe riflessioni sono stato costretto a scartarne altre quattro”. Tornando ai brani, spicca non certo per originalità ma anzi, forse proprio per questo, il brano di Orietta Berti ‘Quando ti sei innamorato’, tipica canzone d’amore all’italiana che ci riporta agli anni ’60. “La senti e già lo sai che brucia dentro come una fiamma ormai ti lascia il segno. Quando mi guardi tu so quello che vorrei. Come una musica mi scorri dentro, un fiume in piena ormai fino allo schianto” canta l’Orietta nazionale che poi prosegue: “Quando ti sei innamorato, perduto da allora niente è cambiato. Quando mi hai detto ‘ti amo’, confuso dicesti non vado lontano, io resto con te”.

Quella di Orietta Berti, ha sottolineato Amadeus “è una canzone classica per Sanremo, pensata a tutti coloro che sono a casa e che si vogliono bene. Ho fortemente voluto Orietta Berti -ha aggiunto- perché è un simbolo della storia della musica italiana e per questo le ho chiesto di partecipare al festival”.

Ma non è solo Orietta Berti a cantare l’amore, anche tra i più giovani spicca questo sentimento, soprattutto quando questo amore finisce. In particolare nel brano di Arisa, ‘Potevi fare di più’, scritto apposta per lei da Gigi D’Alessio: “Lasciarsi adesso non fa più male, non è importante -canta- cosa ci importa di quello che può dire la gente. Ci sono troppi rancori che ci fanno star male. Mi sono messa in disparte, sola con il mio dolore. A cosa serve cercare se non vuoi più trovare. A che serve volare se puoi solo cadere. A che serve dormire se n on hai da sognare”.

Tra i più attesi di questo festival anche Francesco Renga con un brano, ‘Quando trovo te’,  pieno di speranza  per il futuro: “Questa volta ho come l’impressione che la speranza abbia cambiato umore e la mia testa non ne vuole più sapere di stare ferma e io continuo a camminare” canta Renga che prosegue “dicono che tornerà sereno a fine mese. All’improvviso torno a respirare”.

Attesa anche per la coppia Francesca MichielinFedez con ‘Chiamami per nome’: “Certi inizi non si meritano nemmeno una fine ma la tua bocca mi convince. Un bacio alla volta come sassi contro le vetrine. Mi sembra di morire quando parli di me in un modo che odio. Aiutami a capire se alla fine di me vedi solo il buono. Sotto questo temporale piove sulla cattedrale. Rinunceremo all’oro scambiandolo per pane”.

Ermal Meta, invece, con ‘Un milione di cose da dirti’ racconta di un amore delicato: “siamo come due stelle scampate al mattino se mi resti vicino non ci spegne nessuno. Tu diventi più bella ad ogni tuo respiro e mi allunghi la vita inconsapevolmente. Avrei un milione di cose da dirti ma non dico niente, in un mare di giorni felici annega la mia mente”. D’amore parla anche il brano de La Rappresentante di Lista con ‘Amare’ “senza avere tanto, urlare dopo aver pianto, parlare senza dire niente”

In attesa di una conferma o meno di Adriano Celentano sul palco dell’Ariston a portare a Sanremo il ‘molleggiato’ ci pensa, per ora, Bugo con la sua ‘E invece sì’: “voglio immaginarmi che non ho sbagliato -canta- e che il paradiso è il mio supermercato con la birra in saldo e il poster di Celentano. E’ meglio così. Voglio immaginarmi che anche un dittatore s’innamora, vomita e poi si commuove”.

Ma a caratterizzare questa edizione del festival la totale mancanza di brani puramente trap: c’è il rock, il punk, un po’ di liscio ma, stranamente, manca quello che per i più giovani è considerato il genere del momento. Forse, come ha sottolineato lo stesso Amadeus “anche tra i giovani talenti c’è molto riferimento al passato. Significa che molti giovani stanno riscoprendo la musica degli anni ’70”. Ecco quindi che anche Ghemon abbandona il rap nudo e crudo per un brano, ‘Momento perfetto’, quasi una fuga dal passato: “avevo aspettative su chissà quali risultati ma erano tranelli e mi ritrovo con le mani tra i capelli. alle volte vorrei smettere, non nego che mi intriga il pensiero di sparire, l’idea di cambiare vita”.

Anche Random e Irama sembrano un po’ meno rap del solito rispettivamente con ‘Torno a te’ e ‘La genesi del tuo colore’ mentre Madame, con ‘Voce’ non si discosta dal suo genere, chiedendosi “dove sei finita amore, come non ci sei più e ti dico mi manchi, se vuoi ti dico cosa mi manca adesso che non ci sono più, adesso che ridono di me, adesso che non ci sei più non se se ti ricordi di me. quanto è bello abbracciarti per sentirti un po’ accanto, sarà bello abbracciarti e dirti mi sei mancata”.

Da Max Gazzè, con il ‘Farmacista’ il solito brano un po’ scanzonato e allegro ma con una vena malinconica nel finale. “Ma adesso aspetta cara c’è un problema, questa camicia mi incatena, un po’ me l’hanno stretta a forza sulla schiena, non chiedermi perché, io che ne so”.

A infiammare il palco dell’Ariston con un rock misto punk potrebbero essere i Maneskin con la loro ‘Zitti e buoni’: “Sono fuori di testa ma diverso da loro e tu sei fuori di testa diversa da loro. Siamo fuori di testa ma diversi  da loro” cantano. “Parla la gente purtroppo parla, non sa di che cosa parla. Tu portami dove sto a galla che qui mi manca l’aria”.

Ma ancora più rock Lo Stato Sociale con la loro ‘Combat pop’: “Metti il vestito buono, sorrisi e strette di mano che non è niente male  questo funerale. Credevi fosse amore e invece era un coglione, sbaglia anche il migliore ma con stile. Il tatuaggio sul collo ce l’ha anche mio nonno e le elezioni di maggio le vince il solito gonzo”.

Per il resto ‘nulla di nuovo sotto il sole’: Aiello con ‘Ora’ parla di “sesso e ibuprofene” analgesico antinfiammatorio dopo “13 ore in un letto quella notte io e te”. Annalisa con ‘Dieci’ “siamo dentro i ghiacciai, dieci giorni in una notte, dieci bocche sul mio cocktail”. Colapesce e Dimartino con ‘Musica leggerissima spiegano che “se fosse un’orchestra a parlare di noi sarebbe più faciloe cantarsi un addio, diventare adulti, sarebbe un crescendo di violini e guai”. La coppia Cosma_Cose cantano il loro amore: “grattugio le tue lacrime, ci salerò la pasta. Ti mangio la malinconia così magari poi ti passa, mentre ondeggi come una foglia, aonzi come la California”.

Con gli Extraliscio  si fa un salto negli anni ’70 con la loro ‘Bianca luce nera’, un tango-punk da balera, mentre il giovane Fasma con ‘Parlami’ prega la sua amata di guardarlo negli occhi “perché dentro ai tuoi occhi già vedo come mi immagini”. Fulminacci con ‘Santa Marinella’ invita la sua lei a lasciarlo stare perché è una giornata no. Gaia con ‘Cuore amaro’ ci porta ai ritmi caraibici mentre Gio Evan con ‘Arnica’ spiega di volare “con la testa tra le nuvole ma vedessi il cuore quanto va più in alto e non voglio dimenticare niente però fa male ricordarsi tutto”. Due brani ‘classici’ quelli di Malika Ayane ‘Ti piaci così’ e di Noemi ‘Glicine’, che rispecchiano la loro storia musicale.