‘Di estate non si muore’ (TRP Vibes/Believe Digital) è il nuovo singolo di Giuseppe Cucè. Il brano descrive una condizione esistenziale, uno stato antropologico, la ‘sicilianitudine’. Un ghetto o una prigione-dorata, ma pur sempre una gabbia di separatezza e di esclusione. Una sicilianità che costituisce un tratto distintivo, che si pone come metafora di una condizione esistenziale, l’estate come condizione di vita, come attitudine che nonostante la polvere lavica che scorre nelle loro vene, un vulcano (Idda) che li sovrasta regalando fuochi pirotecnici da cui si fanno rapire senza che provochi alcun timore, il sangue versato che scorre sopra le case come la lingua di fuoco che illumina le notti, gli incendi e le inondazioni e soprattutto le esplosioni che feriscono il cuore (Capaci) ma di Estate non si muore.

“Soffre la Sicilia di un eccesso di identità -sottolinea l’artista-  siamo tutti ricchi dentro una barca e non so, se sia un bene, o un male. Certo per chi c’è nato dura poco l’allegria di sentirsi seduto sull’ombelico del mondo, subentra presto la sofferenza di non saper districare il filo del proprio destino e rincorriamo la lentezza del tempo inventandoci il giorno e forse anche una vita, ed è per questo che ho scelto di pubblicare questo brano come primo singolo del mio progetto, solo iniziando dal luogo in cui si vive è possibile comprendere meglio ciò che mi spinge a comporre e scrivere”.

Il videoclip ‘Di estate non si muore’ è stato realizzato da Giorgio Rizzo per Storie Dipinte con la tecnica stop motion; 12.000 fotografie messe in sequenza per creare il movimento di un teatrino che non solo cita la tradizione siciliana dei pupari ma è anche un chiaro riferimento ai cantastorie che un tempo erano “portatori sani” di social post.

La storia dipinta segue il testo musicale e viene raccontata visivamente tramite parallelismi e citazioni della tradizione sicula con un susseguirsi di decorazioni siciliane e citazioni classiche. Oggetti e disegni che cambiano forma e significato; il pizzo nero ricamato che diventa velo scuro nell’Occhio del Ciclope che osserva e segue con lo sguardo le azioni del video. Il pentagramma con le note della ‘Norma’ diventa forchetta per poi trasformarsi nella chitarra di Rosa Balistreri.

Il segnale stradale dell’autostrada di Capaci diventa frase di speranza per tutti coloro che lavorano per essere ‘capaci di cambiare’. Questi sono alcuni dei simboli che si possono scoprire nei due minuti e 48 secondi di una canzone che, con le note allegre di un tormentone estivo, ci ricorda che di ‘estate non è mai morto nessuno’.