Il MASI offre la possibilità di incontrare, a Lugano, alcuni dei maggiori esperti sull’arte di Marcel Broodthaers in occasione della giornata di studi e della mostra. Il rapporto tra arte visiva e poesia caratterizza tutta la produzione artistico-letteraria di Marcel Broodthaers: dagli scritti poetici degli anni Cinquanta, passando attraverso i Poèmes industriels, le Lettres Ouvertes, sino ai Décors degli anni Settanta. Attratto dai grandi poeti della modernità, l’artista crea un universo poetico che si muove nella tensione tra opposti, disorientando e insinuando dubbi. Poeta, artista visivo, editore e film maker, Marcel Broodthaers (Bruxelles 1924 – Colonia 1976) è tra i principali esponenti della neoavanguardia artistica internazionale.

Ricca di immagini allegoriche, di riferimenti al XIX secolo e al passato coloniale del Belgio, la sua opera è da collocarsi tra quelle espressioni dell’arte del XX secolo autentiche e mature, in cui convivono poesia, etica rivoluzionaria, arte, passione e sovversione. Legato negli anni Quaranta al Surréalisme Révolutionnaire e protagonista della scena artistica belga degli anni Sessanta, negli anni Settanta il suo lavoro è stato diffuso a livello internazionale attraverso gli scritti di critici e storici dell’arte tra i più autorevoli dell’epoca tra cui Barbara Reise, Pontus Hultén, Irmeline Lebeer, Pierre Restany, Harald Szeemann, Karel J. Geirlandt, Alain Jouffroy e Otto Hahn.

Ispirato all’arte del XIX secolo (David, Ingres, Wiertz, Courbet), Broodthaers mette al centro delle sue riflessioni il controverso rapporto tra la parola e l’immagine, la realtà e la finzione, l’opera d’arte e la sua riproduzione, utilizzando il linguaggio verbale e figurale in tutte le sue possibili accezioni e declinazioni: poetiche, visive, pittoriche e cinematografiche. Quattro anni dopo aver deciso di diventare un artista visivo, con l’opera Pense-Bête (1964), la sera del 27 settembre 1968 nella sua casa di Bruxelles, Broodthaers inaugura il Musée d’Art moderne, Département des Aigles, Section XIXéme siècle: un museo d’artista al contempo reale e fittizio, composto da alcune casse d’imballaggio, una tartaruga, delle sedie da giardino, un carrousel di diapositive, delle luci da set cinematografico e una collezione di cartoline attaccate al muro che riproducevano capolavori dell’Ottocento. L’artista concentra gran parte della sua ricerca sulla minuziosa ricostruzione e al tempo stesso sulla totale demistificazione del concetto di museo inteso come istituzione di potere, anticipando le provocazioni dell’arte concettuale e le azioni dell’Institutional Critique.