Miles Davis? Per Carlos Santana “un artista granitico, mai piegato al sistema commerciale”. Non così per il critico Stanley Crouch: “Idiozie – sentenzia – voleva solo fare soldi. Vederlo umiliarsi davanti a un pubblico commerciale è stato davvero terribile”. Giudizi opposti davanti a quella che fu la rivoluzione elettrica di Miles Davis. Una rivoluzione raccontata dal documentario ‘Miles Davis – A DifferentKind of Blue’ che Rai Cultura propone giovedì 3 dicembre alle 24,30 su Rai5.

Con l’album ‘Bitches Crew’ del 1970 gli strumenti elettronici entrano nella musica dell’artista americano, stella della musica jazz dai tempi di ‘Kind of Blue’ del 1959. Le reazioni sono le più diverse. Il compositore Paul Buckmaster afferma “mi sono sdraiato sul pavimento battendo mani e piedi per esprimere quanto forti erano i sentimenti che mi dava, era davvero la musica del futuro”, mentre Crouch scrisse come recensione “il più grande esempio di autolesionismo della storia”.

A Miles Davis probabilmente non importava il parere né dell’uno né dell’altro. “Sono quarant’anni che non riascolto mai la mia musica” diceva un artista sempre teso a inseguire le intuizioni del suo talento, incurante delle critiche e senza badare alla risposta del pubblico. “Una volta a un concerto – ricorda il percussionista James Mtume – il pubblico cominciò a fischiare il nuovo jazz elettrico di Miles. Gli sarebbe bastata qualche nota di ‘So what’ di ‘Kind of blue’ per farsi acclamare subito, ma lui mi disse di continuare a suonare come stavamo facendo. Alla fine il pubblico ci tributò dieci minuti di applausi”.

Insieme alle interviste, il documentario propone i trenta minuti del concerto storico in versione restaurata e rimasterizzata. Con la ‘electric band’ di Davis in formazione da Guinness, con i nuovi talenti Gary Bartz al sax, Keith Jarrett e Chick Corea alle tastiere, Dave Holland al basso, Jack De Johnette alla batteria e Airto Moreira alle percussioni.