Festivaletteratura, dal 9 al 13 settembre a Mantova oltre 300 autori
Trent’anni di libri, incontri, piazze trasformate in palchi e lettori che tornano ogni settembre a Mantova come a un appuntamento irrinunciabile. La trentesima edizione di Festivaletteratura si terrà da mercoledì 9 a domenica 13 settembre 2026 e promette di essere, nelle parole degli organizzatori, una grande festa del pensiero e della parola, all’insegna del divertimento culturale con cui il Festival si presentò al mondo nel lontano 1997.
Più di 300 tra autrici e autori italiani e internazionali arriveranno ad animare i palazzi e le strade di Mantova per dar vita a un programma che non smette di reinventarsi, mescolare linguaggi, mettere a confronto generazioni e farsi domande sul presente. Tra i nomi già annunciati: Niccolò Ammaniti, Nathacha Appanah, Alessandro Barbero, Tim Berners-Lee, Natasha Brown, Emmanuel Carrère, Gino Cecchettin, Francesco Costa, Geoff Dyer, Mathias Énard, Didier Fassin, Giovanni Lindo Ferretti, Amitav Ghosh, Isabella Hammad, Siri Hustvedt, Theodor Kallifatides, Kim Bo-young, Luciana Littizzetto, Sarah Lubala, Lorrie Moore, i Motus, Emma Nolde, Helen Oyeyemi, Gisèle Pelicot, Daniel Pennac, Bianca Pitzorno, Pajtim Statovci, Douglas Stuart, David Szalay, Ece Temelkuran, Hervé Tullet, Sandro Veronesi, Eyal Weizman, Irvine Welsh, Andrea Wulf, Lea Ypi e il cardinale Matteo Zuppi.
L’ESTRANEITA’ IL TEMA
Il tema-filo conduttore dell’edizione del trentennale è la condizione di estraneità che attraversa il mondo contemporaneo. In un tempo in cui identità, appartenenze e geografie sembrano farsi sempre più mobili, il Festival si chiede cosa significhi sentirsi stranieri — non solo per chi attraversa un confine, ma spesso anche per chi resta. Lo faranno, tra gli altri, David Szalay, vincitore del Booker Prize 2025, la mauriziana Nathacha Appanah, Emmanuel Carrère, Mathias Énard, Amitav Ghosh, la giornalista turca Ece Temelkuran e Pajtim Statovci, albanese kosovaro cresciuto in Finlandia.
MEDIO ORIENTE E GAZA
Largo spazio sarà dedicato al Medio Oriente e in particolare a Gaza, attraverso un percorso che attraversa architettura, archeologia, poesia e antropologia. Eyal Weizman, fondatore di Forensic Architecture, analizzerà la distruzione come progetto e la trasformazione dello spazio in strumento di violenza. La scrittrice anglo-palestinese Isabella Hammad e il poeta Haidar al-Ghazali racconteranno il ruolo della letteratura come forma di testimonianza e resistenza. Didier Fassin sposterà invece lo sguardo sull’Occidente, interrogando responsabilità e omissioni che hanno accompagnato la crisi di Gaza. Il cardinale Matteo Zuppi e il geopolitologo Lucio Caracciolo si confronteranno sulle possibilità di dialogo e i percorsi di pace ancora immaginabili.
COSA SIGNIFICA AVERE 30 ANNI OGGI?
Il trentennale è anche l’occasione per riflettere sul significato dell’avere trent’anni oggi. A incarnare simbolicamente questo anniversario sarà Ippolito Nievo — poeta, drammaturgo, anticipatore della fantascienza e “stella punk” del Risorgimento, morto poco prima di compiere trent’anni in circostanze misteriose al termine dell’impresa dei Mille — scelto dal Festival come icona della propria storia. Con il programma Tutto Nievo minuto per minuto, Festivaletteratura porterà i lettori dentro la sua opera attraverso incontri con studiosi e scrittori, un percorso espositivo alla Biblioteca Teresiana, eventi-spettacolo e letture diffuse persino sui bus navetta in giro per la città. Nel ciclo Avere trent’anni, scrittori come Nicola Gardini, Nicole Trevisan, Ilaria Rossetti, Vincenzo Latronico e Olimpia Zagnoli rifletteranno su come sia cambiato — o forse non sia cambiato affatto — il modo di attraversare e narrare questa età.
GLI ANNI ’90
Il trentennale sarà anche l’occasione per rivivere l’atmosfera degli anni Novanta che videro la nascita del Festival. Insieme a Giovanni Lindo Ferretti, Davide Ferrario, Irvine Welsh, Valerio Mattioli e Wu Ming 1, si tornerà a un decennio spesso raccontato come il tempo della pacificazione e della fine delle ideologie, che continua però a rivelare, a distanza di trent’anni, una sorprendente energia di trasformazione.
I DISCORSI DI ODIO
Tra i temi del programma, ampio spazio sarà dedicato ai discorsi d’odio: da dove nasce, come prende forma nelle parole e nei comportamenti collettivi. I Motus — tra le realtà più innovative della scena teatrale italiana — porteranno al Festival frammenti del loro percorso creativo pluriennale partito dalla rilettura di Frankenstein di Mary Shelley, tra cui il laboratorio per adolescenti My rage is a silent raving, lo spettacolo Daemon e il film-documentario Òdio. Il sociolinguista Federico Faloppa inviterà a riflettere sulla necessità di disarmare il linguaggio, mentre Gian Piero Piretto mostrerà — attraverso il caso della Russia di Putin — come un regime autoritario possa riscrivere il significato delle parole trasformandole in strumenti di propaganda.
QUESTIONI DI CLASSE
Sul fronte delle questioni di classe, il Festival ospiterà Geoff Dyer, Douglas Stuart (Booker Prize 2020), Natasha Brown e Claudia Durastanti, mentre Riccardo Staglianò riporterà al centro del dibattito il tema della redistribuzione della ricchezza e della tassazione dei grandi patrimoni. Le dinamiche geopolitiche globali saranno al centro degli incontri con Francesco Costa e Simone Pieranni — che metteranno a confronto le due superpotenze del nostro tempo, Stati Uniti e Cina — e con Alessandro Volpi sulla competizione sui mercati globali. Michele Ainis e Carlo Galli proveranno a dare un nome alle derive autoritarie che attraversano le istituzioni nel mondo, mentre Lea Ypi ed Enrico Giovannini si interrogheranno su come tenere insieme libertà, giustizia e sostenibilità.
LA TECNOLOGIA
La tecnologia sarà un altro asse portante dell’edizione. A oltre trent’anni dalla nascita del World Wide Web, sarà proprio il suo inventore Tim Berners-Lee a guidare una riflessione sulle trasformazioni che hanno ridefinito il modo di comunicare e abitare il mondo digitale. Il neuroscienziato Vittorio Gallese analizzerà come il cervello reagisce a un ambiente sempre più popolato da simulazioni, volti sintetici e voci artificiali, mentre la filosofa Mariarosaria Taddeo rifletterà sull’impiego dell’intelligenza artificiale nei contesti militari e di difesa. Carlo Galli terrà una lectio sulla tecnocrazia: perché nessuno strumento è davvero neutrale.
H.P. Lovecraft sarà il secondo nume tutelare dell’edizione, con numerosi appuntamenti dedicati alla sua immaginazione oscura. Tra questi, la proiezione di The Call of Cthulhu e un’installazione sonora che per tre giorni trasformerà le segrete del Castello di San Giorgio in uno spazio sospeso tra letteratura e suggestione, affidando alle voci della Compagnia della lettura l’evocazione de L’orrore di Dunwich.
LA PAROLA PUBBLICA
La parola pubblica come testimonianza sarà al centro di uno degli incontri più attesi: Gisèle Pelicot e Gino Cecchettin, per la prima volta insieme, racconteranno le dolorose esperienze che li hanno trasformati in figure di riferimento nella lotta contro la violenza sulle donne. Daniel Pennac presenterà in anteprima assoluta Un lupo in paradiso, omaggio allo scrittore bolognese Stefano Benni, a un anno esatto dalla sua scomparsa. Sandro Veronesi tornerà al Festival per rileggere la propria quarantennale produzione di racconti.
EMMA NOLDE, DENTE E DUTCH NAZARI
La musica attraverserà l’intera manifestazione: dai concerti Dal balcone — con Emma Nolde, Dente e Dutch Nazari che suoneranno affacciati sulla piazza — al Volume! in Piazza Alberti con le Wunder Tandem e i dj set di Irvine Welsh, fino al concerto al buio di Sentieri Selvaggi nel Tempio di San Sebastiano completamente immerso nell’oscurità. Giovanni Lindo Ferretti tornerà a Mantova nel pieno dell’attesissima reunion dei CSI.
UNA SFIDA IN TRENTA PAROE
Per festeggiare i trent’anni, il Festival lancerà anche la sfida In trenta parole: trenta parole, tante quante gli anni della manifestazione, per scrivere un racconto destinato a entrare nell’antologia collettiva che prenderà forma sotto la Tenda dei Libri in Piazza Sordello. Domenica una grande parata strampalata di creature fantastiche, capitanata da Ruggero Asnago (Ruggge) e accompagnata dalla Banda Città di Mantova, invaderà il centro storico. Verrà inaugurato anche il Museo etnografico di Festivaletteratura, un percorso espositivo temporaneo che attraverso oggetti della vita materiale del Festival — pass, buoni pasto, totem, magliette — darà vita a una narrazione straniante e divertita intorno a trent’anni di pratiche rituali letterarie.
DOVE
Il programma si svolgerà in 24 sedi tra i luoghi storici del Festival e nuovi spazi: dall’Aula Magna dell’Università alla Biblioteca Teresiana, dalla Casa del Mantegna al Teatro Bibiena, da Palazzo Te alle Pescherie di Giulio Romano, con una new entry — la Chiesa di San Cristoforo, sede della biblioteca meraviglia con oltre 600 volumi di nonfiction per l’infanzia — e i sotterranei del Castello di San Giorgio, aperti al pubblico per la prima volta per l’installazione ispirata a Lovecraft. Il programma cartaceo sarà presentato nella seconda metà di luglio. La copertina dell’edizione 2026 è firmata da Camilla Falsini. (ANSA)





