Così il caldo sta uccidendo lo sci
Il cambiamento climatico e le sue conseguenze sono un tema che impatta sulla vita di tutti giorni e che per gli sport invernali rischia di diventare il fattore che li farà scomparire. Il progressivo aumento delle temperature ha spostato l’inizio della stagione sciistica a fine dicembre e la sua fine a marzo, con una riduzione di circa due mesi rispetto al passato. Per gli atleti che vivono il proprio sport solo nei mesi freddi si tratta di un problema tutt’altro che marginale.
Gli sciatori sono abituati a svegliarsi presto per trovare la neve migliore su cui allenarsi, ma negli ultimi anni alzarsi alle sei non basta più: già alle dieci si trovano solo pozzanghere sotto gli sci. Durante il periodo delle gare, tra dicembre e gennaio, molti per resistere al caldo si riempiono il collo e la schiena di neve. Non sono casi isolati. Capita anche che, a causa del caldo, possano manifestarsi dolori ai polpacci per tre giorni, perché i vasi sanguigni si dilatano dentro lo scarpone e con loro anche il muscolo. E’ anche capitato che qualcuno sia caduto perché la plastica degli scarponi, ammorbidita dal caldo, non riusciva più a sostenere il peso del corpo. Il caldo sta facendo svanire la stagione preferita dagli atleti e il piacere di sciare su una neve compatta e dura.
Anche il confronto con le generazioni precedenti restituisce la misura del cambiamento. I nonni raccontano spesso di come al mattino dovessero indossare strati su strati di vestiti per non soffrire troppo il freddo mentre scendevano in pista. Se vedessero gli allenatori con le maniche corte sotto la giacca, forse penserebbero di aver sbagliato stagione.
La difficoltà si estende anche agli allenamenti estivi. Scegliere dove allenarsi d’estate è come giocare alla ruota della fortuna, perché non si è mai sicuri che le piste esistano ancora. A Deux Alpes, se prima si riusciva a raggiungere la funivia con gli sci ai piedi, ora non è più possibile, perché la neve ha lasciato scoperti i sassi. E a chi osserva che si scia d’inverno, non d’estate, che possiamo dire? “E’ un’osservazione sensata, ma se in inverno non c’è più neve, come si fa?”.
Una possibile risposta, almeno parziale, arriva dagli impianti indoor: gli skidome, capannoni attrezzati con piste innevate artificialmente, utilizzati soprattutto dagli atleti di sci alpino e snowboard per allenarsi in estate. Sciare al chiuso è un’esperienza particolare e tra qualche anno potrebbe diventare una soluzione per non rinunciare del tutto agli sport invernali, ma non è la stessa cosa che stare in mezzo alle montagne. Si tratta comunque di strutture costose e ingombranti, spesso descritte come veri e propri ‘ecomostri’, paragonabili a grandi container refrigerati. In Italia non ne sono ancora stati realizzati, ma se le temperature continueranno a salire potrebbero rappresentare, in futuro, l’unica alternativa rimasta per continuare a sciare.
La domanda che ricorre è per quanti anni ancora si potrà ancora godere della neve perenne, perché ogni estate si riduce. È triste pensare che un giorno non ce ne sarà più abbastanza per sciare: per questo dobbiamo imparare ad apprezzare ogni nevicata e ogni discesa, perché ormai il vero inverno non si può più dare per scontato.





