L’amicizia, per sempre, oltre la fine del mondo. La ‘Vita Sommersa’ di Tara Menon
(di Tina Guiducci)
La scrittrice e docente di Harvard a Milano per presentare ‘Vita sommersa’ (Gramma Feltrinelli): un romanzo d’esordio potente e commovente sull’amicizia tra due giovani donne sullo sfondo della catastrofe climatica. Uscito a maggio, il libro è in corso di traduzione in 32 paesi
C’è un’amicizia profonda e intima tra due giovani donne al centro di ‘Vita sommersa’, il romanzo di Tara Menon, scrittrice e docente di letteratura ad Harvard, pubblicato in Italia da Gramma Feltrinelli nella traduzione di Clara Nubile e uscito lo scorso maggio. Intorno a loro, il mondo che crolla: uno tsunami, un uragano, la perdita progressiva del mondo naturale. Una struttura narrativa precisa.
Marissa perde la madre a cinque anni. Per elaborare il lutto, il padre decide di portare a termine la ricerca scientifica della moglie trasferendosi con la bambina su un’isoletta thailandese nel mare delle Andamane. Là Marissa conosce Arielle, un incontro fatale che dà inizio al legame più profondo della sua vita. Le ragazzine trascorrono i giorni nel resort di proprietà dei genitori di Arielle e, nel fine settimana, si uniscono alla comunità di ricercatori che vivono su un’isoletta vicina. Insieme, scoprono le fragili meraviglie delle barriere coralline, delle foreste e delle spiagge. Insieme, imparano a stare sott’acqua, trattenendo il respiro per minuti di fila, sincronizzate senza alcuno sforzo, come le mante che imparano a conoscere per nome. Insieme, apprendono ad aggirare i pericoli del mare.
Il 26 dicembre del 2004 uno tsunami si abbatte sull’isola. Arielle viene trascinata via dalla forza dell’acqua. Marissa si salva, ma il dolore per la perdita dell’amica la segna per sempre. Otto anni più tardi, la troviamo a New York, smarrita e sempre tormentata dal ricordo dell’amica. Marissa trascorre i suoi giorni cercando conforto nei letti di uomini sconosciuti e dialogando con ‘ombra dell’amica. Quando l’uragano Sandy incombe sulla città e il passato torna come l’alta marea, Marissa comprende che è giunta l’ora per lei di trovare un equilibrio nel suo e nel nostro fragile mondo.

“Volevo trasmettere al lettore l’enormità della perdita del mondo naturale, del clima”, spiega Menon a Il Mohicano. “Ma come esseri umani non siamo molto bravi a capire qualcosa di così grande e così lontano da noi. La storia del dolore di una ragazza per un’altra ragazza è invece qualcosa che capiamo in modo molto più naturale. Possiamo immaginare cosa si prova a perdere qualcuno, o lo abbiamo già vissuto. Ed è quella storia a dare il tono emotivo al resto della narrazione.”
Il romanzo non risparmia il dolore. Poesie, una bibliografia dedicata al lutto, personaggi che lo attraversano. “Non ho perso nessuno di molto vicino a me”, ammette la scrittrice. “Ma penso che sia la mia paura più grande. Ho voluto esplorare questo sentimento, capire cosa potrebbe significare. Ho letto moltissima letteratura sul lutto — poesie, romanzi, memorie di persone che hanno descritto cosa si prova a perdere qualcuno. Credo che la peggiore qualità che uno scrittore possa avere sia la paura. Bisogna scrivere senza paura.”
GLI ANIMALI SAPEVANO
Uno degli elementi più potenti del romanzo è la descrizione degli animali — le mante, gli scoiattoli di New York, un’elefantessa che appare all’improvviso — trattati con la stessa cura e la stessa attenzione riservata alle protagoniste. Nel libro, davanti allo tsunami e all’uragano, sono gli animali a sapere prima.
“C’è un fatto che ho sentito raccontare e che non sono riuscita a verificare”, dice Menon, “ma che mi sembra vero: nessun animale libero di muoversi ha perso la vita nello tsunami. Ogni animale capace di spostarsi si è diretto verso zone più alte perché sapeva che il terremoto era in arrivo, sapeva che lo tsunami stava arrivando. Se ne sono andati. Parte di quello che il libro vuole mostrare è questo divario di conoscenza tra gli animali, davvero in contatto con l’ambiente, e gli esseri umani, che si sono allontanati così tanto dal mondo in cui vivono.”
LE NUOVE GENERAZIONI E LA SPERANZA
Menon non risparmia critiche alla politica militare degli Stati Uniti, di Israele, della Russia, e sottolinea come le guerre in corso producano non solo vittime umane ma danni a lungo termine agli ecosistemi. Eppure non rinuncia alla speranza, e la individua nei suoi studenti.
“Uno dei motivi per cui ho voluto fare la professoressa universitaria è che insegni sempre a ragazzi di diciotto anni. Per quanto io invecchi, loro avranno sempre diciotto anni. E la cosa bella dei diciotto anni è che hanno ancora idealismo, ancora speranza. In America lo abbiamo visto con le proteste contro la guerra a Gaza: studenti in tutto il paese che credevano di poter fare qualcosa per cambiare il mondo. È stato represso brutalmente in molti campus, ma questo non toglie nulla alla speranza e all’idealismo di quei ragazzi.”
“Tra cinque anni ci saranno nuovi diciottenni”, aggiunge. “C’è una ragione per cui nel ’68, in Corea negli anni ‘80, ci sono state rivolte studentesche: i giovani vedono il mondo, riconoscono quanto sia terribile e ingiusto, e quando sei giovane credi di poter fare qualcosa. Ho fiducia che continueremo a vedere proteste e studenti che si battono per il mondo.”
MILANO E IL RITUALE DELLA VITA
Non è la sua prima volta in Italia e Menon manifesta tutto il suo affetto per il paese. “Se qualcuno mi desse la possibilità di vivere qui domani, lo farei”, dice. “Quello che mi piace è un rituale di interazione sociale che non è uguale da nessun’altra parte nel mondo: l’aspettativa che quando entri in un negozio o in un ristorante tu saluti, ringrazi, saluti quando esci e ti salutano. Negli Stati Uniti siamo dipendenti dal lavoro, non c’è spazio per i piccoli piaceri. Qui vedo persone che lavorano sì tantissimo, ma anche che bevono un bicchiere di vino con gli amici, che mangiano con piacere. È un posto che non ha dimenticato le piccole gioie — ed è qualcosa che vorrei nella mia vita ogni giorno.”
L’AUTRICE
Tara Menon è nata in India ed è cresciuta a Singapore. Dopo aver vissuto a lungo a New York, si è stabilita a Cambridge, dove insegna letteratura inglese all’università di Harvard. I suoi articoli e racconti sono apparsi sulla ‘New York Times Book Review’, la ‘Paris Review’ e ‘Public Books’, sulle cui pagine si occupa della sezione di narrativa. “Vita Sommersa” è il suo primo romanzo, uscito negli Stati Uniti e in Inghilterra a marzo 2026 e in corso di traduzione in 32 paesi.
Tara Menon, ‘Vita Sommersa’, traduzione di Clara Nubile, Gramma Feltrinelli, 224 pagine, 18,00 euro, ISBN 9791256241132





