(di Daniele Rossignoli) “Vedo molti miei colleghi piuttosto arrabbiati e hanno ragione di esserlo. Lo siamo tutti. Bisogna però mettere nelle condizioni il Governo di capire quali sono le problematiche del settore”. Francesco Sacco, che esce proprio oggi con il suo nuovo album ‘La voce umana’, sulle piattaforme streaming e in digital download, racconta a IlMohicano come ha trascorso questi mesi di quarantena a causa dell’epidemia da coronavirus, con un album finito pronto ad essere pubblicato e i dubbi sull’eventualità di spostarne l’uscita.

“L’album -spiega- è nato due anni fa, al termine di un periodo particolarmente impegnativo. Avevo partecipato al ‘Fuori Salone’ di Milano e mi sono ritrovato a Venezia, dove avevo accompagnato mia moglie che è danzatrice e coreografa. Ero passato quindi da momenti super impegnati ad altri di assoluto relax durante i quali mi sono dedicato alla scrittura”.

Il titolo dell’album fa riferimento all’omonima opera teatrale di Jean Cocteau, le cui parole introducono questo disco e ne riassumono i temi principali: la ricerca di contatto, l’introspezione e la relazione. Tutti temi che sono poi venuti meno quando è scattata la quarantena. “Mi reputo abbastanza fortunato -sottolinea Sacco- perchè tutto sommato questa quarantena non mi è pesata più di tanto. Avevo un sacco di lavoro da fare, dalla promozione del disco alla gestione della sua uscita. Dal punto di vista umano, però, l’assenza di socialità l’ho accusata particolarmente”.

Una assenza di rapporti sociali che non ha favorito l’ispirazione per la creazione di nuovi brani: “Io sono di quella scuola di pensiero secondo la quale senza vita non c’è arte. Ecco perchè -spiega- non ho trovato alcuna fonte di ispirazione durante il loockdown. Avrei, forse, potuto scrivere una canzone su quanto stavo vivendo, ma non mi sembrava opportuno farlo”.

Tornando all’album ‘La voce umana’ “è stato un po’ come rimontare una matrioska: ho condensato in poche settimane di lavoro in studio canzoni che ho scritto in mesi, che a loro volta racchiudono anni di vita – racconta Francesco Sacco – Il titolo è ispirato all’omonimo monologo di Jean Cocteau, presente sia nell’Intro che ne ‘Il Lido di Venezia’, il brano conclusivo. Nel testo di Cocteau una donna telefona al suo amante sul finire della loro storia: quando le risposte non arrivano lei inizia a parlare da sola, lanciandosi in lunghi flussi di coscienza che sfociano in autoanalisi. Mi riconosco molto in quest’immagine: scrivere questo disco è stato una lunga telefonata con me stesso”.

Photo credit: Federica Sasso