Oggi esce in digitale l’album della colonna sonora originale, firmata da Alessio Bondì, Fabio Rizzo e Aki Spadaro, di ‘Spaccaossa’, film rivelazione delle Giornate degli autori alla Mostra del cinema di Venezia, nelle sale italiane dal 24 novembre, distribuito da Luce Cinecittà e prodotto da Tramp Limited, Rai Cinema, Sicilia Film Commission. Scritto da Vincenzo Pirrotta insieme a Ignazio Rosato e al duo Salvo Ficarra e Valentino Picone e diretto e interpretato dallo stesso Pirrotta, il film prende origine da un fatto di cronaca di cui sono protagonisti uomini disperati e malavita senza scrupoli: in un magazzino fatiscente vengono frantumate braccia e gambe di persone consenzienti allo scopo di simulare finti incidenti stradali per riscuotere gli indennizzi delle assicurazioni. Uno spunto forte da cui si parte per poi scavare nell’anima (nera) dei personaggi e raccontare un inferno popolato da esseri miserabili pronti a mutilarsi per pochi soldi, che porta alla luce una parte oscura della periferia di Palermo. Il cast vede tra gli altri attori Selene Caramazza, Ninni Bruschetta, Luigi Lo Cascio, Giovanni Calcagno, Filippo Luna, Simona Malato, Maziar Firouzi e Luigi Maria Rausa.

Del lavoro sulla colonna sonora, Alessio Bondì, Fabio Rizzo e Aki Spadaro dicono: “Il lavoro sulle musiche di Spaccaossa ha percorso un doppio binario. Siamo partiti con la composizione e l’arrangiamento delle canzoni, ossia quei pezzi con testo e voce che sono stati scritti o arrangiati per il film. Poi si è proceduto con gli strumentali, che Pirrotta ha ritenuto dovessero essere scarni e dolenti. Abbiamo seguito questa sua indicazione fino in fondo, riducendo quasi sempre il tutto a una linea melodica eseguita da chitarra classica. Abbiamo lavorato in entrambi i casi sul mistero, su quel qualcosa di insondabile e però così umano che questa vicenda rappresenta”.

“Da qui la scelta di inserire ‘Amorte’ a inizio film – proseguono – a significare il valore tragico della vicenda ma anche una sorta di commento interno da parte di questa ‘umanità disumana’ come Pirrotta giustamente la definisce. Nel film non appaiono mai le reali motivazioni profonde di questa umanità, se si fa eccezione per quelle di tipo economico. Abbiamo pensato che la musica potesse creare una profondità di campo quasi di tipo psicanalitico rispetto a queste motivazioni. ‘Amuri vieru’ gioca il ruolo della hit all’interno del film, quel pezzo che parla di un amore sentimentale, neomelodico e che tutti cantano, e che però risulta essere la superficie di un mondo più abissale in cui si agitano le inspiegabili meschinerie e crudeltà. Sulla scena finale, culmine dell’intero film, abbiamo sentito la necessità di un’empatia, e abbiamo inserito ‘Supra sta tierra’ -concludono- la cui melodia ha un passo struggente da processione e il crescendo in qualche modo tenta la strada di un’espiazione rispetto a quanto visto durante il film”.