“Un festival con la cassa in quattro” firmato Amadeus

Last Updated: 4 Febbraio 2024By Tags: ,

Sanremo

“Un festival con la cassa in quattro” firmato Amadeus. Così il direttore artistico del festival di Sanremo definisce la ‘sua’ quinta edizione caratterizzata da numerosi brani in 4/4. Da un primo ascolto delle 30 canzoni che dal 6 al 10 febbraio saranno in gara sul palco del Teatro Ariston, ad eccezione di una manciata di brani, la maggior parte sembrano rivolgersi ai più giovani ed in particolare al mondo delle radio. “Le radio -spiega Amadeus- per me sono molto importanti ed il successo di un brano lo si misura dalla durata del tempo che le radio gli dedicano. Io non faccio mai  una comparazione dei brani a tavolino -tiene a precisare- scelgo i brani a sensazione, dopodichè tendo a prediligere quelli che, secondo me, potrebbero poi diventare dei veri ‘tormentoni’.

I TORMENTONI

Tra questi ‘tormentoni troviamo ‘Ma non  tutta la vita’ dei Ricchi e Poveri. Un brano decisamente dance in cui Angela e Angelo ricordano “che il tempo vola via. Neanche te ne accorgi che giorno siamo oggi. Soffriamo tutti un po’ di mal di mare e nostalgia. E’ tutto un fuggi e mordi, un metti e dopo togli”. Poco spazio è riservato al sociale, solo in un paio di brani: Ghali con ‘Casa mia’ si chiede: “come fate a dire che qui è tutto normale, per tracciare un confine con linee immaginarie bombardate un ospedale. Per un pezzo di terra, per un pezzo di pane non c’è mai pace”. Poi c’è Dargen D’Amico e la sua ‘Onda alta’, in cui canta “sta arrivando, sta arrivado l’onda alta. tiamo fermi e e n on si parla non si salta. Siamo più dei salvagenti sulla barca. Non ci resta che pregare finchè passa”… “C’è una guerra di cuscini. Ma cuscini un po’ pesanti. Se la guerra è dei bambini, la colpa è di tutti quanti. Abbiamo cambiato le idee, abbiamo cambiato leader ma la madre e le altre donne non hanno niente da ridere”.

POCHI I TEMI SOCIALI

Pochi brani legati a temi sociali quindi? “Non è certo stata una scelta mia”, spiega Amadeus. “Qualche canzone in più è arrivata ma a volte mi sembra che si cerchi di cavlcare temi sociali come una scorciatoia per arrivare al Festival. A me interessa che oltre al sociale, il brano possa essere destinato ad avere una lunga vita”. C’è chi poi ha affronato il tema del femminismo come Fiorella Mannoia e la sua ‘Mariposa’: “sono una strega in cima al rogo, una farfalla che imbraccia il fucile. Una regina senza trono, una corona di arancio e spine. Sono una fiamma tra le onde del mare, sono una sposa sopra l’altare. Un grido nel silenzio che si spegne nell’universo, sono il coraggio che genera il mondo…ma nel profondo sono libera, orgogliosa e canto”.  Lo stesso tema è stato affrontato da Biga Mama con ‘La rabbia non ti basta’: “Hai cose da dire, se ti perdi segui me. Quel vuoto non ti calma, è il buio che ti mangia e non ti fa dormire. Guarda me, adesso sono un’altra. La rabbia non ti basta, hai cose da dire…”.

ROCK ASSENTE AD ECCEZIONE DI LOREDANA BERTE’

Quello che invece sembra mancare è il rock, quello più duro che abbiamo imparato a conoscere ultimamente attraverso i Maneskin, ad esempio. L’unico brano veramente rock l’ha portato quella che può definirsi la vera regina e incontrastata del genere, Loredana Bertè con ‘Pazza’ in cui confessa che “amarmi non è facile, purtroppo io mi conosco. Ok ti capisco se anche tu te ne andrai via da me. Va bene sono pazza. Io sono pazza di me e voglio gridarlo ancora, non ho bisogno di chi mi perdona. Mi sono odiata abbastanza. Prima ti dicono basta sei pazza poi ti fanno santa. Ma io sono pazza, pazza di me”. Purtoppo, spiega Amadeus  “non mi sono arrivate band con brani rock. Quando hanno vinto i Maneskin ho pensato ‘adesso chissà quanti gruppi si presenteranno con il loro rock, avremo un’invasione. Non è stato così”.

SPAZIO AL DIALETTO

Spazio poi al festival al dialetto, quello del napoletano Geolier con il brano ‘I p’ me, tu p’ te’. Una scelta, quella di Amadeus, alquanto singolare, anche perché di non facile comprensione ai più. Tuttavia, spiega lo stesso direttore artistico “ho aperto le porte alla canzone napoletana perchè è seguita da molti ragazzi grazie a cantanti di livello nazionale”.

L’AMORE CHE NON MANCA MAI

Per il resto, che dire: Diodato con il brano ‘Ti muovi’  racconta un amore forse finito: “Hai sciolto le catene che abbiamo stretto insieme per tenerci lontani e già mi parli così. Ma cosa serve insistere, io lo ricordo bene il nostro tempo insieme. Ma anche se sai che è inutile tu ancora di muovi, qui dentro ti muovi, cerchi l’ultima parte di me che crede che ancora sia possibile”. Renga e Nek con ‘Pazzo di te’ sono i soliti Renga/Nek, un sodalizio ormai consolidato per cui vanno sul sicuro: “l’amore è stupido ma ti fa piangere, prima sorride e poi ti vuole uccidere. L’amore è inutile, è irresponsabile. Tu chiedi aiuto ma lui non sa dartene”. E poi i Negramaro con ‘Ricominciamo tutto’ che citano Lucio Battisti tra “le bionde trecce” e le “discese e risalite” per dire”Dio quanto sei bella”.

Alessandra Amoroso invece, con ‘Fino a qui’ affronta il tema della depressione ricordando Vasco Rossi e la sua Sally: “Quante notti sono stata sveglia a disegnare il soffitto, anche solo una stella a sentirmi coe Sally senza avere più voglia di fare la guerra e poi cadere, cadere, cadere giù.. e anche se lentamente cado giù da un grattacielo, durante il volo piano dopo piano mi ripeto: fin qui tutto bene”.

(di Daniele Rossignoli)