Alessandro Quarta, violinista e compositore, scrive al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e al Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Dario Franceschini, lanciando un appello per la tutela dei lavoratori dello spettacolo, gravemente colpiti dalla crisi in corso a causa del diffondersi dell’epidemia da coronavirus. Dopo aver lanciato la petizione ‘L’arte è viva’, assieme a Danilo Rossi, Mario Brunello e Alessio Boni per difendere lo spettacolo dal vivo che ha raccolto oltre 20 mila firme, Alessandro Quarta, si fa ora portavoce di tutti i lavoratori del mondo dello spettacolo con un invito a tutelare il settore della cultura e della musica.

“Siamo un popolo di artisti, di lavoratori -scrive Quarta- siamo i lavoratori dello spettacolo, artisti e non solo…quelli che sono in scena su un palcoscenico e quelli che non appaiono sullo stesso ma sono altresì importanti, necessari, e sono tanti: tecnici audio, tecnici luci, trasportatori, montatori, fotografi, manager, uffici stampa, promoter, organizzatori, registi, sceneggiatori, drammaturghi, coreografi, montatori di grandi palchi, impiegati amministrativi, agenti di spettacolo, scenografi, costumisti, operatori del cinema, sarti, truccatori, parrucchieri, addetti alle pulizie, alla biglietteria, addetti di sala, maschere, giornalisti di settore”.

“Loro -prosegue il compositore nella sua lettera- hanno bisogno di noi artisti per vivere, come noi artisti abbiamo bisogno di loro per esprimerci lavorando. Si perché l’arte (musica classica, pop, rock, jazz, prosa, lirica, danza) è un lavoro! Anche tra gli artisti sul palco c’è un mondo di lavoratori senza garanzie: professori d’orchestra, coristi, ballerini aggiunti, compagnie teatrali, gruppi di musica da camera, band, associazioni culturali, associazioni concertistiche, attori, musicisti, cantanti, ballerini, comparse, orchestre, compagnie di ballo e teatri autonomi”.

“Il mondo dello spettacolo dal vivo-sottolinea Alessandro Quarta-  è un mondo artigiano e operaio, fatto di fatiche mal pagate e di passione come stimolo per andare avanti, di persone che spesso lavorano su chiamata, che non hanno cassa integrazione, che non possono ricevere i tanto discussi 600 euro una tantum e che ora sono sull’orlo della miseria. Dove verranno trasportate tutte queste anime quando si farà lo streaming? Dovranno cambiare lavoro? Lo Streaming dovrebbe coprire i posti vuoti in teatro, quei posti vacanti per rispettare i giusti limiti di distanza, come si rispetteranno in tutti gli altri settori su cui Voi state lavorando per aprire al più presto”.

“In un teatro di 1.000 posti -osserva Quarta- entrano 400 persone, le altre 600 assisteranno, con l’acquisto di ticket online, all’evento grazie allo streaming, senza ovviamente sforare la capienza dei posti del teatro. Lo stesso per i luoghi all’aperto, nelle piazze, nei giardini pubblici, negli stadi, e nei vari siti delle nostre splendide città amate e invidiate in tutto il mondo dove non si è mai fatto un concerto, e che questo potrebbe essere invece un modo per far scoprire ‘l’Arte nell’Arte'”.

“Sfruttando il periodo estivo -scrive ancora Quarta- dobbiamo aprire già a giugno così nei mesi estivi si avrà il tempo di preparare i tanti teatri al chiuso (la maggior parte senza fondi e aiuti) all’adeguamento delle regole per portare in streaming tutti gli eventi prossimi 2020/2021, così da mantenere alta l’allerta virus ma riportando la nostra Nazione, madre dell’arte nel mondo, allo sviluppo economico ‘Made in Italy’, sfruttando i tanti talenti artisti italiani e tutti i lavoratori italiani dello spettacolo. Un violino Stradivari porta con sé la storia del suo suono: nato in un bosco, non potrà mai essere riprodotto fedelmente da nessuna tecnologia”.

“Non sono un politico e tanto meno voglio essere un tecnico per consigliarvi su come risolvere queste problematiche -prosegue il violinista nel suo appello- ma mi pongo una domanda: perché uno studio sull’assembramento in un’azienda, in chiesa, in una campo di calcio, al cinema all’aperto sì, e invece per l’immenso settore dello spettacolo no? Nelle varie dirette del Parlamento vedo voi stare distanziati e anche alcuni senza mascherina, come anche nella diretta che ha fatto da Genova con tutti i meravigliosi lavoratori (a cui dedico il mio più grande affetto per aver riportato alla città di Genova e a tutti gli italiani il suo ponte) dietro di Lei senza alcun distanziamento, ma noi non possiamo farlo sul palco, come non possono farlo il pubblico o i lavoratori dello spettacolo. Non credete che state dando un cattivo esempio?”.

“Presidente Conte e Ministro Franceschini, mi viene la frase ‘fate come diciamo noi, ma non fate come facciamo noi’. Senza parlare che in questo periodo voi siete stipendiati e noi, come la maggior parte degli italiani di qualsiasi settore, no. Le soluzioni sono tantissime -sottolinea Quarta- e non possono essere sciorinate con facilità, ma solo con un team di esperti del settore, persone che conoscono ad occhi chiusi tutto ciò che succede prima e durante uno spettacolo, dietro le quinte, sui palchi, nelle platee, nei foyer, nei camerini, negli impianti tecnici e sartorie, nei corridoi della sicurezza, nei parchi, nelle piazze, dietro i grandi palchi, ovunque per noi sia un posto di lavoro”.

Secondo Alessandro Quarta, quindi “bisogna trovare con URGENZA una soluzione tecnica per rispettare le distanze (pensi che già nei teatri gli ordini di palchi permettono di farlo, come all’aperto le sedie bloccate ad una distanza non modificabile ). Se state cercando e trovando delle soluzioni per altri settori -conclude l’appello al Presidente del Consiglio e al ministro per i Beni e le Attività Culturali- non capisco perché non troviate un modo per risolvere URGENTEMENTE anche l’immenso settore dei lavoratori dello spettacolo”.

 

Photo credit: Marco Perulli