Si intitola ‘Fiesta’ l’album d’esordio dei Leatherette, la nuova promessa del modern post-punk italiano, in uscita il 14 ottobre per Bronson Recordings. I Leatherette si presentano come “cinque ragazzi timidi che a volte scendono dal palco a prendono a pugni la gente”, un quintetto il cui incidente sonoro fatto di noise frastagliato, amore contorto, melodia oscura e angosciata ha prodotto il loro primo album. Il primo singolo tratto dall’album, ‘So Long’, è un denso concentrato, al pari stravagante e poetico, di rumore rock e chitarre: una lettera suicida dove i toni e la musica catchy finiscono per creare un contrasto e una tensione grottesca, quasi kitsch. Il singolo è accompagnato dal relativo video: “realizzato -spiegano- assieme a common wild pigs una schermata di videogame sulla falsariga della celebre serie Guitar Hero, con uno spartito grafico del brano. Volevamo ottenere un netto distacco tra il personaggio che suona la chitarra seguendo lo spartito del videogame, che rappresenta la gioia della musica e dell’atto creativo, e gli altri ragazzi che intonano il testo del brano, incarnando sofferenza e paranoie, e che svaniscono gradualmente dall’inquadratura”.

Di base a Bologna ma provenienti da diverse città d’Italia, i Leatherette si sono conosciuti on line e si sono formati come trio – con il cantante/chitarrista Michele, il bassista Marco e il batterista Francesco – prima di ampliare la loro line-up nel 2019 e accogliere a bordo Andrea, alla seconda chitarra, e Jacopo al sassofono. “In principio, eravamo più sentimentali”, afferma lo stesso Michele. “Volevamo essere più rudi, e volevamo un sassofonista che suonasse meno jazz”. “Meno male che non sono bravo con il jazz”, replica Jacopo. “Parto più No Wave. Non suonavo da tre anni, avevo deciso che odiavo fottutamente il mio strumento. Avevo provato a suonare la chitarra e ad urlare in alcuni gruppi emo. Poi, per fortuna, ho incontrato i Leatherette e ho ricominciato a suonare il sassofono”. “Siamo molto sperimentali come musicisti”, spiegano. “Spesso i componenti delle band si sentono limitati, ma noi al contrario ci sentiamo molto liberi. Siamo forti, perché siamo in cinque: cinque teste, cinque paia di spalle, cinque agglomerati di muscoli”. Ripetersi non è mai stato all’ordine del giorno. La motivazione di fondo è esprimersi.

“Può essere difficile, come qualsiasi cosa in cui sei coinvolto emotivamente”, afferma il gruppo. “Avvertiamo il bisogno di rompere con qualsiasi routine abituale ed esprimerci in un modo che abbia un significato. Nessuno di noi potrebbe vivere senza fare musica”. “Dovevo trovare delle persone con cui poter suonare”, aggiunge Michele. “Sarei impazzito, altrimenti”. “Non siamo una di quelle band costituite da amici di lungo corso. È strano, perché siamo individui molto diversi, ma dobbiamo per forza amarci l’un l’altro”. I cinque si sono cementati assieme attorno alla musica, anche se ogni membro porta con sé un peculiare groviglio di influenze: dai primi dischi degli IDLES a gruppi emo del Midwest come American Football, da un sacco di rap alla musica elettronica, dal garage ai King Gizzard & The Lizard Wizard, dall’art-rock dei King Crimson e del Bowie dell’era berlinese a John Coltrane e James Chance, sino a Frank Ocean.

‘Fiesta’ è il loro primo album, anche se non si tratta della loro prima pubblicazione. In precedenza, i Leatherette avevano fatto uscire l’EP ‘Mixed Waste’, per We Were Never Being Boring Collective, inciso durante il lockdown in una sorta di processo di terapia comune. Le canzoni di ‘Fiesta’ sono antecedenti a quelle di ‘Mixed Waste’, poiché l’album era stato pianificato prima del Covid e, sebbene da allora la band abbia scritto altre canzoni, voleva pubblicare questa prima serie di brani in un’unica opera. La loro decantatura non ne ha alterato il potenziale d’attacco; infatti, il tempo trascorso a entrare nelle canzoni dal vivo e riscriverle prima della lunga session di registrazione ha apportato, se possibile, più complessità e più passione. “Abbiamo avuto il tempo di riarrangiare queste canzoni e organizzarle più coerentemente. E registrarle appropriatamente è stato fantastico per noi, del tipo ‘Oh mio dio! Quindi possiamo davvero suonare bene?'”.

Reduci dal loro primo tour europeo i Leatherette hanno eseguito il loro album di debutto “quasi come fosse un album dal vivo. Potrà sembrare una cosa stupida e adolescenziale, ma è vero il detto che la musica esorcizza i propri demoni interiori. La nostra musica è la cosa più sincera che potessimo fare. In essa non dobbiamo nasconderci. Certe cose potrebbero dare i brividi se dette ad alta voce, ma attraverso la musica ci sentiamo autorizzati a esternarle”. Il titolo, ‘Fiesta’, e l’artwork dell’album sono un riferimento alle corse dei tori di Pamplona. “È uno strano rituale. Siamo contrari alle corride, ma dal punto di vista iconografico sono affascinanti. Persino a livello metaforico lo sono, perché la violenza scorre da entrambe le parti ma in maniera festosa. È simile a un concerto, in fondo: stai esprimendo cose violente, con un approccio fisico. E chi sta dall’altra parte reagisce a questo, il che è fantastico”.

 

Credit Photo: Maicol Guidetti