(di Daniele Rossignoli) “Musica e cultura devono rimanere alla base della trasformazione della nostra città”. A sostenerlo è il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che, in occasione della presentazione della quarta edizione di Milano Music Week (in scena in ‘digitale’ dal 16 al 22 novembre prossimi), ha sottolineato l’importanza della musica, così come di tutta la cultura, nella crescita sociale ed economica del territorio.

“Milano -ricorda Sala- è arrivata ad essere la città con la più alta qualità di vita nei due anni precedenti il Covid, nel 2018 e nel 2019, ma soprattutto si è imposta all’attenzione internazionale per essere una città aperta, accogliente, fresca. Tutto questo -osserva- è merito anche in larga parte della musica e della cultura, che hanno avuto un ruolo significativo. Non è bello pensare a come eravamo prima del covid, ma questo ci fa riflettere su come si può trasformare la città attraverso una offerta culturale adeguata”.

“C’è un emergenza -aggiunge- e noi dobbiamo cercare di dare il nostro contributo, ma poi sarà necessario ragionare non in ottica emergenziale ma ritornare, con i dovuti cambiamenti, a quello che musica e cultura possono e devono essere per la città di Milano. La mia promessa, quindi, vuole essere duplice: lottare giorno per giorno affinché i protagonisti di questo settore possano sostenersi e contribuire a ripensare ad una Milano dove alcuni elementi cambieranno ma che cultura e musica siano sempre solidamente alla base della sua trasformazione”.

Il sindaco Sala ha poi elogiato iniziative come Milano Music Week che, sebbene costretta dagli eventi a trasformare la sua vera identità, segna comunque la volontà di una ripresa: “in un periodo come questo -precisa- bisogna fare quello che si può, ma farlo sempre al meglio. Quello che ritengo debbano fare le istituzioni è stare al fianco dei protagonisti di questo settore, della musica e della cultura in generale, per superare una crisi mai vista. Stare al loro fianco significa -prosegue Sala- che i ristori per loro siano concreti, puntuali e seri”.

Anche per l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno “la musica è fondamentale per una città come Milano, ha sempre costituito un aspetto cruciale proprio per la sua componente produttiva. Questa centralità della produzione musicale per Milano -osserva- è sempre stata un elemento fortissimo che abbiamo voluto sottolineare con la realizzazione della Milano Music Week e che proseguirà in futuro, nel momento in cui sarà possibile riprendere le attività musicali in presenza”.

Una ripresa che, come anticipa Luca De Gennaro, curatore artistico di Milano Music Week, potrebbe realizzarsi già dalla prossima primavera: “Auspichiamo di vivere una prossima edizione, tra un anno,  nel pieno del suo fulgore, ma abbiamo in animo, nel caso in cui in primavera ci dovesse essere una riapertura di tutte le attività, di organizzare qualcosa con il pubblico. Intendiamo discutere con il Comune di Milano circa la possibilità di dare vita, per qualche giorno, a una sorta di appendice della Milano Music Week, per dare un po’ di respiro a chi organizza gli eventi ma anche per il pubblico perché non va dimenticato -conclude- che noi lavoriamo per il pubblico”.

Vincenzo Spera, presidente di Assomusica, sottolinea l’importanza del progetto “che fino a quattro anni era considerato un’iniziativa addirittura sperimentale” e ribadisce che “evidentemente abbiamo avuto la giusta intuizione. Una manifestazione di questo tipo -spiega- è ancora più importante in un momento drammatico come questo. La crisi in sé può essere addirittura un momento di svolta, se, come filiera, siamo capaci di rimanere uniti e di immaginare insieme il futuro, un futuro che, necessariamente, sarà molto diverso rispetto a quanto ci aspettavamo”.

“Devo dire che purtroppo, in questo particolare frangente, il settore viene costantemente dimenticato. Assomusica -ricorda Spera- ha registrato che, ogni anno, il mondo dei concerti porta a Milano circa 1,5 milioni di spettatori, con il relativo indotto nel territorio. Eppure, dei 9 miliardi stanziati dalle istituzioni per il settore della Cultura e del Turismo, appena 20 milioni sono stati destinati alla musica. In un momento così critico, tanto per il futuro della UE quanto per il nostro settore, è necessario intervenire per salvaguardare la sopravvivenza e sostenere iniziative di questo tipo. La musica popolare contemporanea -conclude- è un bene per l’anima e va sostenuta al pari di altri settori”.