Luciano Ligabue: “L’asso di briscola è mio figlio Lenny alla batteria. Ci ha messi in riga!”
Sul palco del nuovo tour, Luciano Ligabue sarà accompagnato da tutti i chitarristi che hanno segnato la sua carriera, oltre al figlio Lenny alla batteria. Un’esperienza che l’artista descrive con grande emozione, partendo dal significato che per lui ha sempre avuto suonare in gruppo.
NOTA PER I LETTORI: I QUOTE DEL LIGA SONO LETTERALI, PERCHE’ SONO BELLI E PREGNI DI SIGNIFICATO E LI ABBIAMO MESSI IN PAGINA COSI’
“Io ho cominciato per l’appunto questa roba del salire sul palco assieme a delle persone che condividevano questa esperienza un po’ col concetto dei tre moschettieri: tutti per uno, uno per tutti. Cioè, è come se suonare insieme a qualcuno sul palco facesse sì che questa sorta di convivenza diventasse un’esperienza speciale, che ti resta nella memoria per sempre”, racconta Ligabue. “Quindi quando io riesco a recuperare musicisti che hanno suonato con me in epoche passate, anche a volte lontane, provo sempre un’emozione molto forte, perché ognuno di questi musicisti ha un suono molto riconoscibile, ed è per questo che ci serviamo di tutta la tavolozza, a questo giro”.
A questo, si aggiunge la presenza del figlio: “Poi se ci mettiamo sopra anche l’asso di briscola – con briscola quella che vuoi – che è mio figlio alla batteria, che ci ha messi in riga, perché mio figlio è talmente bravo che ci ha messo un po’ tutti in riga, letteralmente. E poi, come si suol dire, in genere è il padre a sostenere il figlio: in questo caso è il figlio che sostiene il padre, perché è la batteria che tiene su tutto. Quindi ti puoi immaginare con quante emozioni in più io stia vivendo questi concerti”.
“I CONCERTI SONO IL SENSO DI QUESTO MESTIERE, OGNI VOLTA CHE POSSO FARLI, GODO”
Ligabue torna a parlare anche del suo rapporto con la musica dal vivo, definendo i concerti il vero motore della sua carriera. “Come ho avuto modo di ripetere all’infinito nella mia carriera, fare concerti è sempre per me la cosa che dà senso a questo, chiamiamolo, mestiere”, racconta. “È chiaro che poi mi piace moltissimo anche lavorare in studio, incidere canzoni e pubblicarle, eccetera, però fare i concerti è la molla che mi ha portato fino qua, quella che ha scatenato tutto, quando mi sono reso conto che non solo potevo farlo, ma che avevo il talento per poterlo fare. Non l’avrei mai immaginato”.
Un’illuminazione arrivata in un momento preciso della sua vita: “Questa cosa l’ho capita in un primo concerto quando avevo 27 anni: ho detto ‘Questo è quello che voglio fare nella vita’. Quindi immaginerete che ogni volta che posso farlo – e per fortuna anche questo periodo me lo fa fare piuttosto spesso – godo”.
“CERTE NOTTI, UN INO GENERAZIONALE”
Tra i brani che più hanno segnato il suo percorso, “Certe notti” occupa un posto speciale, diventando negli anni un vero inno generazionale. Un risultato che, all’epoca, Ligabue non aveva previsto: “Devo dirti che, oltretutto, quando facemmo gli ascolti con la casa discografica per decidere quale sarebbe stato il primo singolo di Buon Compleanno Elvis e tutti immediatamente dissero ‘Certe notti’, io rimasi abbastanza sorpreso, perché fino a quel momento i primi singoli dei miei primi album erano stati dei pezzi up tempo: Balliamo sul Mondo, Libera l’Anima, eccetera, A Che Ora È la Fine del Mondo”. “Quindi fu una cosa che mi sorprese molto”, aggiunge. “Dopodiché, ovviamente, tutto quello che questa canzone ha prodotto nella mia vita credo sia abbastanza facile capirlo, e quindi le sarò grato per sempre”.
IL RAPPORTO CON IL PUBBLICO
Alla domanda su come sia cambiato negli anni il pubblico davanti al palco, Ligabue risponde con un misto di ironia e affetto, soffermandosi soprattutto sui fan più affezionati. “È veramente difficile poterlo stabilire, anche perché – come vedi, insomma, da qua non si capisce, quella parte là non sarà illuminata – io vedrò un insieme di persone. Quelli che vedo mediamente sono quelli nelle prime file, e li ho visti cambiare nel tempo: li ho visti, perché funziona anche così, che spesso con l’andare del tempo si tende un po’ a cercare la seggiolina piuttosto che la transenna”.
“Poi però mi piace anche vedere che ci sono quelli tenacissimi, che troverò sempre in prima fila, e che sono quelli che mi danno sempre un feedback che mi dà molta carica. Quindi credo che dovremmo assumerli”, scherza Ligabue. “Credo che dovremmo, almeno, fare qualcosa per loro”.





