‘Il bene comune’, il nuovo album del collettivo avant-jazz Ghost Horse in uscita a giugno

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Il bene comune’ è il nuovo album del collettivo avant-jazz Ghost Horse, in uscita in CD e vinile il 3 giugno per Hora Records. Sviluppata nel corso dell’inverno 2020-2021, durante il secondo lockdown, attraverso comunicazioni virtuali e incontri faccia a faccia, la struttura alla base della musica de ‘Il bene comune’ si basa sulla familiarità rispetto a moduli elementari, oltre che su motivi improntati alla reiterazione. Questa semplicità offre la possibilità di una spiccata libertà individuale per ogni membro del sestetto, gravitante fra Toscana e Umbria, composto da Dan Kinzelman (sassofoni, clarinetto basso), Filippo Vignato (trombone), Glauco Benedetti (tuba, eufonio, tromba tascabile, flicorno), Gabrio Baldacci (chitarra baritono), Joe Rehmer (basso) e Stefano Tamborrino (batteria). Eppure, questa libertà va esercitata con responsabilità, così da poter conservare l’equilibrio dell’organismo più ampio, evitando in tal modo il collasso totale o la perdita del significato fondamentale. Le azioni individuali, intraprese senza la dovuta attenzione e senza la considerazione del bene pubblico, del bene comune per l’appunto, possono produrre conseguenze impreviste, difficili da anticipare e gestire.

Ghost Horse propone una miscela di jazz e sperimentazione, creatività e improvvisazione che, a livello puramente inconscio, potrebbe rapire senza via di ritorno gli appassionati di Fire! e Fire! Orchestra, di Sons Of Kemet, Jaga Jazzist o Makaya McCraven. A detta dei diretti interessati: “Il jazz per noi è un approccio, non è né un genere specifico né uno stile. Ci interessa mettere in dialogo fra loro linguaggi e culture musicali differenti, lasciando ampio spazio al rischio e all’imprevedibilità. Ci sentiamo uniti dalla volontà di esplorare soluzioni musicali atipiche e poco accomodanti, cercando di mettere in discussione i ruoli tradizionali dei vari elementi in gioco, sia che si tratti del ruolo dei musicisti o degli strumenti all’interno dell’organico specifico, sia che si tratti dell’utilizzo e del montaggio di varie influenze o usanze sonore”.

Ghost Horse è l’espansione sotto forma di sestetto di Hobby Horse, trio costituito da Kinzelman, Rehmer e Tamborrino, che nell’ultimo decennio si è inserito all’interno di un rinnovamento creativo della scena jazz italiana e ha ricevuto riconoscimenti a livello mondiale. L’approccio sorprendentemente originale degli Hobby Horse alla manipolazione e alla ricombinazione dei linguaggi sonori è emerso con particolare enfasi dagli album Helm e Goodnight Moon, pubblicati da Rous Records.

A partire da un ricco humus di poliritmie latine e africane, Ghost Horse tesse un ecosistema misterioso che digerisce, scompone e riassembla elementi di free jazz, hip hop, blues e loop music. Il risultato è affascinante, ma velatamente minaccioso: qualcosa che pulsa e respira con le forze viscerali della natura che riprende possesso di setting abbandonati. ”Il bene comune’ è il secondo album di studio dei Ghost Horse e fa seguito al disco d’esordio ‘Trojan’ del 2019, apprezzato sopratutto in Italia e negli Stati Uniti. Nell’estate del 2021 i Ghost Horse hanno inoltre intrapreso un progetto collaborativo assieme al duo hip hop americano Kill The Vultures, che è sfociato in alcuni concerti, per esempio all’Hana-Bi e al Dancity Festival. Sempre al 2021 risale ‘Live at Area Sismica’, testimonianza dell’ultimo concerto dei Ghost Horse prima della pandemia.

Il titolo ‘Il bene comune’ è ineffabile e ambiguo. Partecipare ad azioni collettive mosse da questo desiderio può essere tra le esperienze più gratificanti a nostra disposizione come esseri umani, ma la stessa malleabilità del termine lo rende uno strumento potente, se non pericoloso, utilizzabile da persone fantasiose o ambiziose per portare avanti i propri piani. Chi è in grado di offrire una visione accattivante del bene comune, inclusi i governi, i leader, gli influencer e i media, può addirittura spostare la direzione delle idee di massa, in modo tale da trasformare in maniera radicale comportamenti accettabili in tabù, e viceversa.