(di Daniele Rossignoli) Un album fortemente intriso di nostalgia. Nostalgia per la donna che non c’è più o che non c’è mi stata. Nostalgia per il tempo passato. Nostalgia di qualcosa di ideale, che magari non si è mai neppure presentato. Con lo spoken album ‘Lettere da altrove’ (Riff Records/the house of love) lo scrittore, regista e cantautore Lory Muratti dà sfogo ai suoi sentimenti più intimi attraverso otto brani, “pagine appuntate da chi non può dimenticare dove la realtà si confonde nelle pieghe della memoria rivelandosi alla coscienza soltanto nel finale” con un intenso e luminoso richiamo alla vita.

Scritto durante l’isolamento della primavera scorsa, isolamento trascorso nella sua casa sul lago di Monate, l’album “è nato quasi di getto. Non era in programma, anzi -spiega Lory Muratti intervistato da IlMohicano– avevo già pronto un romanzo ed un album che per ora ho rimesso nel cassetto”. La formula dello spoken album adottata da tempo da Muratti altro non è “che una esperienza di ascolto in un momento in cui di ascolto se ne fa poco. Il mio processo creativo -spiega- prende sempre il via dalla dimensione narrativa. Sin dagli inizi io scrivo in genere un racconto dal quale vado a costruire il testo di una canzone. Canzone che, per atmosfere e immaginario musicale, si rifà alla storia che ho scritto. Le due cose viaggiano in parallelo”.

Filo conduttore dell’album la storia di un amore vissuto e travagliato, dove i due protagonisti si ritrovano imprigionati da una epidemia in un’ex ricovero barche “e questo -sottolinea l’autore- è l’unico riferimento che si fa del virus”. Dal primo brano dell’album, ‘Il vecchio ricovero barche’ “ha inizio questo incontro-scontro di sbalzi emotivi, di dimensioni minimaliste ma molto intense, tra queste due figure che continuano a incontrarsi e scontrarsi in uno spazio limitato, per poi arrivare al finale dove si scopre che nel ricovero barche il protagonista è stato per tutto il tempo in realtà da solo. Era tornato in quel luogo per fermarsi una sola notte e per liberarsi del ricordo di lei ma invece è rimasto ‘rinchiuso’ per settimane, vivendo una sorta di sogno liquido nel quale lei è accanto a lui ma in realtà lui è lì da solo”.

In ‘Lettere da altrove’, “altrove -spiega Lory Muratti- è sia il luogo in cui vivo, dove la calma domina sovrana tutto l’anno, ma è anche il luogo che abita dentro ognuno di noi, una sorta di subconscio, di parte profonda della nostra anima nella quale risiedono anche le memorie. Nella narrazione di questi otto brani altrove è sia il luogo fisico che il luogo in cui il protagonista va a rifugiarsi per cercare di dare un posto al ricordo di questa figura femminile che non c’è più”.

Un album, come detto, caratterizzato dalla nostalgia. Nostalgia anche di un ritorno alla ‘normalità’ dopo tutti questi lunghi mesi difficili a causa del Covid: “quello che è certo -secondo Muratti- è che ci sarà un cambiamento dello scenario anche nel nostro settore. Continuo a sentire colleghi in grave difficoltà, locali che chiudono. Tutto questo -osserva- porterà ad una selezione brutale. Mi auguro -aggiunge- che ci sia una esplosione di carattere energetico da parte di tutti, che ci metta nella condizione di tirare fuori il meglio sia dal punto di vista artistico che umano. Che si tirino giù un po’ di maschere inutili, di atteggiamenti falsati che non sono probabilmente centrati rispetto al momento. Osservo un grande senso di superficialità, quasi a voler sdrammatizzare il momento anche se ritengo non sia molto da sdrammatizzare, bisogna rimanere orientati al positivo e al bello ma pur raccontando le cose come stanno”.

In questi giorni è in rotazione radiofonica e disponibile in digital download e sulle piattaforme streaming ‘Ostaggi del tempo’, il secondo singolo di Lory Muratti, accompagnato da un video scritto, diretto e montato dallo stesso artista e girato in un vecchio ricovero barche sulle sponde del lago di Monate in provincia di Varese. Si tratta di un videoclip minimalista, rappresentazione metaforica del ‘luogo-non luogo’ in cui ci si è trovato a far scorrere i giorni durante il lockdown di marzo e aprile. Un periodo, spiega  “vissuto cerando di dare un senso alle mie giornate e a tutto quanto stava accadendo. Se non l’avessi fatto, avrei fatto ancora più fatica a superare quei momenti. Mi sono chiesto -conclude- come avrei potuto dare un senso a tutto ciò per far sì che non fosse solo un periodo da dimenticare”.

 

Photo credit: Nicola Chiorzi