Il Blue Note riapre per il brunch, sabato e domenica, e riparte con una protesta per l’impossibilità di poter far salire sul palco, come da tradizione, gli artisti con le loro esibizioni dal vivo. Secondo l’ultimo DPCM, con il passaggio della Regione Lombardia in zona gialla -spiegano i responsabili del locale- ai ristoranti lombardi è permesso riaprire, ma non è ammessa alcuna performance (cinema e teatri restano inesorabilmente chiusi). Ma il Blue Note Milano non ci sta: il cuore del locale jazz è sempre stato la musica live, una riapertura solo per il servizio ristorante significa una riapertura solo a metà”.

Per questo ieri, sabato 6 febbraio, si è svolta nel locale di via Borsieri, riaperto per il brunch dopo mesi di chiusura forzata, una protesta pacifica volta a mandare un segnale alle istituzioni e a sottolineare l’incoerenza delle norme attuali, con l’hashtag #WeWantMusicBack.

Sul palco si sono alternati Sergio Cocchi, Michelangelo Decorato, Giovanni Falzone, Antonio Faraò, Claudio Fasoli, Paola Folli, Fiore Garcea, Luca Jurman, Lo Greco Bros, Folco Orselli, Pepe Ragonese, Antonio Zambrini, Attilio Zanchi e Nick the Nightfly, senza strumenti, ma seduti simbolicamente a tavola, esattamente come gli altri clienti.

“Abbiamo voluto fare una protesta pacifica, legale e un po’ dadaista per dimostrare come i musicisti possano salire sul palco per prendere un aperitivo, ma se dovessero suonare sarebbero considerare untori”, afferma Andrea de Micheli, Amministratore Delegato e Presidente di Casta Diva Group, holding proprietaria del Blue Note Milano. “Lo abbiamo così dimostrato plasticamente nella prima giornata di apertura da ottobre 2020. Speriamo -prosegue- che questa performance aiuti a far capire che è tempo di permettere nuovamente la musica dal vivo per espletare la sua funzione psicologica positiva, invitando le persone stressare dal lockdown a rilassarsi e ricominciare le loro giornate al meglio”.

“Il cuore pulsante del Blue Note è il palco: e perché il nostro può essere utilizzato solo come sala da pranzo e non per il proprio scopo principale?”, afferma Daniele Genovese, Amministratore Delegato del Blue Note Milano. “Questa provocazione evidenzia come sia paradossale la norma che ci permette di svolgere il servizio ristorante, ma a parità di condizioni ambientali e di sicurezza, vieta ad artisti e tecnici di svolgere il proprio lavoro, e priva il pubblico del benessere che la musica dal vivo trasmette”.