Canto degli sciagurati’ è il video del singolo che anticipa ‘La mia Patria attuale’, il nuovo album di Massimo Zamboni in uscita nel prossimo autunno. Affiancato nella produzione da ‘Asso’ Stefana (storico chitarrista di Vinicio Capossela), il musicista e scrittore emiliano si circonda di alcune vecchie conoscenze come Gigi Cavalli Cocchi alla batteria e Simone Beneventi alle percussioni.

Diretto da Piergiorgio Casotti, il video del ‘Canto degli sciagurati’ è un racconto cinematografico in bianco e nero che mette in scena un atto di repressione, come fosse una soglia da oltrepassare: “Gli sciagurati devono insorgere -sottolinea Massimo Zamboni- perché la disperazione impone di continuare. Si stagliano su una cresta fangosa e guardano la piana sottostante, con aria di sfida. Uno sbuffo di fumo da pipe di gesso segnala che là sotto, proprio in faccia a loro, alcuni soldati li aspettano. Senza fretta, senza concitazione, ognuno sa come andrà a finire. Una rullata di tamburi, il tempo di caricare il moschetto. Lo sparo. Gli spari. È finita. Per i soldati, un’altra giornata lavorativa si avvia alla conclusione, e tutto sembra terminare”.

‘Canto degli sciagurati’, spiega l’autore, racconta una storia eterna: “una storia che percorre i secoli, che sempre si ripresenta e sempre pare concludersi in chiave tragica, quelle delle mille rivolte del passato e del futuro, eternamente stroncate sul nascere. Chiama alla necessità di prendere su di sé la responsabilità degli accadimenti, di non rinchiudersi in un guscio confortevole, ma di accettare che la memoria ci penetri e ci conduca. Sta a noi la scelta, ancora una volta: la responsabilità, sul come farlo”.

Già dietro la macchina da presa de ‘La Macchia Mongolica’ (il precedente progetto di Zamboni articolato in un libro, un film e una colonna sonora), lo sguardo di Casotti ci trasporta in un paesaggio rurale ma disseminato di tracce di archeologia industriale, immagine di un mondo sopravvissuto a se stesso. E mentre sul fronte video Casotti gioca con il linguaggio cinematografico, realizzando scene ‘western’ e omaggi a Pier Paolo Pasolini, tenendo in equilibrio atmosfere distopiche e un senso del Tempo e della Storia che ricordano il cinema di Straub-Huillet, il cantato di Zamboni e le percussioni strutturano la ritmica del brano, trasformandolo in una galoppata sonora che è invocazione agli Dei e chiamata all’insurrezione.

Zamboni inaugura così un nuovo percorso della propria carriera artistica, focalizzandosi su una dimensione più cantautorale, stabilendo un ponte ideale con la poetica degli ultimi e degli sfruttati della grande tradizione del cantautorato italiano ma mantenendo al tempo stesso il legame identitario con le sonorità di quelle band che con il nome di CCCP e CSI hanno segnato la storia del punk e del rock nel nostro Paese.