Festa Inter. Tifo e rispetto, dov’è il confine?
(di Maria Elena Molteni)
Alla festa scudetto dell’Inter, gruppi di tifosi sono saliti sulle scuderie del Centro Ippico Lombardo di San Siro. Un episodio minore? No. È la cartina di tornasole di un equivoco che il tifo italiano, e sicuramente non solo italiano, si porta dietro da decenni: che l’euforia collettiva sia uno spazio senza regole.
Alle cinque del pomeriggio del 17 maggio il pullman scoperto con i campioni d’Italia non era ancora uscito dal Meazza. Fuori, intorno allo stadio, quattrocentomila persone lo aspettavano. Lecito. Bello, persino. La città che si ferma per celebrare i suoi campioni è una scena che appartiene alla tradizione sportiva di ogni città. Ma a pochi metri di distanza, nel comprensorio storico del quartiere ippico di San Siro, patrimonio nazionale tutelato dal Ministero della Cultura dal 2004, alcune decine di tifosi nerazzurri, ragazzi perlopiù, hanno pensato bene di arrampicarsi sulle coperture delle scuderie del Centro Ippico Lombardo. Strutture storiche. Strutture fragili. Strutture abitate da animali. Il C.I.L., fondato nel 1952 (ma ospita cavalli e cavalieri dal 1930) e insignito dell’Ambrogino d’Oro nel 2020, ha dovuto chiamare i propri operatori in emergenza. I cavalli sono animali sensibilissimi dal sistema nervoso reattivo a rumori, vibrazioni, movimenti improvvisi. E chi stava sui tetti, nel migliore dei casi, non lo sapeva. Nel peggiore, non gli importava.
E’ certamente un tema di governo delle masse, fenomeno comunque difficile da gestire. Per altro il ragionamento, spesso inespresso, che accompagna le grandi feste sportive di piazza è che in quei momenti le regole si sospendano. Che l’eccezionalità dell’evento giustifichi ciò che in un giorno qualunque sarebbe inammissibile. Salire su una statua, bloccare un’autostrada, sfondare una transenna. Esagerare, insomma, perché se si esagera insieme è più tollerato. Il gruppo annulla la responsabilità individuale e chi ne fa parte si sente meno responsabile delle proprie azioni.
Ma questa è esattamente la trappola.
La libertà non è assenza di limiti. È la possibilità di muoversi dentro confini che proteggono anche gli altri: gli altri individui, gli altri esseri viventi, i luoghi condivisi. Quando il tifo — che è passione, identità, appartenenza, gioia collettiva, tutte cose legittime e perfino belle — travalica quel confine, diventa prepotenza, incuria. In alcuni casi, pericolo. Proprio come è accaduto al Centro Ippico. Un niente avrebbe potuto causare il peggio per gli uomini e per gli animali. Il rischio di cedimento strutturale, di scivolamento e di caduta dall’alto — con altezze significative — è reale e documentato. Chi ha compiuto queste azioni ha messo a repentaglio la propria vita, e le autorità competenti dovranno valutare eventuali profili di responsabilità.
“Il C.I.L. condivide con la città la gioia per i risultati sportivi e non intende sminuire la legittima euforia di una piazza in festa. Festeggiare è sacrosanto. Ma esistono luoghi — come le scuderie dove vivono animali — che non possono diventare palcoscenici di sfogo collettivo senza conseguenze” afferma il presidente del Circolo Ippico Lombardo, Fabio Lazzaroni. “Rivolgiamo un appello diretto ai tifosi nerazzurri e a chiunque si trovi nei pressi del quartiere ippico durante le future celebrazioni: rispettate gli animali, rispettate le strutture storiche, rispettate la vostra stessa sicurezza. “I cavalli non scelgono di vivere accanto a uno stadio. Noi sì: lo facciamo da oltre settant’anni, e continueremo a farlo. Ma questo richiede rispetto reciproco”.
“Da avvocato, prima ancora che da socio e cavaliere, non posso non rilevare come comportamenti di questo tipo integrino violazioni evidenti: dall’invasione di proprietà privata al danneggiamento di beni tutelati, fino alla messa in pericolo di persone e animali. Ma al di là del profilo giuridico, che lascio ad altre sedi, c’è un tema di responsabilità culturale e di rispetto per i cavalli, esseri particolarmente esposti a stress e pericolo, e per chi in quei luoghi lavora ogni giorno. Festeggiare è legittimo, ma fino a che punto ci si può spingere senza travalicare in condotte che mettano a rischio sicurezza, patrimonio e dignità altrui? E soprattutto: dove deve essere tracciato il confine regolamentare tra l’euforia collettiva ed il rispetto dovuto a persone, animali e cose?” si domanda Aldo Brielli, avvocato e socio del C.I.L.
“Le persone su quei tetti erano, per la maggior parte, ragazzi normali. Tifosi. Ma in gruppo, accomunati dalla stessa euforia, diventano qualcosa di diverso: mettono in pericolo tutto quello che hanno intorno senza rendersene conto” dichiara Alessio Mogliani, socio del centro. “Perché in branco le regole si possono violare. Qualsiasi cosa venga in mente, in gruppo si può fare. Si infrange il codice della strada: senza casco, contromano, per via Fetonte. Si viola la proprietà privata del Centro Ippico Lombardo perché lo fanno tutti e nessuno può fermarli”.





