Ci lascia Francesco Guccini, immenso cantautore che ha dato la voce a intere generazioni

Last Updated: 7 Agosto 2026By

Onstage

Ci lascia uno dei cantautori e intellettuali più influenti della musica italiana del secondo Novecento. Francesco Guccini è morto questa mattina nella casa di Pavana, la frazione di Sambuca Pistoiese dove viveva, accanto ai familiari più stretti. Il quadro clinico, già compromesso da tempo, si è aggravato nella notte tra il 5 e il 6 agosto. In una nota, i parenti hanno chiesto riserbo e reso noto che il rito funebre resterà riservato alla cerchia più intima, per volontà esplicita dell’artista; un momento pubblico di raccoglimento è invece annunciato per il mese di settembre.

Guccini era nato a Modena il 14 giugno 1940, da una famiglia modesta, e aveva passato parte dell’infanzia sull’Appennino, un legame che avrebbe attraversato tutta la sua produzione artistica. Prima di dedicarsi alla musica lavorò come cronista per un giornale modenese; nel 1961 si stabilì a Bologna, città che restò per sempre il suo punto di riferimento. Furono gli anni della collaborazione con formazioni beat come Equipe 84 e Nomadi, per cui compose brani poi diventati parte della memoria collettiva del Paese.

Pubblicò il suo primo disco da solista nella seconda metà degli anni Sessanta, dando avvio a una carriera che avrebbe attraversato quasi sei decenni e superato i venti album. Tra i titoli entrati stabilmente nel repertorio della musica popolare italiana figurano “Dio è morto”, “Auschwitz”, “La locomotiva”, “L’avvelenata”, “Eskimo”, “Radici” e “Canzone per un’amica”. In parallelo coltivò una carriera da scrittore — romanzi, testi noir, saggi di dialettologia — e insegnò lingua italiana in un ateneo americano con sede a Bologna.
Da alcuni anni Guccini aveva diradato le apparizioni pubbliche per motivi di salute.

Non si contano i messaggi di cordoglio, dalla politica, alla musica, al mondo della cultura. Gianni Morandi, su Instagram, ha ricordato le conversazioni con l’amico fatte di racconti di montagna, di Emilia e di musica, chiudendo con un “Se n’è andato un vero poeta”. Luciano Ligabue scrive: “Ti ho ammirato e ti ammiro sconfinatamente, ma ancora di più ti ho voluto e ti voglio davvero bene”. 

Luciano Ligabue e Francesco Guccini_ph. Chico De Luigi

Anche Zucchero Fornaciari sui suoi social ricorda Guccini: “Non ti ho mai perduto, con quanto amore, stai soltanto dormendo in fondo al mio cuore”. E poi, Antonello Venditti: “Francesco Guccini ha lasciato questo mondo infame! Ci lascia alcuni capolavori come testimonianza eterna di un Novecento duro a morire nei nostri cuori e nella nostra vita nell’eterna speranza di cambiamento tipica della nostra generazione… Mancherai al futuro e a tutti noi! GRAZIE FRANCESCO e un abbraccio alla tua famiglia riservata e sincera come la tua terra… Antonello”.

“Anche stavolta, come sempre, dovevi battermi sul tempo”, scrive Roberto Vecchioni sui social. “Non posso, non devo mai pensarti lontano, ma sempre qui come alle Dame, al Tenco o da Vito, burbero, dilagante, geniale, eterno amico mio: comincia a versare vino. Non fare che ti raggiunga con il bicchiere vuoto”.

“Addio Maestrone. Porti via con te pezzi di storie di molti. Possano farti compagnia” le parole di Claudio Baglioni. 

“Con la scomparsa di Francesco Guccini se ne va una parte fondamentale della storia del cantautorato italiano. Come mio padre, ha rappresentato una voce libera, capace di raccontare il nostro Paese con poesia, impegno civile e spirito di resistenza. La sua è una perdita immensa per la cultura italiana e per tutti coloro che nelle sue canzoni hanno trovato uno sguardo lucido, umano e vero sulla realtà. Ciao Francesco. Che la terra ti sia lieve”, scrive Cristiano De Andrè.

Anche la PFM – Premiata Forneria Marconi: “Ciao Francesco, un abbraccio grande alla tua famiglia e buon viaggio a te. Sarai sempre qui, anche se in un’altra dimensione. Continua a scrivere!”.

Lungo il messaggio di Franco Mussida, che vale la pena di riportare integralmente: “Sono uno dei tanti musicisti che hanno incontrato Francesco mentre faceva ciò che forse amava di più: suonare e cantare. Sono quel Franco da lui citato ne ‘L’isola non trovata’. Quello dell’isola è un tema affascinante e suggestivo per il mondo dell’arte e della Musica in particolare. Anch’io, negli anni della PFM, mi ero confrontato con un’isola, quella de “L’isola di niente”. Ogni isola, si sa, ha qualcosa di speciale nel suo delimitare un territorio. La mia con Francesco fu una di quelle occasioni nate quasi per caso. Ero stato convocato alla Sax Record, uno studio di registrazione nel quartiere Isola — e anche questa, col senno di poi, sembra una piccola coincidenza — per una sessione con la chitarra acustica. Mi trovai davanti Francesco, per me allora un essere indecifrabile. Accadde tutto in un lampo, in diretta, buona la prima. Tre ore di lavoro e poi via, a registrare altra musica, altri generi. Erano tempi in cui convivevano tanti mondi e generi musicali diversi. C’era chi, come Francesco, con suoni e parole sapeva attraversare il cuore e la mente con riflessioni ispirate, racchiuse in filastrocche costruite su atmosfere country, canzoni da ascoltare a cuore aperto, concetti da passare di bocca in bocca. Accanto c’erano tante altre tipologie di voci, rauche, soul, e anche tenorili, capaci di scuotere ‘fisicamente’ il sistema emotivo della gente. Ma il lavoro di un musicista è proprio questo: lavorare con le emozioni. E le emozioni non si giudicano, si rispettano. Con Francesco ci reincontrammo a metà degli anni Novanta. Fu un incontro bello, nel quale ebbi modo di manifestargli tutta la mia stima. Una stima, prima di tutto, umana ed etica. Forse anche per via della mia storia personale ho sempre sentito in Francesco qualcosa di familiare. Sono cresciuto tra una dimensione politica e una religiosa cattolica: distribuivo l’Unità davanti alla chiesa del quartiere e frequentavo l’oratorio, dove incontrai un secondo padre, Don Gianfranco. Con un po’ di ironia potrei definirmi una sorta di sintesi tra Peppone e Don Camillo. Forse per questo, osservando l’Isola di Francesco, l’ho sempre immaginata come un’isola laica e religiosa al tempo stesso, di cui era custode e governatore. Governatore di un senso di giustizia capace di smascherare l’arroganza dei “furbi di professione”. Un’isola dove vive l’indignazione per il sopruso e soffia il vento di un senso di libertà in cui si esprime il rispetto per le diversità. In cui al posto delle vigne si coltiva l’amore e la compassione per le fragilità dell’uomo, che la sua Musica ha spesso raccontato con sincerità e franchezza. Un’isola utopica che ho sempre percepito senza stato né religione. Mancherai Francesco, eccome mancherai”.

E poi Mauro Pagani che di Guccini dice: “Francesco, sei stato un libero pensatore e il testimone di un’Italia che sa ancora rispecchiarsi nelle proprie radici, senza perdere di vista l’orizzonte. Mostrarsi coerente per decenni, fedele alla propria coscienza, è la lezione più nitida che ci consegni. La tua voce burbera, che da stamattina, mi risuona costantemente nella testa e nel cuore, ci ricorda che l’indipendenza di pensiero non è una posa, ma un esercizio quotidiano da difendere a ogni costo. Il tuo tragitto, Amico mio, testimonia una rara coerenza nell’arte e nella vita. Le tue strofe vive, uno sguardo acceso sul mondo vicino e lontano. Sei sempre stato capace di passare con naturalezza dai dettagli minimi della vita di provincia, alle grandi vicende storiche. Il tutto stemperato da quella goliardia schietta fatta di tavole imbandite, vino sincero, dove l’amicizia si faceva racconto. Buon viaggio Francesco, una carezza a te ovunque tu sia”.

Il Club Tenco: “Per noi Francesco Guccini non era solamente un cantautore. Era un punto di riferimento assoluto, uno dei primissimi che ha creduto nella forza visionaria dell’idea di Amilcare Rambaldi: presente già prima della rassegna e della nascita del Premio Tenco, molto generoso in tutti questi anni. Con alcuni di noi il rapporto era diventato un legame profondo e fraterno. Dell’intellettuale e del cantautore sappiamo tutto: ha rivoluzionato la direzione della canzone italiana, ha creato una dignità letteraria che prima era messa in discussione, perché la canzone sembrava un’arte di serie B. Francesco Guccini è stato un artista straordinario, che ha abbracciato tutte le potenzialità della canzone: da quella di lotta a quella intima, dagli americani ai francesi, lui è stato un raccordo e un caleidoscopio di capacità artistiche. Il Club Tenco non sarebbe stato lo stesso senza Francesco Guccini: La nostra gratitudine è immensa, il nostro dolore incolmabile”. 

Francesco Guccini e Antonio Silva

Cordoglio anche dal Teatro Comunale di BolognaBologna perde una delle sue voci più riconoscibili; l’Italia uno dei suoi più grandi narratori”, dice la Sovrintendente Elisabetta Riva. “Francesco Guccini ha dimostrato che la musica non appartiene ai generi, ma alle persone. Un’eredità artistica e civile che continuerà a parlare a chiunque creda nella forza della cultura. Il Teatro Comunale di Bologna si stringe con affetto nel suo ricordo”.

Proprio con il coinvolgimento del grande cantautore, la fondazione lirico-sinfonica felsinea ha presentato per il prossimo autunno il progetto ‘Opera Guccini’, un omaggio alla sua produzione poetica e musicale che rilegge in chiave lirico sinfonica alcuni dei suoi più grandi successi, da L’avvelenata a Dio è morto: un momento che diventerà ancora più significativo per celebrare insieme alla città di Bologna Guccini e la sua musica.

L’ex premier Romano Prodi lo ricorda così: “Ci ha lasciato un grande poeta, un grande musicista e un uomo generoso che tutti noi, con affetto, chiamavamo il “maestrone”. Con la scomparsa di Francesco Guccini perdo un amico che solo poche settimane fa sono andato a trovare: mi piaceva chiacchierare con lui e mi mancherà poterlo fare ancora. Le sue canzoni hanno segnato la cultura di intere generazioni, comprese quelle più giovani, perché Guccini ha saputo trasmettere valori e cultura attraverso la sua musica e i suoi libri. Amatissimo da Bologna, la sua notorietà come musicista e come scrittore non era certo limitata all’Emilia. Una terra che ha fortemente amato e raccontato, con tutta la poesia dei suoi versi che tradivano il grande affetto che lo legava alla sua terra. Il mio pensiero più affettuoso va alla moglie, alla figlia, a tutta la sua famiglia e ai tantissimi che gli hanno voluto bene”.

Elly Schlein, segretaria del Pd, ha ricordato come Guccini abbia raccontato ingiustizie e speranze del Paese restando sempre “dalla parte degli ultimi”,estendendo il cordoglio a nome di tutto il partito. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri lo ha definito un amico, ricordando una visita fattagli poche settimane fa e definendolo “il maestrone”. Matteo Renzi ha citato brani meno noti accanto ai grandi classici, osservando che l’artista se ne va ma le sue canzoni restano parte della vita di tutti.
Alla Camera dei Deputati sono scattati applausi bipartisan alla notizia della morte.La Regione Emilia-Romagna — con il presidente de Pascale, l’assessora Allegni, la presidente dell’Assemblea legislativa Emma Petitti e il presidente Maurizio Fabbri — ha diffuso un cordoglio istituzionale definendolo “il grande Maestro”della regione. Il direttore del Tg La7 Enrico Mentana lo ha salutato sui social richiamando un verso della sua stessa canzone “Eskimo”, definendolo “gigante”.

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