Super El Niño, l’Onu lancia un allarme senza precedenti

Last Updated: 5 Settembre 2026By Tags: , , , ,

Politico

Il pianeta è entrato in una “zona di pericolo” climatica mai attraversata prima, secondo il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, che ha definito l’attuale fenomeno di Super El Niño un evento di proporzioni gigantesche. La dichiarazione arriva a commento del WMO El Niño/La Niña Update, il bollettino trimestrale sull’evoluzione del fenomeno pubblicato dall’Organizzazione meteorologica mondiale il 3 settembre 2026: le acque superficiali del Pacifico equatoriale hanno raggiunto temperature record e l’impatto del fenomeno dovrebbe toccare il picco entro la fine del 2026, per poi persistere fino a febbraio 2027, con una probabilità stimata “eccezionalmente alta, prossima al 100%”.

IL FENOMENO PIU’ INTENSO DEGLI ULTIMI 70 ANNI

Secondo questo stesso bollettino, si tratterebbe del fenomeno più intenso degli ultimi settant’anni. Nella conferenza stampa che ha accompagnato la pubblicazione, la segretaria generale Wmo Celeste Saulo ha parlato di un evento capace di colpire duramente comunità ed economie di tutto il pianeta, sottolineando che l’agenzia non lanciava un avvertimento di questa portata da cinquant’anni.

El Niño è il riscaldamento periodico delle acque superficiali del Pacifico tropicale sudorientale, un ciclo naturale (parte del fenomeno ENSO, El Niño-Southern Oscillation) che si ripete a intervalli di due-sette anni e che altera, con effetti difformi da regione a regione, le precipitazioni e le temperature in gran parte del mondo. In Argentina si attende un aumento delle piogge che potrebbe arrivare fino al 90% a dicembre; in India il monsone è già risultato il più debole degli ultimi vent’anni, con un calo delle precipitazioni del 15% che minaccia i raccolti di soia, mais, riso e cotone. Tra i pochi effetti favorevoli, la consueta riduzione del numero di uragani atlantici che colpiscono Caraibi e Stati Uniti. Non risparmiata l’Europa: in Italia le temperature restano elevate, con punte fino a 37°C almeno fino al 9 settembre, con ricadute sull’agricoltura.

2027 POTREBBE ESSERE IL PROSSIMO ANNO-RECORD

Un secondo rapporto, distinto dal bollettino di settembre, alimenta ulteriore preoccupazione sul medio periodo: si tratta del WMO Global Annual to Decadal Climate Update, pubblicato alla fine di maggio 2026 e redatto dal Met Office britannico in qualità di centro guida designato dalla Wmo per le previsioni climatiche annuali-decennali. Il documento — una sintesi delle proiezioni di 13 istituti internazionali, tra cui i quattro Centri di Produzione Globale Wmo — stima che le temperature medie globali del periodo 2026-2030 si collocheranno tra 1,3 e 1,9 gradi sopra la media 1850-1900, con l’86% di probabilità che almeno uno di questi cinque anni superi il 2024 come il più caldo mai registrato. Il climatologo Leon Hermanson, autore principale dello studio, ha indicato proprio nel Super El Niño atteso per fine 2026 un fattore che aumenta le probabilità che il 2027 diventi il prossimo anno-record.

“El Niño ha la potenzialità di dare un colpo duro alle comunità e alle economie dell’intero pianeta”, ha ribadito Saulo nella conferenza di settembre, invitando la comunità internazionale a risposte eccezionali.

E IN ITALIA?

In Italia il Super El Niño non agisce mai in modo diretto — il fenomeno nasce nel Pacifico, dall’altra parte del pianeta — ma può influenzare il nostro clima attraverso le cosiddette teleconnessioni atmosferiche, cioè l’alterazione delle correnti in quota che si propaga fino alle nostre latitudini. Il caldo anomalo che sta interessando la Penisola dovrebbe attenuarsi a breve: le temperature toccano ancora punte diffuse di 37°C, con la situazione che non dovrebbe cambiare almeno fino al 9 settembre, quando è atteso un cambio di circolazione.

AUTUNNO- INVERNO 2026/27

Diverse fonti meteo concordano su un possibile scenario di fondo: tra autunno e inverno 2026-2027 l’Europa e l’Italia potrebbero risentire di effetti indiretti anche marcati, con stagioni fredde tendenzialmente più miti della norma e una riduzione delle classiche irruzioni di aria fredda. Il nodo, però, è che El Niño agirebbe come un acceleratore termico su un’atmosfera già satura di energia per il riscaldamento globale in corso.

Le fonti più tecniche invitano alla cautela: non è corretto tradurre semplicemente “El Niño forte” in “inverno molto piovoso in Italia”. Sul Mediterraneo conterà soprattutto come si disporrà la circolazione tra Atlantico e Mediterraneo: più depressioni potrebbero aumentare le precipitazioni, mentre la persistenza dell’alta pressione avrebbe l’effetto opposto. Le previsioni stagionali Copernicus indicano per l’autunno segnali di precipitazioni superiori alla media in alcune zone del Sud Europa, ma con un margine di incertezza superiore rispetto ai tropici. In sostanza, in Italia la variabilità interna del settore Nord Atlantico-Europeo resta dominante, più che gli effetti di El Nino. Il monitoraggio conta più delle previsioni anticipate: tra novembre e dicembre 2026 arriveranno i primi responsi sul vortice polare, mentre febbraio 2027 viene indicato come il mese con le carte migliori per un’eventuale sorpresa fredda tardiva.

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