

Linee parallele, amore antidoto alla fragilità nel romanzo di St Aubyn
17 Marzo
C’è un momento, nei romanzi di Edward St Aubyn, in cui la sofferenza smette di essere solo un fatto individuale e diventa una lente attraverso cui osservare il mondo. Linee parallele (per Gramma Feltrinelli) nasce esattamente lì: nel punto in cui il dolore personale incontra la possibilità della compassione, e la fragilità non viene negata ma attraversata.
Il romanzo racconta la storia di Olivia e Sebastian, fratello e sorella separati alla nascita e cresciuti in famiglie profondamente diverse, ignari di vivere a pochi passi l’uno dall’altra. Olivia è una giovane ambientalista che lavora a una serie radiofonica sui disastri naturali; Sebastian è in terapia dopo un crollo psicologico che ha incrinato il suo rapporto con la realtà e riacceso il desiderio di ritrovare la madre che lo ha abbandonato. A unirli, senza che lo sappiano, è la figura di Martin, psichiatra di Sebastian e padre adottivo di Olivia.
Nell’arco di un anno, le loro esistenze si sfiorano e si intrecciano fino a una rivelazione sconvolgente: la scoperta del legame di sangue che li unisce. È qui che St Aubyn dispiega tutta la sua maestria narrativa, evitando qualsiasi deriva melodrammatica e scegliendo invece la strada della precisione emotiva. La rivelazione non è una soluzione, ma un nuovo problema morale, psicologico e umano, che investe tutti i personaggi coinvolti.
Linee parallele è un romanzo sulla famiglia, ma soprattutto sulle sue forme irregolari, imperfette, spesso dolorose. È un libro che mette in scena la terapia, l’adozione, il senso di ab banningono, il desiderio di appartenenza, senza mai ridurli a categorie o a slogan. Ogni personaggio si muove lungo una traiettoria autonoma, come suggerisce il titolo, eppure destinata a incontrare quella degli altri.
Emblematica è la scena della visita alla Kenwood House, davanti all’autoritratto di Rembrandt: lo sguardo del pittore, “vulnerabile ma forte”, diventa per Sebastian la rivelazione che la fragilità può essere tollerata, sostenuta, condivisa. È una delle chiavi del romanzo: la compassione come forma di amore che non si consuma, ma si rafforza nell’uso.
Finalista all’Orwell Prize 2025 e salutato come Libro dell’anno da alcune delle più autorevoli testate internazionali, Linee parallele conferma St Aubyn come uno degli osservatori più lucidi dell’esistenza moderna. Un autore capace di raccontare l’autodistruzione senza compiacimento e l’amore senza retorica, restituendo alla letteratura la sua funzione più alta: dare forma, con precisione e onestà, all’esperienza umana.
Un romanzo che parla di legami, responsabilità e possibilità di salvezza, ricordandoci che anche le linee più lontane, prima o poi, possono incontrarsi


